Il movimento cooperativo e la nascita della Cassa Rurale

13/02/2015 di Lorenzo

Fu il il barone Leone Wollemborg che, nel suo Veneto, sperimentò, per la prima volta, l'idea della Cassa Rurale. Un sistema che ottenne il consenso internazionale, vincendo anche la medaglia d'oro all'esposizione universale del 1889

Movimento cooperativo

Federico Guglielmo Raiffeisen fu il fondatore, nella Germania del 1800, di quella che si può definire la prima cassa di credito della storia;  ispirato da idee fondate sul localismo e su motivazioni etiche di ispirazione cristiana, vedeva nelle casse di credito, uno scopo bene preciso: creare un canale di accesso al piccolo credito per le fasce umili delle popolazioni rurali (soprattutto agricoltori ed artigiani) e affrancarle dalla miseria e dall’usura.

Iniziatore e seguace delle teorie del Raiffeisen fu, in Italia, il barone Leone Wollemborg che, nel suo Veneto, sperimentò, per la prima volta, l’idea della Cassa Rurale. Così, il 23 giugno 1883 trentadue soci fondarono nella cittadina di Loreggia – comune padovano ove risiedeva la famiglia Wollemborg – la prima Cassa Rurale del Regno d’Italia, inizialmente dotata di un capitale sociale di appena duemila lire ma che, dopo appena un anno di esistenza, contò tra le sue file la bellezza di 107 soci, 18800 mila lire e un modello funzionante che, poco dopo, non tardò ad influenzare quelle che saranno le cooperative cattoliche. L’intento del Wollemborg era quello di dare respiro ed aiutare i fittavoli, i piccoli possidenti terrieri e in genere tutto il panorama dell’agricoltura italiana a liberarsi, di nuovo, dagli strozzinaggi con la concessione di denaro a basso interesse e scadenze lunghe.

Bisogna altresì ricordare che l’idea del Wollemborg è da ricollegarsi alla tradizione pre-unitaria dei “Monti Frumentari”, utile funzione di credito agrario per aiutare i contadini nell’acquisto di prodotti agricoli. Il merito del barone fu quello di riprendere tale tradizione, andata perduta negli anni post-unitari, con una lettura in chiave moderna, ricollegandola alla nuova esperienza delle banche rurali del Reich. Un merito, questo, che verrà riconosciuto prima durante la grande esposizione universale di Parigi del 1889, dove il Wollemborg e la sua idea di credito cooperativo vennero premiati con la medaglia d’oro e, quindi, nel 1901, quando diverrà ministro delle finanze nel nuovo governo Zanardelli.

Con l’emanazione nel 1891 dell’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII, che esortava i cattolici ad intraprendere iniziative concrete in campo economico per stimolare lo sviluppo dei ceti rurali e del proletariato urbano, prese avvio un vasto processo di diffusione delle Casse Rurali di ispirazione cattolica in diverse regioni italiane. Alla fine del secolo, in Italia esistevano ben 904 casse rurali – diffuse soprattutto in Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia -, delle quali 779 di ispirazione cattolica e solamente 125 di ispirazione liberale (lo stesso Wollemborg, di fede ebraica, affermò che le divisioni ideologiche o religiose non dovevano separare chi riponeva fiducia nella cooperazione). Per coordinare una presenza tanto capillare quanto dispersa, le casse rurali maturarono ben presto l’esigenza di riunirsi in federazioni, dapprima a livello provinciale e poi nazionale. A questo fine fu particolarmente importante la costituzione, nel 1905, della Federazione Italiana delle Casse Rurali (sciolta ne 1944), che a sua volta promosse la formazione di numerose Federazioni locali.

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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