Il padre-padrone del Kazakistan fa tornare il Paese alle urne

18/04/2015 di Umberto De Magistris

Il Presidente kazako Nazarbayev ha deciso di anticipare la competizione elettorale al 26 aprile. Una pura formalità, data l'inconsistenza totale delle opposizioni.

Kazakistan, Nazarbayev

Il Primo Presidente del Kazakistan, eletto nel 1989, Nursultan Nazarbayev ha fissato, lo scorso 24 febbraio, le elezioni presidenziali anticipate al 26 aprile 2015, quasi un anno in anticipo rispetto alla data prevista, in seguito ad una risoluzione votata poco prima all’unanimità dell’Assemblea dei Popoli del Kazakistan, organo costituzionale rappresentante dei numerosi gruppi etnici del Paese, istituito nel 1995 dallo stesso Nazarbayev e da allora da lui stesso presieduto.

Dopo aver dichiarato di non essere sicuro di ripresentarsi alle elezioni, ha dissipato ogni dubbio annunciando la propria candidatura l’11 marzo, durante il sedicesimo congresso del partito al potere, il Nur Otan; in quell’occasione ha tenuto un discorso di oltre un’ora, presentando il suo programma, articolato su cinque punti fondamentali che includono il rafforzamento dell’unità nazionale e dell’armonia interetnica ed interreligiosa, la differenziazione dell’economia kazaka e l’ingresso del Paese nelle trenta economie più sviluppate al mondo entro il 2050 (ovvero la cosiddetta strategia “Kazakistan 2050” già annunciata il 15 dicembre 2012).

Nazarbayev ha sempre ottenuto nelle precedenti elezioni più del 90% dei voti e non vi è, nel Paese, alcuna opposizione politica con cui realmente confrontarsi: debole, divisa, in parte emarginata dall’accentramento messo in atto dal Presidente e povera di finanziamenti; fu il promotore della Costituzione kazaka del 1995, che accentra nella figura del Presidente della Repubblica numerosissimi poteri: dall’iniziativa legislativa alla supremazia nei confronti del potere esecutivo, ma anche di quello legislativo, passando per l’impossibilità di controlli parlamentari sul suo operato, sino alla nomina dei giudici ed alla titolarità esclusiva del potere di revisione costituzionale. Un’apposita legge gli ha quindi conferito lo status di “Primo Presidente” stabilendo, tra l’altro, che non vi sia per lui alcun limite di mandati consecutivi. In molti sostengono, non a torto, quanto tali interventi abbiano trasformato la carta costituzionale in una semplice legittimazione di una semi dittatura presidenziale.

Non è la prima volta che, nella storia del Kazakistan, vengono indette elezioni presidenziali anticipate in vista di periodi di instabilità sociale ed economica: l’8 ottobre 1998 il Parlamento, controllato dai sostenitori di Nazarbayev, annunciò che le successive elezioni presidenziali, originalmente previste per il 2000, si sarebbero tenute dopo tre mesi, permettendo a Nazarbayev di evitare l’incertezza del previsto anno di crisi, sopraggiunta come conseguenza della crisi finanziaria russa dell’agosto 1998, e dando agli oppositori poco tempo per prepararsi. Anche il 3 aprile 2011 si ripeté tale “prassi”: in quell’occasione Nazarbayev pose un veto alla proposta parlamentare di tenere un referendum per estendere il suo mandato fin al 2020, tornò alle urne, e venne confermato per altri sette anni con oltre il 95% dei voti.

Anche per questo sono in molti a leggere nella decisione una precisa strategia del Presidente per assicurarsi un altro mandato mentre il Paese attraversa un periodo di instabilità e difficoltà economica; le elezioni anticipate avrebbero quindi un duplice scopo: innanzitutto rinnovare di altri cinque anni il mandato di Nazarbayev, che proprio in questo periodo si appresta ad inaugurare una serie di riforme per contrastare la crisi economica. Quindi, attraverso il ritorno alle urne e la concitazione elettorale, punta forse a distrarre l’attenzione del popolo kazako proprio dalla situazione di crisi che il paese sta attraversando, cercando di guadagnare una riconferma – che oggi è solo pura formalità –  prima di un eventuale, ma comunque possibile, peggioramento della situazione. L’economia kazaka dipende infatti largamente dal settore energetico, e risente del calo del prezzo del petrolio e del rallentamento della crescita della produzione energetica dovuta anche ai ritardi nello sviluppo del campo petrolifero di Kashagan (cui partecipa anche la ENI), che non vedrà vità prima del 2017.

Forte di un nuovo mandato, il Presidente potrà dedicarsi alle riforme previste dalla sua nuova politica economica per far fronte alla crisi mentre la sua leadership ne uscirà nuovamente rafforzata; una leadership che, pur con tutte le contraddizioni del caso, gli ha comunque permesso per anni di governare e tenere unito un Paese, al momento del crollo dell’URSS, pervaso da tensioni etniche e religiose – vi sono 131 etnie differenti in Kazakistan, tra cui kazaki, russi, uzbeki, ucraini e uiguri, e vari gruppi religiosi, i cui più diffusi sono l’Islam e il Cristianesimo Ortodosso – e con un’economia allo sbando (tassi di inflazione annuali superiori al 1000%, reddito medio in declino, PIL sprofondato di oltre il 40% in cinque anni), facendogli affrontare una transizione sociale, politica ed economica che ha portato, in primis, alla stabilità interna e ad un grande sviluppo dell’economia, raggiunto con strategie di privatizzazione, decentralizzazione fiscale, apertura agli investitori esteri, saggia gestione delle abbondanti risorse naturali e con politiche economiche adeguate e lungimiranti nella diversificazione degli investimenti in vari settori dell’economia, ad esempio nelle energie rinnovabili.

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Umberto De Magistris

Nasce nel giugno 89 a Genova, dove si laurea in giurisprudenza con una tesi sul sistema giuridico kazako, dopo esperienze di studio in Spagna e Kazakistan. Appassionato di viaggi, sport e musica.
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