Il mondo in via di sviluppo 15 anni dopo, tra successi e insuccessi

03/08/2015 di Marvin Seniga

Quasi quindici anni fa -  tra il 6 e l’8 settembre del 2000 – venivano annunciati nel corso del Summit del Millennio organizzato dall’ONU, gli otto grandi obiettivi su cui la comunità internazionale avrebbe dovuto concentrare i suoi sforzi per lo sviluppo.

millennium development goals

Il primo e più importante tra i Millennium Goals era quello di ridurre almeno della metà, in rapporto ai livelli del 1990, il numero di persone costrette a vivere in condizioni di estrema povertà e a patire la fame. L’obiettivo è stato in parte raggiunto, ma non pienamente soddisfatto.Di fatto vi può essere un’interpretazione positiva, se ci limitiamo al raggiungimento degli obiettivi preposti, sottolineata dai progressi degli ultimi 25 anni, durante i quali il numero di persone che si trovano a dover sopravvivere in condizioni di estrema povertà – cioè con meno di un dollaro al giorno – si è più che dimezzato passando da quasi due miliardi a circa 800 milioni.

Il bicchiere può però essere visto anche mezzo vuoto. A prescindere dal  triste fatto che, nel 2015, quasi una persona su sei nel mondo vive in condizioni economicamente disperate e soffra la fame, occorre sottolineare come il grande merito del dimezzamento dell’estrema povertà sia l’effetto di un’esternalità positiva legata alla rapida crescita dell’Asia, che nel 1990 non era il continente che oggi si appresta a ospitare tre olimpiadi di fila tra il 2018 e il 2022, ma ancora una regione caratterizzata da picchi di estrema povertà. Un risultato, dunque, che in gran parte sarebbe stato raggiunto per la crescita soprattutto cinese, piuttosto che per il lavoro della comunità internazionale.

L’obiettivo di sradicare dalla faccia della terra l’incubo della morte per fame o per malnutrizione è uno dei grandi temi che hanno caratterizzato l’azione dell’ONU sin dalla sua fondazione, e continuerà ad essere al centro della sua azione anche dopo il 2015. Combattere l’estrema povertà e la fame, che rappresentano l’emblema del sottosviluppo, è stato  il perno centrale intorno a cui sono ruotati gli altri sette Millennium Goals: favorire l’accesso a tutti i bambini ad un’educazione di base; promuovere l’uguaglianza tra i sessi e l’autonomia della donna; ridurre la mortalità infantile; ridurre la mortalità materna; combattere l’HIV, la malaria e altre malattie infettive; garantire la sostenibilità ambientale; e infine sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo.

Soltanto favorendo l’accesso almeno ad un’istruzione di base a tutti i bambini, solo permettendo alle donne di accedere, in condizioni di parità con gli uomini, al mercato del lavoro, solo investendo nella sanità, solo rispettando l’ambiente e infine solo favorendo la cooperazione internazionale è infatti possibile avviare un percorso di crescita duraturo. Perché ci sia sviluppo è necessario un progresso in ognuno di questi campi.

Per la maggior parte, tali progressi sono stati effettuati, come dimostrano i dati pubblicati dall’ultimo rapporto dell’ONU sui Millennium Development Goals, pubblicato lo scorso luglio, il numero di bambini che hanno accesso ad un’istruzione di base, nel mondo, è passato dall’80% del 1990 al 91% registrato quest’anno; parallelamente il ruolo delle donne all’interno della società è cresciuto in modo importante, seppure solo la metà delle donne in età lavorativa lavori, contro il 75% degli uomini; il tasso di mortalità infantile si è più che dimezzato, così come anche il tasso di mortalità tra le donne per complicazioni legate al parto; la lotta contro l’HIV, la malaria e altre malattie infettive ha anche questa portato a risultati positivi, malgrado la cattiva gestione dell’epidemia di Ebola in Africa Occidentale abbia rivelato come la strada da fare sia ancora molta.

Gli ultimi due obiettivi invece rappresentano i due fallimenti principali. I pessimi risultati raggiunti nel campo della sostenibilità ambientale e della cooperazione internazionale hanno penalizzato gli sforzi fatti negli altri campi e hanno rivelato come non sia possibile uno sviluppo senza una maggiore sensibilità verso l’ambiente e senza la pace e la cooperazione tra gli Stati.

Il fenomeno del riscaldamento globale, dovuto ad una costante crescita dell’emissioni di gas a effetto serra nell’atmosfera e alla deforestazione di vaste aree del nostro pianeta, ha avuto ripercussioni negative sulla popolazione mondiale e specialmente su quelle fasce di popolazione meno agiate verso cui si sono concentrati i Millennium Goals. La desertificazione di vaste aree un tempo coltivabili, ha per esempio eliminato l’unica fonte di sostentamento per molti nuclei familiari specialmente nell’Africa Subsahariana. Nel rapporto delle Nazioni Uniti dello scorso luglio è stata riconosciuta la necessità di insistere maggiormente sulle tematiche ambientali e in questo senso un ruolo fondamentale sarà giocato dalla Conferenza di Parigi del prossimo dicembre.

Maggiori ancora sono stati i danni provocati dalla comparsa di nuovi conflitti, l’esempio più lampante è quello della Siria. Negli ultimi quattro anni la percentuale di bambini siriani che hanno accesso ad un’istruzione di base è passato da quasi il 100% al 50%, e la maggior parte dei bambini ospitati nei campi profughi spesso non ha accesso ad alcun tipo di istruzione.

I progressi fatti negli ultimi quindici anni nel campo della lotta alla povertà a alla fame, dell’uguaglianza tra i sessi, della sanità e dell’educazione, sono stati notevoli, sebbene è indubbio che potesse esser fatto di più. Gli obiettivi per il 2030 dovranno tener conto dei progressi ma anche delle crescenti problematiche legate all’ambiente e all’insorgere di nuovi conflitti e di crisi umanitarie. Dovranno inoltre fare la comparsa i veri e propri diritti del nuovo millennio, emblemattizati dal diritto ad avere accesso a internet, la cui diffusione può aver ripercussioni positive anche sotto altri aspetti, non soltanto socio-economici ma soprattutto politici.

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Marvin Seniga

Nato a Roma nel 1992, attualmente studia relazioni internazionali presso l'Università di Trento, dopo essersi laureato in Scienze Politiche presso la Luiss - Guido Carli. Oltre che di politica si interessa di sport e cinema.
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