Il ministro, il vicepresidente e l’arca di Noè

20/07/2013 di Giacomo Bandini

Libertà d’espressione – Per non dare eccessivamente importanza alla cialtroneria di certe persone sarebbe necessario non considerarle nemmeno. Purtroppo spesso i cialtroni si trovano più in alto di noi, comuni mortali. Il vicepresidente del Senato, Calderoli, è uno di questi. Le frasi ingiuriose nei confronti del ministro Kyenge, ma si potrebbe azzardare nei confronti di ogni cittadino che crede nel moderno mondo libero, sono il più fulgido esempio di come al peggio non ci sia mai fine. Soprattutto nella democratica Italia, dove chiunque può esprimere liberamente la propria opinione. Fin troppo liberamente. Tanto da poter paragonare un essere umano ad un orango. Dimenticandosi che Darwin è arrivato prima di lui.

Scimmia o Orango? – Siccome poi nemmeno il fondo del barile rappresenta la fine della miseria culturale è stato necessario toccarlo due volte per rendersi conto della realtà che ci circonda. Una realtà dominata dalla pochezza di alcuni esseri umani. Come il consigliere, ovviamente leghista, che seguendo la vena artistica da sempre sopita ha accostato la foto di una scimmia a quella del ministro commentandola con una frase ad effetto: “Separate alla nascita.” Ricordiamo che questo consigliere, tale Agostino Pedrali, aveva commentato così le critiche all’amico Calderoli: “Seguendo la vicenda Cecile/Orango mi sono ricordato di Cesare Lombroso e della sua branca di studio: la frenologia, ossia, semplificando, lo studio delle attitudini e del comportamento dedotto dai tratti somatici. E devo dire che osservando la negretta ministra un qualcosa di vero c’è, forse più di un qualcosa. Vuoi vedere che il vecchio Cesare non aveva poi tutti i torti?”.

Calderoli
Calderoli

Al peggio non c’è mai fine – In effetti tutti i torti il vecchio Cesare non li aveva, perlomeno se si guardano i tratti somatici ed i comportamenti di certi personaggi della politica attuale. Compreso il buon Pedrali. Nel quale a quanto pare si riconosce una certa parte del popolo Padano. Quella che sotto i vari articoli riguardo all’accaduto descrive un Paese privo di democrazia, libertà di espressione e giustizialista, quando decide di parlare forbito, e che invece è capace di postare frasi del calibro “ma la ministra è quella a sinistra della foto o quella a destra?”, quando è l’ora dell’osteria.

Non è più tempo – Ora, fare del moralismo non è l’intento di questo articolo. Lo è rattristarsi della condizione in cui versano le elitè da noi stessi elette. Sì poiché Calderoli e Pedrali qualcuno, nella posizione in cui si trovano, ce li ha messi. E non è forse noi che rappresentano quando emettono, spesso in un Italiano incomprensibile, tali pensieri di elaborata fattura? C’è chi sostiene Calderoli abbia così cercato di riavvicinare il popolo leghista di una volta. Quello dei “Padania libera” e della pulizia sui treni. Se anche fosse non ha alcuna importanza né giustifica il gesto. In primis perché non credo i leghisti abbiano ancora tempo di pensare a cacciare via tutti i negri dal Paese, vista la crisi dei tempi correnti. In secondo luogo poiché quando la politica sconfina nella sfera della dignità individuale, non esistono strategie, solo istinti animali.

Ci son due coccodrilli… – Giovanni Sartori ha sottolineato come la Kyenge sia nata in Congo, laureata in Italia in medicina ed è specializzata in oculistica. Ergo, cosa ne sa di «integrazione», di ius soli e correlativamente di ius sanguinis? Giustissimo. Ma è altrettanto corretto sottolineare che la maggior parte delle figure politiche che siedono nelle Aule e negli uffici dell’imponente burocrazia presentano un curriculum simile. A parte il Congo. Dunque perché scatenarsi contro la straniera di turno, quando molti dei nostri politici sono stranieri del buonsenso e dell’onestà. Almeno la Kyenge non si mette a frignare se le dicono “scimmia”, mentre Calderoli ogni volta che pensa al Porcellum piange lacrime di coccodrillo. Mancano solo i falchi, le colombe e i giaguari. Così Napolitano potremo chiamarlo Noè. Col beneplacito di Papa Francesco e del gabbiano sul comignolo.

The following two tabs change content below.

Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus