Per il PD niente pace: fallita la modifica dello Statuto, e sulle primarie…

21/09/2013 di Luca Andrea Palmieri

Primarie PD

L’Assemblea di oggi del Partito Democratico ha sintetizzato piuttosto bene lo stato della principale forza politica di centro-sinistra: sempre più spaccata ed incapace di prendere una decisione chiara. Eppure le premesse sembravano esserci tutte. Durante la notte era stato trovato un accordo per un documento, approvato a larga maggioranza, contenente delle raccomandazioni che oggi si sarebbero dovute tradurre in alcune modifiche allo Statuto del partito. Tra queste spiccavano temi sensibili per la sua struttura, come il superamento della coincidenza tra segretario di partito e candidato premier.

PD, tra statuto e primarie – Il problema che si è posto oggi è stato che su mille totali, solo 476 delegati erano presenti, contro un quorum di 471 per modificare le regole dello Statuto: contando che quasi un centinaio dei presenti non avrebbero votato a favore, la dirigenza ha preferito interrompere i lavori rimandandoli alla direzione del 27 di questo mese. Un’idea che mette a rischio la data scelta per le primarie.

PD Primarie8 dicembre, ed è subito polemica – Perché questo è l’unico risultato sostanziale che si è ottenuto nell’Assemblea di oggi: come da proposta di Epifani, le primarie per la scelta del segretario del Partito Democratico dovrebbero essere l’8 dicembre, con la presentazione delle candidature da completare entro l’11 ottobre. E’ una data che ha già cominciato a scatenare polemiche: si tratta infatti del giorno dell’Immacolata. I renziani sono già partiti all’assalto, accusando i bersaniani e i lettiani di aver preso una decisione volta a portare al voto solo i “fedelissimi”, mentre i cittadini “normali” potrebbero essere più restii a impegnarsi in un giorno di festa e di gite.

Rinvio in vista? – Come anticipato, la decisione di rinviare tutto al 27 (ultima data disponibile per prendere decisioni definitive) mette comunque a rischio questa data per il congresso, rischiando di farlo slittare all’anno prossimo. Il contrasto che ha portato allo strappo è dovuta alla richiesta, da parte di delegati bindiani e veltroniani, di votare la bozza di regolamento per parti separate. In particolare, il punto da votare a parte riguardava la famigerata separazione tra segretario e candidato premier, su cui le posizioni sono molto differenti (basti pensare che Letta, nel caso la regola rimanesse quella attuale, non avrebbe alcun modo di candidarsi alle prossime elezioni). Da qui il caos che ha portato alle prospettive di fallimento del voto e la messa in evidenza del problema del quorum, che ha causato il rinvio in fretta e furia. Le accuse incrociate non sono mancate: in particolare la Bindi ha accusato “qualcuno” di cercare di rinviare il congresso all’anno prossimo.

Tensione alle stelle – Per il Partito Democratico, insomma, il solito teatrino, e soprattutto le solite accuse incrociate. Ormai lo scontro sembra essere un “tutti contro tutti”, in cui ognuno è pronto a difendere in primis la posizione propria e del proprio gruppo dal rischio di essere messo in minoranza. Tutto ciò col sottofondo del sospetto di un continuo tentativo di sabotaggio nei confronti della candidatura alla segreteria di Renzi, nel tentativo di lasciargli però aperta la strada per una leadership alle elezioni, che manterrebbe inalterata la struttura del partito di modo di sottoporlo a un “controllo” dalla struttura. La sensazione è che da questi anni d’insuccessi continui la dirigenza del Pd non abbia imparato niente. Se non si tratta di puro poltronismo, c’è comunque una visione di fondo, troppo differente da parte di tutte le singole componenti, che non pone compromessi, e che ha ben poco di democratico, nel momento in cui non vuole far altro se non portare avanti il più possibile la propria idea, a scapito e discapito di tutti.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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