Il Messico alle urne per le elezioni di mid term

06/06/2015 di Michele Pentorieri

Il Paese Latinoamericano è chiamato ad eleggere diverse cariche istituzionali importanti. Il consenso del Presidente Peña Nieto è in caduta libera. Intanto, l’antipolitica si fa spazio in un clima elettorale più che mai teso.

Domenica 7 Giugno, circa 83,5 milioni di messicani saranno chiamati alle urne. Ad essere eletti,  la Camera dei Deputati, nove governatori, 641 consigli municipali e ben 993 sindaci. In pratica, delle vere e proprie elezioni di mid-term, il cui risultato ci dirà il grado di consenso del quale gode l’attuale Presidente Enrique Peña Nieto.

La popolarità del Presidente non sembra attestarsi su livelli altissimi, anzi. Il suo Partito Rivoluzionario Istituzionale, attualmente al potere, soffrirà quasi certamente un’emorragia di voti dovuta alle proteste riguardanti il modo in cui il Presidente ha gestito la sparizione di 43 studenti della scuola di Ayotzinapa, avvenuta il 26 Settembre nello Stato di Guerrero, ma non solo. L’insoddisfazione dei messicani, tuttavia, non si limita al partito di Governo, ma si estende grosso modo all’intero sistema politico. Altissime sono, infatti, le percentuali di coloro i quali dichiarano di non avere fiducia nei partiti e molto bassa è quella di quelli che si dicono felici del funzionamento della democrazia nel Paese.

Il clima pre-elettorale è reso a dir poco pesante dalle violenze che si verificano quotidianamente ai danni dei circoli elettorali e dei candidati. Lo scorso Primo Maggio è stato ucciso Ulises Fabián Quiroz, candidato del Partito Rivoluzionario istituzionale alla poltrona di sindaco di Chilapa. Due settimane dopo, è toccato a Enrique Hernández Salcedo, raggiunto da colpi di arma da fuoco durante un comizio elettorale in cui si scagliava contro il Governo ed i cartelli della droga. La stessa sorte è toccata il 28 Maggio a Israel Hernández Fabela, coordinatore della campagna elettorale di Aida Beltrán Sánchez e due giorni dopo a due persone rimaste uccise durante gli scontri a seguito della chiusura della campagna elettorale del Partito Azione Nazionale. La faida ha interessato principalmente i candidati a ricoprire varie cariche istituzionali.

La paura di un tentativo diretto dei narcos di influenzare il processo elettorale è molto alta. Il Segretario tecnico dell’Istituto Nazionale Elettorale, Edmundo Jacob, ha tuttavia rassicurato la popolazione. La sua teoria è che i narcotrafficanti non gradiscono la popolarità e, per questo, cercano di evitare i riflettori. In considerazione di ciò, è estremamente difficile che essi scelgano di farsi coinvolgere in prima persona nella tornata elettorale. Dal punto di vista della sicurezza, sono arrivate ampie rassicurazioni da parte del Ministro dell’Interno Chong, che ha garantito il dispiegamento di diverse migliaia di soldati. Infine, allo scopo di garantire la trasparenza del processo elettorale, è stato affidato il ruolo di osservatrice al premio Nobel Rigoberta Menchù.

Il clima elettorale è pesante non solo a causa degli omicidi appena descritti. Numerosi sono gli appelli al non voto o all’annullamento delle schede elettorali, soprattutto tra le classi medio-alte. L’antipolitica è molto diffusa e tra ampi strati della società serpeggia la tesi secondo la quale i partiti sono tutti uguali e che non esista una vera alternativa. Ad aggravare il sentimento di scetticismo e disaffezione nei confronti della politica hanno concorso l’aumento della criminalità e il proliferare di scandali e casi di impunità. Oltre a questi temi, in primo piano c’è anche la diseguaglianza. A tal proposito, è da sottolineare che il 51% della popolazione vive sotto la soglia del benessere di base, mentre il 20% è soggetto ad un regime di insicurezza alimentare.

Il quadro partitico è suddiviso come segue. Il Partito Rivoluzionario Istituzionale –tutt’ora al governo- ha detenuto il potere in maniera ininterrotta dal 1929, anno della sua fondazione, al 2000. Le modalità di esercizio di tale potere sono state al centro di numerose proteste e le accuse di autoritarismo sono piovute da più parti. E’ considerato un partito di centro, espressione di istanze moderate. Nel 2000 è stato per la prima volta sconfitto alle elezioni dal Partito Azione Nazionale, conservatore e di ispirazione cristiano-democratica. A completare il quadro dei principali partiti messicani c’è il Partito della Rivoluzione Democratica, che costituisce attualmente la seconda forza politica del Paese ed è nato dall’ala sinistra del Partito Rivoluzionario Istituzionale.

L’appuntamento elettorale costituisce uno snodo fondamentale per il Presidente Peña Nieto e per il suo partito. Dopo una vittoria tutt’altro che schiacciante nel 2012, infatti, il consenso intorno alla sua figura si è sempre attestato su livelli piuttosto bassi. Il già citato episodio della sparizione di 43 studenti lo scorso Settembre non ha fatto altro che aggravare la sua posizione politica poiché a tutt’oggi il quadro di ciò che successe è a dir poco fosco. Inoltre, lo scorso Novembre è stato coinvolto in uno scandalo che vedeva la sua abitazione intestata ad un’impresa vincitrice di un importante appalto, ed anche il Ministro dell’Interno del suo Governo è incappato in uno scandalo simile ad Aprile. Per completare il quadro non proprio edificante, qualche settimana fa, in occasione del Forum economico mondiale dell’America Latina, Peña Nieto ha affermato che la corruzione fa parte del bagaglio culturale messicano.

Oltre al risultato che si annuncia quasi certamente negativo per il partito al governo, resta da vedere se gli altri attori sulla scena elettorale avranno saputo intercettare il malcontento dei cittadini. In un Paese, il Messico, in cui ai già fin troppo noti problemi di criminalità organizzata e narcotraffico si è aggiunto anche un pericoloso sentimento antipolitico, che può favorire il rafforzamento di quelle entità che vogliono sostituirsi allo Stato.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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