Il nostro Mondo di Mezzo

12/03/2015 di Ginevra Montanari

Quante volte ci viene da pensare che la realtà non solo sia più bizzarra di quanto crediamo, ma addirittura più incredibile di quanto potremmo mai supporre?

Uomo Universo

J.B.S. Haldane, biologo, disse: “Sospetto che ci siano più cose in cielo e in terra di quante siano sognate, o possano essere sognate, da qualsiasi filosofia”. Ogni volta che beviamo un bicchier d’acqua, c’è la probabilità di bere almeno una molecola passata attraverso la vescica di Giolitti. Elementare teoria delle probabilità. Il numero di molecole per bicchiere è incredibilmente più grande del numero di bicchieri, o vesciche, nel mondo. In quest’attimo, potremmo aver appena aspirato un atomo di azoto, quello stesso atomo che, in tempi remoti, passava attraverso il polmone sinistro di un Collo Lungo. Tutto può essere incredibilmente più assurdo di quel che si può supporre.

Esistono degli aspetti che saranno per sempre al di là della nostra portata, ma non al di là della portata di qualche intelligenza superiore? La storia scientifica è stata una lunga serie di intuizioni improvvise. Siamo così abituati al fatto che la Terra ruoti, che è difficile realizzare quale devastante rivoluzione mentale dev’essere stata. La scienza ci ha insegnato, contro ogni intuizione, che oggetti all’apparenza solidi, come cristalli e rocce, sono in realtà quasi interamente composti da spazio vuoto. Per seguire una rappresentazione classica, il nucleo di un atomo può essere immaginato come una mosca al centro di uno stadio, affiancata da altri stadi con al centro una mosca.

Questo significa che anche prendessimo il materiale più duro del mondo, la lonsdaleite superdura, scoperta nel 2009 da scienziati dell’Università di Nevada e di Shangai, quello che a noi sembrerebbe un muro impenetrabile è in realtà, per la maggioranza, spazio vuoto, entro il quale vi sono delle minuscole particelle. Ma come si spiega tutto questo? Un biologo evoluzionista direbbe che il nostro cervello si è evoluto per sopravvivere entro ordini di grandezze e velocità in cui il corpo umano opera. Non era necessario, rapportarsi con il mondo degli atomi. Altrimenti, oggi, probabilmente, percepiremmo questo spazio vuoto. Il nostro percepire gli elementi come completamente solidi e privi di spazi, è solo un modello sensoriale dell’essere umano, giustificato dal fatto che, i campi di forza, impediscono, ad esempio, alle nostre mani di penetrarli. Un parallelo un po’ forzato potrebbe essere questo: i nostri antenati non hanno mai dovuto navigare attraverso il cosmo alla velocità della luce. Se questa fosse un’abitudine che si protrae da millenni, i nostri cervelli sarebbero probabilmente meglio predisposti a comprendere Einstein.

Siamo residenti evoluti in una sottospecie di Mondo di mezzo. Un mondo a metà tra l’invisibile e lo sconfinato. Almeno per quanto ne sappiamo. Tutto ciò ci limita enormemente. L’intuizione umana del Mondo di Mezzo trova difficile credere a Galileo, quando ci dice che un oggetto pesante ed uno leggero, escluso l’attrito dell’aria, raggiungerebbero il terreno nello stesso istante. E questo perché nel Mondo di Mezzo, l’attrito dell’aria è sempre presente. Se ci fossimo evoluti nel vuoto ci aspetteremmo che entrambe raggiungessero il suolo simultaneamente. Se fossimo batteri, costantemente in balia di movimenti termici di molecole, sarebbe differente, ma noi abitanti del Mondo di Mezzo siamo troppo grandi per notare il moto browniano. Nello stesso modo, le nostre vite sono dominate dalla gravità ma sono quasi totalmente indifferenti alla forza della tensione superficiale. Un piccolo insetto avrebbe priorità opposte. Così, spesso pensiamo che solo gli oggetti solidi sono davvero “cose”.

Le onde di fluttuazione elettromagnetica nel vuoto, ad esempio, sembrano irreali. I Vittoriani pensavano  si trovassero per forza in un contesto materiale: l’etere. Ma un raggio di sole è materiale tanto quanto la Muraglia Cinese. Se la materia solida ci rassicura, Steve Grand nota che gli esseri umani sono più simili a un’onda che ad una materia permanente. Pensiamo ad un’esperienza passata, una vicenda dell’infanzia che ricordiamo chiaramente, che possiamo ancora vedere, percepire, annusare perfino. Eravamo davvero lì in quel momento, no? Altrimenti non potremmo ricordarlo. Ma è proprio qui il colpo di scena, l’assurdità: non c’eravamo. Non un singolo atomo che si trova nel corpo attuale era là, quando quell’evento è accaduto. La materia scorre di luogo in luogo e momentaneamente si unisce per crearci. Qualsiasi cosa siamo, perciò, non si tratta di sicuro della materia di cui siamo composti.

La parola “realmente” non è un termine che andrebbe usato con tanta confidenza. Se un neutrino avesse un cervello, direbbe che le rocce realmente consistono di spazio vuoto. Noi abbiamo cervelli che si sono evoluti in una dimensione di media grandezza, per cui non ci è concesso passeggiare attraverso le rocce, o fluttuare nell’aria. Non ancora, almeno. “Realmente”, per un animale, è quel che il cervello ha bisogno che sia per farlo sopravvivere, e poiché specie diverse vivono in mondi diversi, ci sarà una varietà sconcertante di “realmente”. Ciò che vediamo del mondo reale non è neanche una goccia, ma un modello del mondo, regolato ed aggiustato su dati sensoriali, e costruito così che sia utile per aver a che fare col mondo reale. La natura del modello dipende unicamente dal tipo di animale. Molti scienziati oggi accettano l’idea di una visione del mondo meccanicistica: siamo come siamo perché i nostri cervelli sono programmati in quel modo. Saremmo differenti se la neuro-anatomia e la chimica fisiologica fossero differenti. Ma rimaniamo comunque abbastanza incoerenti, irrazionali alla scienza stessa, se vogliamo. Quando ci collochiamo nel mondo scientifico, l’essere umano è una macchina complessa, ma se usciamo da questo mondo, il nostro comportamento è ben diverso da quello che ci si aspetta da una macchina, da un complesso insieme di meccanismi.

Se l’universo è più assurdo di quanto possiamo immaginare, è solo perché siamo, o siamo stati, destinati a muoverci entro uno scatola, ad avere il bisogno fondamentale, per far funzionare il nostro meccanismo di essere limitati al suo interno? Oppure, i nostri cervelli sono così versatili ed espandibili, tali da poter evadere, ed evolversi guardando, in  futuro, a nuovi orizzonti? È forse possibile che ci siano, nell’universo, cose così bizzarre che nessuna filosofia di alcun essere, per quanto divino, possa mai arrivare a sognare?

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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