Il Mondo sta per finire (ma nessuno se n’è accorto)

16/01/2014 di Francesca R. Cicetti

Profezie e fine del Mondo

Sfidiamo chiunque a negare di aver, anche solo per un istante, guardato con apprensione al 21 dicembre 2012. La fine del mondo era annunciata, e anche i più scettici detrattori delle profezie devono averne sentito il peso. Sarà stato il bombardamento mediatico, il conto alla rovescia dei social network e della televisione, sarà stato che i Maya ispirano istantanea fiducia, quando si tratta di calendarizzare la distruzione universale. Ad ogni modo, il giorno successivo si è tirato un sospiro di sollievo. In tutto il mondo, fusi orari a parte. Ora forse a qualcuno interesserà sapere che il pericolo potrebbe non essere ancora scampato. Sì, perché il continente americano (e non solo quello) nel corso dei secoli ha sfornato una quantità considerevole di profezie catastrofiche, che meritano non meno attenzione del famigerato calendario maya.

La tribù hopi
La tribù Hopi

La fine del Mondo e la Stella blu. Prendiamo gli Hopi, ad esempio. Secondo la popolazione nativa del sud-ovest dell’America, quando la Stella Blu dei Kachina danzerà nelle piazze dei villaggi, allora la fine sarà vicina. E accanto a questa stella si pronosticano altri otto segni (tutti scrupolosamente già avveratisi): la comparsa dell’uomo bianco e dei suoi fucili, dei carri coperti, dei bovini a corna lunghe, di strade ferrate, linee elettriche, rilevati stradali, pozzi di petrolio e persino degli hippies. Insomma, la fine sembra proprio essere vicina. E se questo non bastasse a convincere gli scettici osteggiatori delle profezie, ogni anno, a novembre, gli Hopi eseguono una cerimonia chiamata Wuwuchim, dove inscenano il processo della nascita e della rinascita spirituale. Sempre seconda la profezia, quando si sentirà una speciale canzone durante la Wuwuchim, allora il mondo precipiterà nella guerra. Misteriosamente questa canzone è stata già udita due volte: prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale e poi della Seconda. E quando la sentiremo di nuovo ogni cosa sarà distrutta per dare inizio a un nuovo mondo. Ci sarà concesso un ultimo avvertimento: terremoti, eclissi, eruzioni vulcaniche; se tutti i popoli non presteranno maggiore attenzione, il Quarto Mondo sarà spazzato via e ne sorgerà un Quinto. E chi vuole capire capisca.

Malachia e il “Petrus Romanus”. Ma se gli Hopi non ci sembrano degni di fiducia, possiamo affidarci anche a profezie più nostrane. Come quella di San Malachia, che, leggenda vuole, invitato a Roma da Innocenzo II ebbe una visione sul futuro della Chiesa e sui pontefici che si sarebbero susseguiti fino alla fine del mondo. Malachia stilò una lista, abbinando a ciascun papa un nome in latino, non poco criptico ma in verità piuttosto calzante. La lista si apre con Celestino V, “colui che fece il gran rifiuto”, e si conclude con un “Petrus Romanus” sotto il cui mandato si compirà il Giudizio Universale. Ad essere preoccupante è la tempistica, visto che secondo le correnti interpretazioni questo ultimo pontefice dovrebbe essere proprio Jorge Bergoglio (che – sarà un caso – continua a definirsi prima di tutto Vescovo di Roma).

Tutta una questione mediatica. Ma come mai nessuno si preoccupa scrutando ansiosamente il cielo alla ricerca di un baluginio blu, o tendendo l’orecchio alla ricerca di note misteriose? E come mai non si guarda al pontificato di Francesco con apprensione e terrore? Il metro di decisione, come sempre, sembra sia l’interesse mediatico. Quanti, infatti, tra gli apprensivi, avrebbero tranquillamente spento la luce la sera del 20 dicembre se i telegiornali e la rete non ci avessero tempestato di informazioni sull’imminente (e presunta) distruzione del pianeta? E quanti continueranno ad ignorare la fine del mondo, così prossima se si vuole dar retta agli Hopi, a Malachia, e a molti altri colleghi profeti? Non vogliamo certo essere noi a rendere insonni le vostre notti, ma insomma, quante altre profezie sono state fatte, quanti calendari, senza che noi ce ne accorgessimo?

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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