Il NO ai matrimoni precoci, quest’anno, parte dal Malawi

15/07/2015 di Ginevra Montanari

Il fenomeno delle spose bambine tocca milioni di giovanissime in tutto il mondo, specialmente nei Paesi in via di sviluppo come l'Asia meridionale e l'Africa Subsahariana che, non a caso, hanno anche seri problemi di mortalità materna e infantile, di malnutrizione e analfabetismo.

Matrimoni Precoci

 

Memory Banda non è sua sorella minore. Quando è diventata donna, non ha partecipato al tradizionale “campo di iniziazione”, per imparare come “compiacere” sessualmente un uomo. Non è rimasta incinta quando aveva solo undici anni. Non ha avuto due matrimoni e tre bambini nell’arco di cinque anni. Si è rifiutata. Forte della solidarietà di altre ragazze, ha chiesto al capo della comunità di emanare un’ordinanza: nessuna bambina deve sentirsi obbligata a sposarsi. Lottando, la causa ha raggiunto livelli nazionali, un risultato incredibile per le ragazze del Malawi, stato dell’Africa Orientale in cui la disuguaglianza e i problemi di genere sono all’ordine del giorno.

Il fenomeno delle spose bambine tocca milioni di giovanissime in tutto il mondo, specialmente nei Paesi in via di sviluppo come l’Asia meridionale e l’Africa Subsahariana che, non a caso, hanno anche seri problemi di mortalità materna e infantile, di malnutrizione e analfabetismo.

“Vi racconto la storia di due ragazze diverse, due ragazze meravigliose. Queste due ragazze sono cresciute sotto lo stesso tetto. Mangiavano lo stesso cibo, qualche volta si scambiavano i vestiti, e anche le scarpe. Ma le loro vite sono andate diversamente, per due strade diverse. L’altra ragazza è mia sorella più piccola”. Secondo la cultura locale, una volta raggiunta l’età “giusta”, la pubertà, si deve partecipare al cosiddetto campo di iniziazione. C’è inoltre un giorno particolare, “giorno molto speciale”, lo chiamano:  un uomo scelto casualmente dalla comunità è chiamato a giacere con le ragazze del campo. “Immaginate il trauma che queste ragazzine subiscono ogni giorno. Molte di loro restano incinte, oppure contraggono l’HIV, l’AIDS e altre malattie sessualmente trasmissibili”.

Sembra assurdo che si verifichino ancora barbarie del genere, ma quando la povertà e le usanze di un popolo sembrano immodificabili per tradizione, tutto può accadere. E niente può arrestarsi. Ma sposarsi in età precoce è una violazione dei diritti umani, che contravviene ai principi dell’ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Sposarsi da bambine comporta pesanti conseguenze sulla salute e sullo sviluppo: l’inevitabile abbandono scolastico e una gravidanza eccessivamente precoce, che può rivelarsi quindi pericolosa per mamma e bambino. Il fenomeno delle spose bambine e delle loro gravidanze precoci provoca annualmente 70.000 morti tra le ragazze di età compresa tra quindici e diciannove anni. E un bambino figlio di madre minorenne ha il 60% in più delle probabilità di morire in età neonatale rispetto agli altri. E anche quando sopravvive, ha più alte possibilità di soffrire di denutrizione e ritardi, sia cognitivi che fisici.

“Quando avevo 13 anni mi dissero: «Sei cresciuta, ormai ha raggiunto l’età in cui devi andare al campo di iniziazione». E io dissi: «Cosa? Io non ci vado al campo di iniziazione». Sapete cosa mi dissero le donne? «Sei una ragazza stupida, sei cocciuta. Non rispetti le tradizioni della nostra società, della comunità». (…) Ogni giorno che mi rifiutavo, le donne mi dicevano: «Guardati, sei cresciuta. Tua sorella più piccola ha un bambino. E tu?» Questa era la musica che sentivo ogni giorno. E questa è la musica che le ragazze sentono ogni giorno quando non fanno qualcosa che la comunità vuole che facciano”.

Fu così che Banda decise di passare all’azione: confrontando la sua storia con quella della sorella. Perché stava male per entrambe. Chiamò altre ragazze, giovani donne che erano state costrette ad andare al campo di iniziazione, anche loro ormai con bambini; ragazze che avevano ricevuto un’istruzione pochi anni prima, ma che avevano già dimenticato come sfogliare un libro, o leggere una poesia. Cominciarono a ricordarselo a vicenda. Non solo legarono, ma impararono dalle esperienze di ognuna, facendosi forza l’un l’altra. Quelle erano le cose veramente importanti, a tutte le età. Non il matrimonio. Cominciarono a pensare che forse era arrivato il momento di farlo presente. “Ci spaventava fare questa cosa, perché i leader tradizionali sono abituati alle cose che sono rimaste uguali per anni. Una cosa difficile da cambiare, ma era giusto provarci”.

Infatti ci provarono. Non fu facile, questo è certo. Ma dopo molta insistenza, la comunità di Banda è stata ufficialmente la prima ad aver ottenuto questa vittoria: il loro leader si è schierato dalla parte delle ragazze.  Prima il limite minimo per sposarsi era a quindici anni. Grazie a Banda, e alle sue compagne, è diventato diciotto. La prima volta che una comunità come la loro, tra le tante, ha effettivamente emanato un’ordinanza in protezione delle ragazze della loro età. Determinate quanto basta, ma non abbastanza sazie, non volevano ridursi a lottare solo per le coetanee della loro comunità, ma di tutte le altre comunità a loro vicine. Quando, nel febbraio di quest’anno, è stato presentato il disegno di legge sui matrimoni precoci, quel piccolo gruppo di rivoluzionarie era lì, in Parlamento, a parlare con chi doveva approvare la legge, cercando di persuadere più politici possibile. Il disegno passò, e l’età legale per sposarsi – ora – è quella della maggiore età.

“È una fortuna che la legge sia passata (…) ma non possiamo fare questo da sole. I sostenitori maschi devono unirsi, intervenire e lavorare insieme. È un’azione comune. Quello che ci serve sono le stesse cose che servono a tutte le altre ragazze: una buona istruzione, e soprattutto non sposarsi a 11 anni. So che insieme possiamo trasformare la struttura legale, culturale e politica che nega alle ragazze i loro diritti. Possiamo far finire i matrimoni precoci in una generazione”

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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