Il Pil sta crescendo abbastanza?

05/03/2016 di Alessandro Mauri

A preoccupare è il trend del 2015, che ha mostrato una crescita relativamente sostenuta nel primo trimestre per poi perdere gradualmente spinta

Pil

Pil come da attese – Il 2015 si è concluso con una crescita del PIl in linea con le aspettative, nonostante l’ultimo trimestre abbia fatto registrare solamente un +0,1%, per un complessivo +0,8% sull’ anno. A preoccupare è tuttavia il trend del 2015, che ha mostrato una crescita relativamente sostenuta nel primo trimestre per poi perdere gradualmente spinta. Buona parte di questo fenomeno può essere spiegato con fattori esogeni, come il prolungarsi della crisi degli emergenti e dei bassi prezzi del petrolio. Tutto questo mette però in luce la debolezza del processo di crescita italiano, che necessita ancora di condizione economiche esterne estremamente positive, vista l’incapacità di progredire grazie alla spinta interna.

0,6 o 0,8? – Le polemiche sono tuttavia continuate quando l’Istat ha rettificato, affermando che in realtà il Pil corretto per gli effetti del calendario è cresciuto dello 0,6% (come sostenuto prima dei dati ufficiali) e non dello 0,8%, dal momento che il 2015 ha presentato tre giorni lavorativi in più rispetto al 2014. Un gioco di decimali che in realtà poco cambia la sostanza della questione, anche perché ai fini dei calcoli di finanza pubblica conta solamente il dato lordo (e cioè +0,8%) e non al netto degli effetti di calendario, anche se questo mette in luce l’estrema debolezza della crescita italiana.

Gli effetti sui conti pubblici – Il fatto che il dato sulla crescita del Pil sia in linea con le previsioni del governo permette, almeno per l’anno in corso, di tenere sotto controllo i conti pubblici. Tuttavia, benché il deficit si attesti al 2,6% del Pil, ben al di sotto della soglia europea, la situazione non può essere considerata totalmente sotto controllo. Secondo i dati pubblicati in questi giorni, infatti, l’Italia è tra i paesi che, negli ultimi anni, ha ridotto il suo deficit in maniera meno incisiva, nonostante la situazione del suo debito avrebbe richiesto interventi più risoluti.

Il taglio alla spesa – Occorre quindi continuare a intervenire per mettersi al riparo da possibili procedure di infrazione europee, e per poter mantenere quei margini di flessibilità necessari al governo per varare l’annunciata riduzione delle tasse, IRES in testa. Non sarà facile tuttavia reperire queste risorse, dal momento che, tra gli obiettivi di politica economica proposti dal governo, vi è anche il congelamento degli aumenti dell’Iva previsti dalle clausole di salvaguardia per i prossimi 3 anni, e che dovrebbe costare circa 15 miliardi di euro. L’obiettivo dovrebbe essere raggiunto mediante ulteriori tagli alla spesa, ma anche in questo caso sorgono diversi dubbi, derivanti principalmente dalla scarsa capacità mostrata in passato nel tagliare effettivamente gli sprechi per ridurre la spesa pubblica. Non si vedono tuttavia alternative, se si vuole continuare a vedere segni + sui principali indicatori di salute economica del Paese.

Le prospettive future – Nonostante il 2015 si sia chiuso con un trend di crescita del Pil in rallentamento, diversi elementi fanno credere che, già a partire dal primo trimestre dell’anno in corso, il Pil possa accelerare, e raggiungere gli obiettivi e le aspettative che parlano di una crescita attorno all’1,5%. Si tratta in ogni caso di un obiettivo minimo, al di sotto del quale sarebbe meglio non scendere, non solo perché buona parte delle politiche economiche del governo si basano su questi dati, e che quindi andrebbero profondamente riviste, ma anche perché non è più possibile rinviare un deciso aumento del Prodotto, in modo tale da iniziare un recupero dopo il crollo degli scorsi anni. Un altro anno con una crescita limitata ad uno zero virgola condannerebbe l’Italia ad una stagnazione prolungata, e a nuove manovre di austerity per mantenere il controllo dei conti pubblici.

Per garantire questa crescita non è ammissibile sperare solamente che le condizioni macroeconomiche generali migliorino, ma è necessario rimuovere quegli ostacoli interni che limitano il potenziale di crescita e di produttività già presenti all’interno del nostro Paese. Un taglio delle tasse ancora più deciso che in passato è auspicabile, accompagnato da un corrispettivo taglio della spesa pubblica (dove ci sono ancora ampissimi margini di manovra), ma gli interventi possono essere numerosi: dalla semplificazione della burocrazia alla riduzione dei tempi della giustizia, alla lotta alla corruzione. Potrebbero sembrare semplici slogan, ma l’uscita definitiva e sostenibile dalla crisi, passa proprio da questi interventi.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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