Il PD esplode: la fine di un’era

20/04/2013 di Giacomo Bandini

Non solo PD  – Il PD, almeno come lo conosciamo, è morto. Ma se in molti hanno sostenuto fosse potenzialmente  l’unico organismo politico in grado di superare il conflitto politica-antipolitica conciliando le richieste dell’una e dell’altra per arrivare ad una soluzione pacificatrice, allora ieri sera a perdere non è stato solo Bersani.

L’antefatto – Facciamo un passo indietro. Il passaggio da Marini a Prodi poteva essere il “plan B” per ricompattare le fila di un partito diviso sui nomi. Ecco allora il Professore, l’unico condottiero degno di tale fama registrato nel recente centrosinistra. L’unico capace di sconfiggere il Cavaliere alle elezioni. È vero, non è durato molto, ma almeno potrà raccontare ai nipoti di avercela fatta. Persino Renzi e Sel avevano approvato la sua candidatura, abbandonando le idee di rottamazione l’uno e di Rodotà gli altri. Niente da fare. Un centinaio di traditori (e non franchi tiratori) non ha permesso il buon esito dell’operazione. Certo, Prodi sarebbe stato l’uomo dal profilo perfetto per tale carica. Possiede un alto profilo internazionale, è conosciuto e rispettato ed è uno dei maggiori fautori del progetto Euro. Ma da un altro punto di vista, quello politico, purtroppo l’unico a contare in Italia, avrebbe provocato non pochi conflitti. Una buona parte del popolo non avrebbe mai accettato di guardare al nuovo Presidente come al proprio Presidente. È passato troppo poco tempo dalle vecchie battaglie elettorali Prodi vs. Berlusconi, con tutto il loro contorno e i toni aspri, per accettare una figura vista più come nemico che avversario.

Le dimissioni – Si è arrivati così al tradimento dei 100. D’Alemiani? Fioroniani? I soliti ignoti verrebbe da sottolineare. La storia insegna che al veleno non vi è mai fine. Su Prodi si è costretti a mollare. Con l’onore delle armi, da concedere a coloro i quali sono capaci di ammettere un fallimento e si ritirano con dignità, ma non in silenzio: “Chi mi ha portato a questa decisione deve farsi carico delle sue responsabilità”. E il caos penetra fragorosamente nel Pd. Prima le dimissioni di Rosy Bindi, a dire il vero decisione già comunicata il 10 aprile. Successivamente quelle veramente pesanti: le dimissioni del segretario Bersani. Un uomo ormai solo, stanco di perdere l’ennesima battaglia e frustrato dall’ennesima strategia fallimentare.

Le scelte errate – Già, le strategie. Analizzarle non è cosa semplice visto l’andamento schizofrenico tenuto da fine febbraio ad oggi. Persa la grande battaglia del governo rimaneva, per salvarsi, l’ultimo grande scontro: il Quirinale. E riuscire a perdere persino questa ha rappresentato davvero l’incapacità di fondo di una macchina imperfetta. Lo scenario politico è certamente cambiato, destabilizzando il Pd al punto tale da non riconoscere più nettamente come una volta quale fosse l’avversario da sconfiggere. Un paese uscito dalle urne tripartito porta a una scelta decisa: o contro Berlusconi o contro Grillo. Il Pd non è riuscito in questo a comprendere la giusta strada da imboccare. Inseguendo prima il Mov. 5 Stelle, rivelatosi un muro di rifiuti e umiliazioni. Tentando poi l’approccio con il centrodestra, mascherando l’inciucio da trattativa e illudendo di continuo la base con dichiarazioni e smentite. In ogni caso il gioco l’hanno sempre fatto gli altri e così non si vincono le guerre.

renzi-barca1-620x350Sfaldamento e cecità – Se si guarda all’interno lo scenario è ancora peggiore. Le lotte intestine hanno storicamente fatto crollare numerosi imperi. Figuriamoci un semplice partito politico italiano. Ci sono circa una ventina di correnti all’interno del Pd. Le più forti sono  dalemiani (i traditori), ex democristiani (idem), bersaniani e renziani. Con gli ultimi due in armonia alterna, ma comunque in dialogo le cose potevano anche funzionare. Il problema sono i restanti. Astiosi, invidiosi e appartenenti ad un altro mondo e ad un’altra epoca socio-politica. Proprio qui è insito una altro vicolo ceco per il centrosinistra. L’incapacità di valutare le nuove dinamiche e le nuove issues della base elettorale ha minato la solidità e la lucidità delle decisioni. Il deflusso degli elettori verso il Movimento 5 Stelle pareva segnale abbastanza forte della volontà di rinnovamento e di abbandono dei vecchi schemi. Un segnale a cui è stato dato seguito a metà. La parte positiva ha riguardato un certo rinnovamento di fondo nelle candidature e nella presentazione di liste piene di giovani e donne. La parte negativa e distruttiva parla invece di vecchie figure mai allontanate e di vecchie maniere di fare la politica non più tollerate. Il risultato di questo mix letale è oggi agli occhi di tutti. Si chiama implosione.

What’s next? – Ora la situazione è in stallo. L’imprevedibilità creatasi rischia di essere ancora più destabilizzante. Da un lato difatti si trova un Pd, distrutto nell’anima e incapace di reagire. Si prospetta la cavalcata del puledro di razza Matteo Renzi, Fabrizio Barca permettendo. Dall’altra pare arduo prospettare una ripresa netta del centrosinistra, subissato dalle critiche e dall’allontanamento degli alleati. Gli unici a trarne giovamento saranno Grillo, verso il quale il rischio di afflusso elettorale si rafforza pesantemente, e Silvio Berlusconi che dà ancora una volta prova di eliminare ogni ostacolo frapposto fra lui e la vittoria. Sullo sfondo la lunghissima giornata di oggi nella quale Bersani e il Cavaliere stanno lavorando per un rinnovato mandato a Napolitano. Ieri si è chiusa un’era, a lungo abbiamo invocato per l’avvento di una nuova. Siamo così sicuri però che da domani comincerà quella tanto aspettata?

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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