Il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza

20/02/2014 di Francesca R. Cicetti

Servizi Segreti,Italia

Servizi Segreti, lo stereotipo italiano. La prima cosa che viene in mente pensando ai servizi segreti italiani è la figura di un ometto in giacca e cravatta apparso in qualche film sugli Anni di Piombo. Lavora nell’ombra, sussurra qualche parola, o meglio ancora, resta in silenzio. Di quando in quando distrugge le prove di qualche strage di stato. Ha a che fare, esattamente nella stessa misura, con i vertici del governo e con quelli della malavita, e non si sa gli interessi di chi tenga in maggior conto. Pensiamo alla strage della stazione di Bologna, tanto per citare un fatto oscuro che coinvolge i nostri servizi segreti. Oppure il rapimento, nel 2003, di Abu Omar, di cui l’Intelligence americana e quella italiana, insieme, sono state accusate. Per non parlare dei depistaggi, delle corruzioni, degli scandali. Niente a che fare con l’aplomb di James Bond: ai nostri agenti segreti, almeno per la cronaca, invece che un vodka-Martini farebbe comodo servire una dose di buona reputazione.

Più ombre che luci? Quel che resta del lavoro degli 007 nostrani sono più ombre che luci. La cronaca ci parla dei misteri, delle malefatte, delle condanne e delle storie sensazionali da prima serata. C’è della verità innegabile, ma molto di più è quello che non si dice. In parte per necessità (non sarebbero servizi segreti se si sbandierasse ai quattro venti il loro operato), in parte per disinformazione. Quel che non ci raccontano, invece, è il lavoro indispensabile delle agenzie, senza cui probabilmente lo Stato crollerebbe. La politica internazionale non sopravvive senza lo spionaggio. La corsa all’informazione più accurata e più segreta serve a mettere in cassaforte la sicurezza di una popolazione e, quasi per assurdo, la sua libertà. Ci insegnano, insomma, che più si è spiati, più si è liberi.

Servizi SegretiRuolo fondamentale. Non stiamo parlando di un ossimoro ornwelliano, né di uno slogan come quelli che vanno molto di moda ai giorni nostri. Niente Grande Fratello, qui non si parla di finzione. È tutto crudelmente (e tristemente) vero, e basta riportare la mente al caso di Wikileaks per rendersene conto: la guerra di spie miete più vittime di quella fatta dai carrarmati, che in un conflitto tra grandi potenze, oggi come oggi – fortunatamente – rappresenta solo l’extrema ratio. Molto più frequente, e molto più efficace, è l’uso della moneta corrente dell’informazione, straordinariamente utile nel manipolare i piccoli come i grandi stati. Va da se che, a tali condizioni, bisogna difendersi dallo Snowden di turno o da chi per lui, per proteggere la struttura finanziaria, industriale e politica del Paese.

Ma le informazioni prodotte dall’Intelligence non sono uno scherzo. Non esiste approssimazione: o sono vere e proprie conoscenze, dotate di precisione e accuratezza, oppure si riducono a semplice gossip. E allora, automaticamente, diventano inutilizzabili. Per questo esiste per gli 007 un vero e proprio metodo scientifico d’azione, che va applicato rigorosamente e sottoposto ad un severo controllo fattuale. Comprensibile, visto che ne dipende la sicurezza dello stato.

Nessun settore del Bel Paese sembra essere privo di corruzione, e i servizi segreti non sono da meno. Ma non c’è solo questo. C’è anche la dedizione, la passione, l’eroismo di alcuni anonimi operatori dell’Intelligence, che quotidianamente lavorano nell’ombra per garantire la nostra sicurezza. Scrive Wendell Phillips che un’eterna vigilanza è il prezzo per la libertà. Se fosse vero, meglio iniziare a guardarci intorno. Sensibilizzarci e interessarci al lavoro dei servizi segreti potrebbe essere il primo passo per eliminare, almeno da questo settore, la costante italiana degli scandali e delle mazzette.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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