Il mondo attraverso i miei occhi. Daido Moriyama in mostra a Foligno

01/12/2014 di Simone Di Dato

“Fino a pochi anni fa, sono stato in grado di allontanare la consapevolezza che non c’è un briciolo di bellezza nel mondo, e che l’umanità è una cosa di estrema mostruosità. Così ho potuto fotografare e credere in qualcosa.”

Daido Moriyama

Avanzare una dichiarazione di intenti per spiegare la sua fotografia sarebbe come imbrigliare invano un’esperienza sconfinata e indomabile. A 76 anni, il lavoro di Daido Moriyama continua a distinguersi per la stessa e identica inclinazione a cogliere liberamente il mondo e quella realtà ricca di stratificazioni, sfumature e “coscienze estreme” tipica delle fotografie che ha scattato sin dal 1960. Riconosciuto come una delle figure di spicco della fotografia nipponica, nel corso della sua intensa carriera Moriyama è stato testimone dei profondi cambiamenti che hanno trasformato il Giappone del secondo dopoguerra, dall’occupazione militare americana fino alla dissoluzione dei valori tradizionali.

Daido Moriyama in mostra a Foligno
Daido Moriyama On the Bed I, Tokyo, 1969

La sua dipendenza autoproclamata è senza dubbio il viaggio, purché solitario e sempre vibrante di impulsi vitali. E’ la vita infatti, nuda e cruda, nei contrasti della quotidianità, a essere il cardine del suo lavoro insieme alla città, teatro di eccezionali fotografie nate all’insegna dell’anarchia estetica. Come un cane randagio Moriyama riprende insolite inquadrature, sguardi inaspettati, pericolosi ma spesso densi di erotismo, alternati a strade che immortalano l’esperienza urbana più dissonante e provocatoria. Fissando ombre e bagliori accecanti, l’artista prende le distanze dall’approccio proprio del reportage e dalle atmosfere intimistiche. Preferisce sporcare, sovrapporre, sfocare e graffiare le sue fotografie per filtrare il mondo che i suoi occhi osservano.

Daido Moriyama
Daido Moriyama, Highway, Shizuoka, Japan, 1969;

Attraverso immagini costantemente in bianco e nero, lo sguardo del fotografo si abbandona a tutto ciò che attira e colpisce l’attenzione. Non importa il soggetto, non importa l’intenzione: tutto è degno di essere fotografato. Che sia parziale o permanente, il senso del tempo incontra la natura frammentaria del mondo in un dialogo pieno di contraddizioni e caos. E’ un lavoro brutalmente diretto, privo di inganni, di qualsiasi “ismo”, ma soprattutto libero da ogni tentativo di mistificare il pubblico. Un vero istinto irrefrenabile. “ Quando scatto fotografie – spiega Moriyama – il mio corpo inevitabilmente entra in uno stato di trance. Ogni cellula del mio corpo diventa sensibile come un radar, sensibile alla vita delle strade. Se dovessi spiegarlo in parole direi ‘Non ho altra scelta…devo immortalare questo momento…non posso lasciare questo posto per gli occhi di un altro…devo scattare…non ho altra scelta’. Un infinito mormorio.

A omaggiare la lunga strada di Moriyama sarà fino al 25 gennario 2015 una monografica dedicata alla poetica del fotografo giapponese per ricostruirne l’intera carriera attraverso 450 immagini e illustrere il complesso impianto di stile e di contenuti delle fotografie che hanno fatto la storia. Ospitato dal CIAC- Centro italiano arte contemporanea, il percorso espositivo curato da Filippo Maggia parte da Pantomime, serie scattata a fine anni ’50 quando l’autore, appena ventenne, inizia a fotografare freelance, per poi ripercorrere i maggiori lavori realizzati da Daido Moriyama nel corso degli anni, tra cui: Japan:a Photo Theater, tratta dal libro pubblicato nel 1968 in collaborazione con Shuji Terayama, e Itinerant Entertainers, realizzata nello stesso periodo; Hunter e Farewell Photography, pubblicati a inizio anni ’70 scioccando l’ambiente fotografico giapponese; e ancora Tales of Tono, realizzata nel 1974 nelle zone del Giappone rurale e più tradizionale, fino a Shinjuku, serie degli anni ’90 composta da istantanee scattate nelle strette vie della città di Shinjuku, “la città caotica dei desideri della gente”.

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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