Il mercato del lavoro fra media e realtà

08/04/2013 di Federico Nascimben

Una rappresentazione tendenziosa della realtà – Sono di questi ultimi giorni le notizie che hanno visto sulle prime pagine dei giornali il suicidio della coppia di Civitanova Marche, il milione di licenziamenti nel 2012 e lo sblocco dei pagamenti arretrati della PA alle imprese. Cerchiamo fare un po’ di chiarezza, perché troppo spesso ci viene fornito dai media un dipinto del mercato del lavoro non realistico, imputando l’intera colpa alle misure prese dal Governo Monti e dalla c.d. “austerity” di Bruxelles.

I nostri mali hanno origini profonde e lontane – La realtà – come sempre – non è mai o bianca o nera. La grave situazione che ci attanaglia, oltre che dalla crisi economica in atto da ormai cinque anni, proviene dalla mancanza di risposte efficienti del sistema-Italia alle sfide posteci dai mercati internazionalizzati.

Mercato del lavoro in ItaliaSalari, inflazione e produttività – Lavoce.info ha pubblicato qualche giorno fa un interessante articolo su salari, inflazione e produttività, ponendo a confronto – dal 2000 al 2010/2011 – Germania, Francia e Italia. Il Costo di lavoro per unità prodotta (Clup) è dato dal rapporto tra il costo del lavoro per addetto (quanto, in sostanza, costa, al lordo, il lavoratore all’impresa) e la produttività per addetto: fatto 100 il 2000, questo è cresciuto di oltre 30 punti nel giro di 10 anni, mentre in Francia è cresciuto di quasi dieci punti in meno, ed in Germania è rimasto pressoché uguale. Utilizzando lo stesso sistema per i salari nominali per ore lavorate (cioè il quantitativo monetario dato al dipendente come corrispettivo della prestazione lavorativa), si può notare come in Italia siano cresciuti in maniera speculare al Clup, mentre in Francia siano cresciuti in maniera superiore, toccando i 35 punti; ultima invece la Germania, che ha visto un aumento di soli 15 punti. Il tasso di inflazione, nello stesso periodo, è stato sempre più elevato in Italia, rispetto a – rispettivamente – Francia e Germania. I salari reali per ore lavorate (indicatore che tiene conto del potere d’acquisto), dal 2000 al 2010, sono aumentati di 12 punti in Francia, di 4 in Italia e sono addirittura diminuiti di un paio di punti in Germania. Nello stesso arco di tempo la produttività del lavoro per ora lavorata è rimasta sostanzialmente invariata in Italia, mentre è aumentata in maniera maggiore in Francia rispetto alla Germania: il nostro Paese sconta un divario di quasi 10 punti con i tedeschi e di più di 12 con i francesi. Infine, un dato che appare un po’ sorprendente rispetto a quello che siamo abituati a credere: il cuneo fiscale in Italia, dal 2000 al 2011, pur avendo avuto un andamento calante fino al 2005, e crescente in seguito, risulta pressoché stabile nel periodo, ed inferiore di circa due punti rispetto a Francia e Germania. Nel primo Paese è rimasto sostanzialmente invariato, mentre nel secondo vi è stata una costante diminuzione nel corso del periodo.

Recuperare competitività nel breve e nel lungo periodo – Ebbene, la conclusione più importante da trarre, anche in seguito a questo confronto, è quella che ci viene fornita da molti osservatori da parecchi anni a questa parte: in Italia un recupero di competitività della nostra economia equivale innanzitutto ad un recupero di produttività. Ma perché si possano produrre risultati strutturali occorre un ripensamento del nostro sistema produttivo, che richiederebbe periodi medio-lunghi di riassestamento; invece, nel breve e medio periodo, per ridare ossigeno al nostro tessuto aziendale, occorre soprattutto fare tre cose: ridurre il cuneo fiscale, favorire l’accesso al credito per le PMI e un miglior sistema di collocamento che favorisca realmente l’incontro tra offerta e domanda di lavoro.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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