Il principio di legalità in Russia. Dal caso Bukharin all’affare Navalny.

21/04/2013 di Lorenzo Vermigli

Uno strano costume – Forse in pochi lo avrebbero detto, ma la Russia ha un forte senso del principio di legalità. Legalità a modo loro, ovvio, ma pur sempre legalità. A differenza della Germania nazista, in cui le spie o i traditori (e molti altri) venivano uccisi senza troppe vie formali, nell’Unione Sovietica vigeva un paradossale iter processuale. Per quanto potesse essere manomesso e pilotato, l’importante era che tutto venisse registrato e passasse per le aule degli imparzialissimi tribunali sovietici.

Il principio di legalità in RussiaBukharin e i Moscow trials – Tra i primi fedelissimi collaboratori di Stalin c’erano senza dubbio Zinoviev, Kamenev e Bukharin. Ma si sa, in dittatura tutto cambia e i fedelissimi possono diventare presto dei cospiratori. Non era il caso dei tre sopra, ma Stalin era di parere diverso. Fu su questo sospetto che nacquero i Moscow trials, ovvero dei processi-show, in cui i sospetti dovevano confessare di aver attentato alla vita di Stalin o di essere dei controrivoluzionari (la lista dei reati sarebbe molto più lunga, ma mi fermo qui). Il paradosso, o lo strano costume a cui accennavo prima, è che nonostante queste “confessioni” fossero chiaramente ottenute con le minacce o la forza, a nessuno importava. Tutti lo sapevano ma nessuno se ne curava. Ripeto, quello che contava è che si passasse attraverso quello che il Politburo riteneva un giusto processo. Il paradosso è proprio questo: il processo farsa era il risultato di una confessione obbligata. E tutti sapevano. Quello di Nikolai Bukharin fu sicuramente il processo che attirò più attenzioni anche perché non si poteva verosimilmente credere che un fedelissimo come Bukharin potesse tradire Stalin.

Il caso delle Pussy Riot – Altro caso emblematico della particolare concezione della legalità russa è quello delle Pussy Riot. Questo gruppo punk rock russo si è reso famoso per un’esibizione non autorizzata contro Putin nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca nel marzo 2012. Dopo che le componenti del gruppo furono arrestate, fu fatto un sondaggio popolare su cosa pensava la gente comune, su quale avrebbe dovuto essere la pena più giusta. I risultati furono sorprendenti, almeno per la nostra concezione di legalità. Riporto i risultati:

Che tipo di punizione si meritano le Pussy Riot?

Prigione (più di 2 anni)                    16%

Prigione (da 6 mesi a 2 anni)           10%

Prigione (per pochi mesi)                 11%

Lavoro forzato                                  29%

Una multa salata                              20%

Nessuna punizione                            5%

Non sa                                                     9%

Fonte: Forbes, Mark Adomanis

Se il 29% degli intervistati condanna le Pussy Riot ai lavori forzati, evidentemente c’è una mentalità molto rigida su quella che è la legalità in Russia. Lascito sovietico? Marchio di Putin? Probabilmente entrambi, lo abbiamo visto con il caso Khodorkovsky e probabilmente lo ri-vedremo anche con l’affare Navalny. Per la cronaca, le Pussy Riot si sono prese 2 anni di reclusione, con tanto di critiche da tutto il mondo piovute sulla sentenza dei giudici.

L’affare Navalny – Mercoledì mattina, il signor Alexei Navalny dovrà affrontare il processo che lo vede imputato per truffa (circa € 380.000) ai danni della compagnia russa “Transneft”, gestita dallo Stato, con soci in minoranza (uno di questi è appunto il blogger Navalny). Dopo aver denunciato lui stesso una frode all’interno della compagnia (frode che ammontava a 4 milioni di dollari), si è ritrovato ad essere il colpevole della faccenda. Dal banco dei buoni a quello dei cattivi. Dopo Khodorkovsky, è sicuramente lui il nemico numero uno del regime di Putin. Quindi un bel revival dei Moscow trials anche per lui non ci starebbe male. Staremo a vedere mercoledì. Abbiate fiducia; come abbiamo visto, le corti russe sono sempre affidabili e indipendenti.

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Lorenzo Vermigli

Nato a Massa Marittima (GR) il 13/02/1989, ma cresciuto nella ridente Follonica (GR). Ha frequentato il Liceo Linguistico Sperimentazione Brocca di Follonica e ha conseguito la maturità con 100/100. Ha studiato Scienze Politiche alla LUISS di Roma e si è laureato con una tesi sul fondamentalismo islamico (110 e lode). E' attualmente iscritto al secondo anno del corso di Laurea Magistrale in International Relations alla LUISS. Ha studiato all'Institut d'études politiques di Parigi e alla University of Pennsylvania di Philadelphia. Ha frequentato un corso di Security Studies presso l'Institute of Global Studies di Roma. Appassionato di calcio, storia e viaggi.
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