Il nuovo Governo e il primo Consiglio dei Ministri: tra Sottosegretari, Salva Roma e web-tax

28/02/2014 di Luca Andrea Palmieri

Il Consiglio dei Ministri di oggi è stato il primo del Governo Renzi. E subito sul tavolo c’erano argomenti urgenti. C’è stata prima di tutto la nomina dei viceministri e dei sottosegretari, già in ritardo rispetto alle intenzioni del Primo Ministro; ha inoltre tenuto banco la questione del decreto Salva Roma, dopo le polemiche per il ritiro dei giorni scorsi, senza contare il discorso sulla web-tax, il cui rinvio scadeva proprio in questi giorni.

Lapo Pistelli, riconfermato viceministro agli Esteri
Lapo Pistelli, riconfermato viceministro agli Esteri

La web-tax – La web-tax, come ha anticipato Renzi direttamente su Twitter, è stata eliminata. Un provvedimento in coerenza con le dichiarazioni del premier al tempo della sua proposizione: tant’è che ha ribadito, nel suddetto tweet, che l’argomento dovrebbe essere discusso “a livello europeo”, come tra l’altro è logico che sia (anzi, sarebbe bene che il nostro governo iniziasse una certa pressione su questo punto, magari approfittando del semestre di presidenza).

Il Salva-Roma – Sul Salva-Roma la questione è più complessa. Vero è che si era parlato fin da subito di una sua riproposizione in “altre forme” (sotterrata sui media dalla reazione quasi immediata del sindaco Marino che ha monopolizzato il dibattito). Questione confermata in conferenza stampa dal sottosegretario alla Presidenza Del Rio. Nella conferenza stampa che ha seguito il Consiglio, questi ha precisato come “La cifra rimane la stessa, ma le modalità sono diverse: non c’è un trasferimento di soldi dal governo al comune di Roma, ma tra il Commissario e il Comune. I soldi anziché essere diluiti nel tempo vanno erogati”. A tutto ciò, comunque, dovrà seguire un piano di rientro. Insomma, a prima vista (bisognerà però vedere il decreto definitivo) si fa in modo che Marino abbia le risorse per portare avanti la Capitale adesso, ma dovrà al più presto dare avvio a un sistema di riorganizzazione del suo complesso ecosistema: una questione non semplice visto che si parla, tra uffici pubblici ed aziende controllate, di oltre 60 mila persone.

Il governo – Il punto più atteso, insieme al Salva-Roma, erano però le nomine di viceministri e sottosegretari. Se il governo Renzi si mostra più snello rispetto al passato dal punto di vista dei ministeri, le sue “teste” politiche rimangono numericamente più o meno le stesse: 62, contro le 65 del governo Letta, che pure contava ben 21 ministeri. Saranno 9 i viceministri, 35 sotto-segretari. Di questi, 24 provengono dal Partito Democratico, 9 dal Nuovo Centro Destra, 8 dal gruppo centrista dei Popolari per l’Italia e Scelta Civica, a cui si aggiungono 2 tecnici e il viceministro alle infrastrutture Riccardo Nencini, già segretario del Partito Socialista Italiano, eletto nelle liste del Pd alle ultime elezioni.

Le prime note – Dalla nuova squadra si evincono già alcuni fattori: è un governo più politico (minore la presenza di tecnici rispetto a quello Letta) e più spiccatamente orientato al Pd, che ha una maggioranza più forte di rappresentanti ed almeno una presenza in tutti i ministeri. Spicca però la “minoranza” nei piani alti del ministero per l’Istruzione, dove il solo Roberto Reggi (ex consigliere di Renzi fino alla sconfitta alle primarie contro Bersani) dovrà coesistere con rappresentanti (caso unico) di tutti gli altri partiti di governo, ed in quello per le Infrastrutture (su cui è parsa “obbligata”, in sede di trattative, la riconferma di Maurizio Lupi).

Il sottosegretario Ivan Scalfarotto, del Partito Democratico
Il sottosegretario Ivan Scalfarotto, del Partito Democratico

Le riconferme – Molte le riconferme: spiccano Marco Minniti, storicamente vicino a D’Alema, che rimane sottosegretario alla presidenza con delega ai servizi segreti; Ilaria Borletti Buitoni alla Cultura, già ricordata per una polemica con gli chef italiani per la cultura culinaria italiana. Spicca molto Lapo Pistelli, dato il suo rapporto con Matteo Renzi. Il viceministro agli Esteri continuerà a lavorare nel governo di colui che prima è stato suo assistente e poi avversario politico, quando nel 2009 i due si scontrarono alle primarie per sindaco di Firenze: iniziarono in quel frangente una serie di scontri anche molto duri, ma Renzi alla fine vinse con più di dieci punti di distacco. Tra i due il rapporto pare non essersi mai ricucito del tutto. Se molte delle riconferme sono, prevedibilmente, nella parte del Nuovo Centro Destra (diversa la situazione dei partiti centristi, dopo le scissioni), viene da chiedersi se le riconferme nel Partito Democratico vengano da necessità di continuità amministrativa o da una “pace” con l’ala storica del partito, che già aveva ripreso ad assumere posizioni critiche.

I nuovi, tra giovani e “vecchi” – Tra i nuovi spiccano soprattutto gli altri due sottosegretari alla presidenza del Consiglio: Luca Lotti, il giovanissimo (appena trentunenne) responsabile nazionale per l’organizzazione del Pd renziano (di cui pare essere uno dei “bracci destri” più apprezzati), che avrà la delega all’editoria e Sandro Gozi, già capogruppo della Comissione alla Camera per le politiche europee e noto europeista (fu anche consigliere politico del presidente della Commissione Europea Barroso). I ministeri senza portafogli tra l’altro sono del tutto in mano al Pd. Tra questi, al Ministero per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, spicca Ivan Scalfarotto: nome noto per il suo forte impegno a favore dei diritti civili, al punto che Carlo Giovanardi è arrivato a minacciare la stabilità del governo nel caso questi ottenga una delega ai diritti civili: staremo a vedere se ci sarà un seguito. Dal punto di vista delle probabili polemiche la presenza da segnalare è quella di Umberto Del Basso de Caro, unico esponente del Pd al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti: avvocato d’origine beneventana, fu preso di mira da Marco Travaglio lo scorso anno per la sua vicinanza agli ambienti “storici” del socialismo, quelli di Craxi e De Michelis; da consigliere regionale in Campania (eletto con quasi ventimila preferenze), è stato coinvolto nell’indagine dello scorso anno da parte della Guardia di Finanza sui rimborsi spese dei gruppi politici alla Regione.

The following two tabs change content below.

Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
blog comments powered by Disqus