Il museo universale. Dal sogno di Napoleone a Canova

22/12/2016 di Simone Di Dato

In occasione del bicentenario della restituzione dei capolavori italiani, le Scuderie del Quirinale ospitano fino al 12 marzo 2017 “Il Museo Universale. Dal sogno di Napoleone a Canova”

Il Museo Universale, Roma

Per riuscire ad allestire il più importante museo al mondo, le preziose collezioni della Corona francese e quelle dei suoi aristocratici in fuga non sarebbero di certo bastate: per il nascente Musée du Louvre Napoleone Bonaparte chiedeva di più, molto di più. Secondo il suo sogno rivoluzionario il museo universale per eccellenza doveva arricchirsi dei più grandi capolavori che l’arte avesse prodotto fino ad allora e naturalmente la scelta ricadde su esemplari dell’antichità e del Rinascimento, sui lavori della tradizione accademica e le opere fondamentali della cultura figurativa occidentale.

Guercino, La cattedra di San Pietro, 1618
Guercino, La cattedra di San Pietro, 1618

Il primo passo fu l’istituzione di una Commissione di artisti e studiosi incaricati di prelevare le opere. Il secondo passo, saccheggiare l’Italia, non solo di tele e sculture ma anche di preziosi tra oro e argenteria. Negli anni che vanno dal 1796 al 1814 Dominique Vivant-Denon sarà alla guida di vere e proprie razzie svolte in maniera capillare in giro per l’Italia, passando al setaccio musei, raccolte pubbliche e private, edifici sacri, conventi, ville e palazzi al fine di trafugare tutto ciò che potesse essere utile all’allestimento delle nuove sale del Muséum National. Dalla sua, Napoleone pensò bene di mascherare il furto attraverso una nuova clausola nei trattati di pace che prevedeva anche la concessione di opere d’arte a titolo di riparazione insieme a ingenti somme di denaro, motivo per il quale dopo Waterloo i legittimi proprietari fecero fronte a ostacoli insuperabili per tornarne in possesso.

Vennero i francesi a portarci un palo ed una berretta che chiamavano libertà e ci rapirono monumenti preziosi ed averi”.
Cosimo del Fante, ufficiale italiano

Perugino, San Giovanni Battista tra i Santi Francesco Girolamo, Sebastiano e Antonio da Padova, 1510.
Perugino, San Giovanni Battista tra i Santi Francesco Girolamo, Sebastiano e Antonio da Padova, 1510.

In pochi anni Napoleone riuscì a portare via sculture come l’Apollo del Belvedere, il Laocoonte solo per citarne alcune e quasi tutta la produzione di Raffaello. Soltanto tra i dipinti, ne furono rubati 506. Ma a porre fine al sontuoso progetto del sovrano francese fu in parte Antonio Canova che, conosciuto in tutte le corti d’Europa, risultò essere il più adatto a ricoprire il ruolo di commissario straordinario e capo dell’operazione di recupero dallo stato Pontificio sotto Pio VII . Di fatti il grande scultore non tradì la fiducia riposta e si confermò fondamentale nelle trattative per la restituzione delle opere: portò a termine la sua missione con successo riportando nel Belpaese numerosi capolavori italiani. Contemporaneamente al rientro dalla Francia, in Italia nascerà il problema della ricollocazione delle stesse e del loro destino. Capolavori che avevano abbandonato chiese e conventi a seguito della soppressione degli ordini religiosi durante i primi anni dell’Ottocento, pezzi rimasti in Francia, la demanializzazione di altri rimasti in depositi improvvisati diedero vita ad un vero e proprio dibattito sull’importanza della valorizzazione del patrimonio artistico favorendo l’apertura di importanti musei come la Pinacoteca di Brera, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, la Pinacoteca di Bologna e di quella che oggi è la Galleria Nazionale dell’Umbria.

Antonio Allegri, detto il Correggio , Compianto sul Cristo morto 1523-1524
Antonio Allegri, detto il Correggio , Compianto sul Cristo morto 1523-1524

In occasione del bicentenario della restituzione dei capolavori italiani, le Scuderie del Quirinale ospitano fino al 12 marzo 2017 “Il Museo Universale. Dal sogno di Napoleone a Canova”, una mostra che racconta tutte le fasi di questa vicenda storica attraverso le opere d’arte provenienti dalle migliori collezioni italiane: da Raffaello a Tiziano, da Carracci a Guido Reni, da Tintoretto a Canova. La grande esposizione, il cui progetto nasce circa due anni fa, ha il merito di ripercorrere l’avventura di Canova nelle sue tappe salienti, ma sopratutto quello di “restituire una lettura critica in grado di sensibilizzare oggi il pubblico al valore che assunse allora il patrimonio culturale nazionale, visto per la prima volta come strumento principe di educazione del cittadino e, insieme, perno di una comune identità europea“. Curato da Valter Curzi, Carolina Brook e Claudio Parisi Presicce, il percorso è organizzato in due parti: il primo incentrato sull’arte italiana come erede del classicismo, il secondo dedicato all’importanza delle opere del Trecento e del Quattrocento.

Guido Reni, La strafe degli innocenti, 1611
Guido Reni, La strafe degli innocenti, 1611

Tra i capolavori presenti nella prima sezione ricordiamo: Il Ritratto di Papa Leone X con i cardinali Giulio de Medici e Luigi de Rossi di Raffaello, l’ Assunzione della Vergine del Tiziano, il Compianto su Cristo morto di Correggio, la Strage degli innocenti e la Fortuna con una corona di Guido Reni, la Deposizione di Annibale Carracci, la Cattedra di San Pietro di Guercino e Il Battista tra quattro Santi di Perugino. In mostra anche modelli assoluti della statutaria classica come la Venere capitolina o il Giove di Otricoli dai Musei Vaticani e anche il gesso di Marte e Venere, modello preparatorio al gruppo scultoreo commissionato dal futuro re d’Inghilterra Giorgio IV a Canova. La seconda sezione invece si soffermerà sulla consacrazione dei cosiddetti pittori primitivi, quel gruppo di artisti ritenuti di second’ordine e precedenti a Raffaello. Esposto eccezionalmente il Monumento funebre a Guidarello Guidarelli di Tullio Lombardo, concesso per la prima volta dal Museo d’Arte di Ravenna.

 

Info:
Il museo universale. Dal sogno di Napoleone a Canova
a cura di Valter Curzi, Carolina Brook e Claudio Parisi Presicce
Scuderie del Quirinale
16 dicembre 2016 – 12 marzo 2017

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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