Il Paese delle critiche e delle parole al vento

21/03/2014 di Francesca R. Cicetti

Social, Rete, Informazione

Verba volant, scripta manent. Ogni computer dovrebbe presentare una schermata d’accensione con una scritta simile. Attenzione: tutto quello che viene scritto su un social network, un social media o in rete, resta. E non solo. Bisogna anche stare bene attenti a quel che si afferma, a chi si critica, perché, anche se tutti su Facebook (o in altri luoghi telematici) ci sentiamo giudici insindacabili di verità misteriose, portatori di messaggi inappellabili e sacrosanti, chi offende la reputazione altrui sulle piattaforme di internet non può invocare, a propria discolpa, il diritto di cronaca. Insomma, ci sentiamo critici, ma non lo siamo. Senza voler offendere nessuno, ma è la legge ad affermarlo.

Social, Rete e CriticaI social non sono mezzi di informazione, anche se spesso vengono usati come tali, e noi utenti non siamo tutti giornalisti. Quindi, nonostante sia spaventosamente semplice lasciarsi andare a qualche parolina fuori posto, seduti sulla nostra poltrona e infervorati da un sistema che legittima la critica, la diffamazione resta un reato. E con aggravanti, persino. Perché sì, la libertà di espressione è intoccabile, ma nel rispetto dei diritti altrui, anche e soprattutto in internet, dove il controllo sembra essere più labile.

Eppure, nonostante le ammonizioni, è esplosa la moda malsana della critica cibernetica. Fare gli analisti non è più una professione, o per lo meno non lo è per il mondo di internet. Anche se esserlo significa avere alle spalle anni di studio e di esperienza, e una punta, ma solo una punta, di diritto di giudicare, quanto meno in qualità di esperti. Ma il popolo dei social network è insofferente all’opinione altrui. E, in fondo, perché dovrebbe curarsene? Sulla propria pagina di Facebook, o di Twitter, ciascuno è il protagonista indiscusso. C’è il proprio nome, in cima, la propria foto a testimoniarlo. E, soprattutto, c’è una reputazione virtuale da difendere. Adeguarsi al parere dell’esperto è quasi un insulto: c’è l’ansia di giudicare, piuttosto, di mostrare il proprio brillante intuito. Anche quando, dell’argomento in questione, non si sa niente o non si capisce niente. Anzi, l’ideale è andare a scovare questioni intricate e dibattute, e più lo sono meglio è, perché la semplicità è sinonimo di ignoranza.

Anche il naturale giudizio del ‘mi piace’ e ‘non mi piace’ va cassato. Troppo banale, troppo riduttivo. Bisogna improvvisarsi studiosi, incollare critiche ascoltate altrove, frasi fatte, luoghi comuni, chiacchiere di corridoio. Il silenzio non è contemplato. Una nuova notizia va immediatamente sviscerata, sezionata e analizzata in comparti, e l’opinione che ne viene fuori sciorinata in grassetto nello stato di Facebook. A qualcuno dovrà pur interessare.

È la solita trappola dello schermo del computer, una storia trita e ritrita. Finché non si è costretti a guardare in faccia nessuno, dire quello che si vuole, quando si vuole, è molto facile. Solo che spacciare i pareri personali per verità assolute è rischioso. Non tanto per gli utenti accorti, che hanno imparato uno slalom sapiente tra informazione e manie di protagonismo, ma per i più distratti. Niente di più facile che prendere per vero, solenne e imprescindibile il pensiero di un signor nessuno, farlo proprio e rigirarlo ad amici e parenti, creando così un circolo di ignoranza e di impreparazione davvero avvilente. Guardate tutte le notizie false che periodicamente fanno scandalo su questo o quel social network. Non dovrebbero essere i creduloni a fare informazione.

The following two tabs change content below.

Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
blog comments powered by Disqus