Il nodo NAspi e quei soldi che (forse) ci sono

12/01/2015 di Federico Nascimben

I rilievi sulle coperture necessarie a partire dal 2017 per la NAspi sono stati superati, e il decreto sarà oggi in Commissione. Problemi di questo genere, però, rischiano di ripresentarsi in futuro

Oggi, 12 gennaio, assieme al decreto sul nuovo contratto a tutele crescenti, approderà alle commissioni Lavoro di Camera e Senato anche il decreto sulla Nuova Aspi (NAspi). Dopo essere stato approvato “salvo intese” a causa dei problemi di copertura dal Consiglio dei ministri del 24 dicembre, infatti, sempre per gli stessi motivi, la Ragioneria generale dello Stato aveva espresso forti perplessità. Ma è di ieri la notizia che il nodo sulle coperture è stato risolto. A partire da domani, quindi, le commissioni competenti avranno 30 giorni di tempo per esprimere dei pareri non vincolanti sui due provvedimenti.

Riassumendo quanto scritto in un precedente articolo, la NAspi sostituirà l’Aspi voluta dal precedente ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ed entrerà in vigore dal primo maggio 2015 al fine di “fornire una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato (con l’esclusione di quelli delle pubbliche amministrazioni, ndr) che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione”. Potranno beneficiarne i disoccupati che nei quattro anni precedenti il periodo di disoccupazione hanno lavorato almeno 13 settimane, e che nell’anno precedente hanno lavorato almeno 18 giorni. La durata è pari alla metà delle settimane lavorative svolte negli ultimi quattro anni e pari ad un massimo di 24 mensilità (ridotte a 78 settimane a partire dal 2017). Beneficiari fino ad esaurimento saranno anche i co.co.pro. e i titolari di contratti di lavoro in somministrazione (cioè sotto agenzia).

L’importo è rapportato alla retribuzione lorda degli ultimi 4 anni: se la retribuzione mensile è pari o inferiore nel 2015 a 1195 euro la NAspi è pari al 75% della retribuzione; se la retribuzione è superiore a 1195 euro la NAspi è incrementata fino ad un massimo  di 1300 euro mensili nel 2015. L’indennità sarà ridotta del 3% a partire dal quinto mese nel 2015 e a partire dal quarto dal 2016. L’importo è privo di prelievo contributivo ed è condizionato alla partecipazione ad iniziative di attivazione e/o di riqualificazione professionale.

Inoltre, in via sperimentale per il 2015 è introdotto l’Assegno di disoccupazione (Asdi), la cui funzione è quella “di fornire una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori percettori della NASpI che abbiano fruito di questa per l’intera sua durata senza trovare occupazione e si trovino in una condizione economica di bisogno”. L’Asdi avrà una durata massima di 6 mesi e sarà pari al 75% dell’ultima retribuzione NAspi. Per il finanziamento è prevista l’istituzione di uno specifico fondo, le cui risorse saranno pari a 300 milioni di euro per il 2015.

Complessivamente, per NAspi e Asdi, il Governo ha stanziato 2,2 miliardi per il 2015 e il 2016 e 2 miliardi per il 2017. I rilievi sulle coperture provenienti dalla Ragioneria generale derivano dagli stanziamenti a partire dal 2017, sulla base del calcolo sul tasso di disoccupazione presente nell’ultimo aggiornamento del Def (si veda la tavola sotto), in base al quale la percentuale delle persone in cerca di lavoro rimarrà particolarmente elevata: 12,6% nel 2015, 12,4% nel 2016 e 12,1% nel 2017. Il problema, secondo i tecnici della Ragioneria, si poneva a partire da quest’ultimo anno a causa dell’effetto trascinamento di tassi di disoccupazione così elevati e allarmanti, perciò si proponeva di intervenire tagliando e accorciando il periodo di fruizione della NAspi.

quadro macro def

Alla fine, come riporta il Sole 24 Ore dell’11 gennaio, “il nodo coperture per l’assegno di disoccupazione è stato dunque sciolto e la Ragioneria bollinerà anche il secondo decreto. Senza modifiche rispetto al testo del Governo né sui finanziamenti […] né sulla durata del sussidio […]”.

Come abbiamo più volte scritto, il problema deriva dal continuo calo del Pil e dall’elevato numero di disoccupati, la cui conseguenza è un continuo aumento delle risorse necessarie per far fronte al dramma disoccupazionale. Saranno solo tempo e realtà a dirci se sarà necessario integrare i fondi, in quanto di qui al 2017 possono succedere un’infinità di cose; purtroppo però i precedenti non sono positivi, dato che le stime del Pil sono sempre state riviste al ribasso, mentre quelle sulla disoccupazione sono sempre state riviste al rialzo. Ciò non toglie il fatto che una riforma maggiormente inclusiva fosse necessaria e che lo fosse da almeno 10/20 anni. Ma noi italiani abbiamo sempre fatto fatica a raccontarci le cose come stanno.

Aggiornamento del 14/01 alle ore 10:00 – Alla fine il via libera da parte della Ragioneria è arrivato ieri, al prezzo di un compromesso per il Governo: nel 2017 la NAspi durerà al massimo 18 mesi (e non 24) e già dal 2015 sarà ridotta del 3% a partire dal quarto mese (e non dal quinto). L’esecutivo potrà trovare i 3/400 milioni mancanti nella prossima legge di stabilità per il 2016. Inoltre, il nuovo contratto di ricollocazione è stato stralciato dal decreto contenente il nuovo contratto a tutele crescenti.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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