Il problema delle minime radiazioni

06/07/2015 di Pasquale Cacciatore

Uno studio di stampo internazionale sembra aver per la prima volta suggerito che anche l'esposizione continua ad una bassa dose di radiazione, può comportare, a lungo termine, un aumento dei rischi

Radiazioni

Chi si è recato in ospedale o centri diagnostici per effettuare esami radiologici si sarà probabilmente chiesto cos’è quella piccola scatoletta che solo gli operatori di quel reparto indossano legata al camice. Si tratta di un dosimetro, ovvero dello strumento che permette di monitorare l’esposizione alle radiazioni delle persone che vi sono costantemente esposte, come per l’appunto, in Italia, radiologi, tecnici di radiologia, medici nucleari, radioterapisti e così via.

Per numerosi anni i ricercatori hanno cercato di identificare quale fosse il rischio associato all’esposizione continua ad una bassa dose di radiazioni; effetti talmente piccoli da esser considerati per molto tempo non misurabili. La stessa Commissione Europea, ad esempio, manda avanti da 20 anni un comitato correlato proprio a questo problema. Uno studio di stampo internazionale, però, sembra aver per la prima volta suggerito che anche questo tipo di esposizione, se a lungo, termine, può comportare un aumento (seppur minimo) del rischio di sviluppare una patologia leucemica.

L’analisi, pubblicata su Lancet, non andrà ad impattare sulle politiche di sicurezza sul lavoro già adottate in molti Stati, dal momento che si assume già in via preventiva che le basse dosi possano esser egualmente pericolose. Eppure questo risultato sovverte l’idea diffusa che ci sia una soglia al di sotto della quale l’esposizione a radiazioni possa essere innocua.

Le radiazioni ionizzanti, ovvero quelle capaci di rompere i legami del DNA spostando elettroni in atomi e molecole, sono da numeroso tempo associate al rischio di cancro: maggiore è la dose accumulata, più elevato è il danno. Studiare gli effetti di minime dosi, però, è molto complesso, perché ogni aumento del rischio è talmente piccolo da individuare che son necessarie tantissime persone espose di cui si conosca il valore della radiazione. La ricerca in questione è stata svolta su oltre 300 000 lavoratori dell’industria nucleare in Francia, USA e Regno Unito tutti dotati di dosimetro personale con dati esatti. Un consorzio ha analizzato le cause di morte in questi lavoratori, ricollegandole eventualmente (anche a distanza di 60 anni) con l’esposizione alle radiazioni.

In media i lavoratori avevano ricevuto solo 1,1 milliSievert in più per anno rispetto alla radiazione ambientale (ovvero, quella a cui tutti siamo esposti in ogni momento – chi più, chi meno – a causa del materiale radioattivo presente nel sottosuolo o la radiazione cosmica che ci investe). Lo studio ha dimostrato che la relazione diretta fra radiazioni e rischio di sviluppare leucemia era presente anche a bassi livelli radioattivi (ogni accumulo di 10 mSv in esposizione risultava aumentare il rischio di 0,002%).

Nel corso degli ultimi anni una fonte sempre crescente di basse dosi di radiazioni vien proprio dal mondo medico. Il quantitativo medio di radiazioni che negli Stati Uniti una persona riceve in un anno è raddoppiato, soprattutto a causa di procedure mediche. Una tomografia computerizzata (TC) addominale, ad esempio, fornisce oltre 10 mSv di radiazioni, così come avviene con il crescente utilizzo delle terapie radio-guidate per vasi arteriosi.

La ricerca epidemiologica, però, non si ferma. Oltre alla relazione con patologie neoplastiche, infatti, enti di controllo e regolamentazione delle dosi di radiazione emessa stanno studiando la relazione esistente fra radiazioni ed altre patologie, come infarti ed ictus. Al momento esistono due grandi trial in procinto di partire, di cui uno coinvolgerà una buona fetta di pazienti europei.

Negli Stati Uniti, contemporaneamente, aumentano le pressioni del mondo scientifico affinché l’ufficio di Scienza e Tecnologia della Casa Bianca aumenti gli investimenti per le ricerche in questo settore.
Aver la possibilità di quantificare gli effetti delle radiazioni può essere utile per stabilire in modo ancora più efficace quando sottoporre (e non) pazienti a TC o altri esami radiodiagnostici, così come per guidare le politiche della bonifica dei territori contaminati dalle radiazioni (per via di incidenti atomici o scorie radioattive industriali).

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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