Il maschilismo nella pornografia? Vintage

24/04/2015 di Isabella Iagrosso

Andare oltre i canoni della pornografia classica, fondamentalmente decostruendo gli stereotipi ossessivi che vengono imposti dalla rappresentazione erotica che finora è stata esclusivamente maschilista

Serge Marshennikov

 La blogger Slavina Perez, sul Fatto quotidiano, scrive:“Considero la pornografia un dispositivo di controllo biopolitico che storicamente è stato funzionale alla società patriarcale per imporre una determinata visione della sessualità. (..) L’idea di produrre pornografia femminista contiene automaticamente il germe della dissidenza ed è ovviamente una proposta politica, ancor prima che estetica.”

La sua proposta, che ha preso piede nell’ultimo decennio per opera di pensatori e pensatrici come Beatriz Preciado, Diana Torres, Cindy Gallop e molti altri, consiste nell’andare oltre i canoni della pornografia classica, fondamentalmente decostruendo gli stereotipi ossessivi che vengono imposti dalla rappresentazione erotica che finora è stata esclusivamente maschilista. Con questo non si intende rinnegare la pornografia, bensì darle un nuovo impulso, liberarla e renderla al passo con i tempi e con le esigenze della diversità degli individui.

Immagini di corpi nudi e rappresentazioni erotiche esistono e sono giunte fino a noi dall’antichità: la Venere di Willendorf preistorica, le statue greche, nonché i disegni a muro ‘hard’ ritrovati nei lupanari romani. Il termine pornografia deriva dal greco ‘porne’, prostituta, e ‘graphe’, disegno, ma viene cominciato ad utilizzare nell’accezione moderna solo nel XIX secolo, sottintendendo con esso il fine di indurre ad eccitazione sessuale. La Chiesa cattolica non ha accettato quella che da molti viene considerata una forma di arte, definendola nel Catechismo 2354 come una sottrazione “all’intimità dei partner degli atti sessuali, reali o simulati, per esibirli deliberatamente a terze persone. Offende la castità perché snatura l’atto coniugale. Lede gravemente la dignità di coloro che vi si prestano, poiché l’uno diventa per l’altro oggetto di un piacere rudimentale e di un illecito guadagno. Immerge gli uni e gli altri nell’illusione di un mondo irreale.”

L’idea della mercificazione del corpo è stata ripresa anche da una parte delle correnti femministe che sull’argomento si presentano in netto disaccordo interno. Catharine MacKinnon – nota femminista – definisce la prospettiva liberazionista della pornografia come ‘illusoria’, in quanto si tratterebbe comunque di uno sfruttamento implicito della donna come merce sessuale e rientrerebbe tutto nella struttura maschilista padronale della società. In uno studio di Patrick Trueman si è analizzata la correlazione tra pornografia e violenza, stabilendo un’interconnessione tra le due. Innanzitutto si perpetua in questo modo una società che accetta la violenza sessuale maschile sul genere femminile, svilito dalla rappresentazione che ne viene data. Inoltre, fa in modo che si creino falsi miti ed aspettative riguardo alla sessualità che contribuiscono a non viverla in modo naturale e spontaneo.

Il fatto che la pornografia contemporanea sia inadeguata a fornire modelli sessuali accettabili è opinione condivisa. A differenza di Trueman però, esponenti come Cindy Gallop portano avanti progetti non di censura, bensì di apertura e normalizzazione della pornografia. Il sito da lei fondato, Makelovenotporn.com, ha proprio come obiettivo l’abbattimento di tutti quei pregiudizi sul sesso che derivano da una rappresentazione pornografica irrealistica.

Negli ultimi anni invece ha preso piede un nuovo movimento, la post-pornografia, di cui sono esponenti le sopracitate Slavina Perez e la filosofa Beatriz Preciado. Fondamentalmente si tratta di porno femminista, creato spesso da donne per essere fruito da donne, proprio in prospettiva di una decostruzione dei ruoli sessuali tradizionali. In realtà il post-porno va anche oltre le semplici rivendicazioni femministe, si fa portatore e sostenitore di una libertà sessuale completa, inserendo nel dibattito tutte le sfaccettature del gender. Tra i primi lavori di questo genere ricordiamo i “Dirty diaries” di Mia Enberg, un progetto di 12 corti pornografici, oppure i film di Annie Sprinkle, tra cui “Sluts and Goddesses: How to be a sex Goddess” (1998), in cui la regista spiega una serie di esercizi per diventare più consapevoli del proprio corpo.

L’idea alla base è che il corpo appartenga all’individuo che lo muove e può farne ciò che vuole. “Il postporno vuole dar voce all’immaginario di tutti quei soggetti esclusi, marginalizzati, umiliati dalla pornografia maschilista funzionale al mercato e alla riproduzione binaria dei generi” afferma la stessa Beatriz Preciado. Il corpo è anche un arma e come tale va usato. Il pornoterrorismo, termine sempre di recente conio, sfrutta il corpo come strumento per sconfiggere la repressione patriarcale, ecclesiastica e capitalistica. Diana J. Torres attraverso performances, azioni dirette, scritti e ovviamente post-porno, porta avanti questo movimento.

Esagerati, immorali, esibizionisti, molti sono i termini che potrebbero essere usati per definire i seguaci del nuovo processo di liberazione sessuale. In realtà ne rimane solo uno che abbia un senso: necessari. E’ tempo di andare oltre gli stereotipi nel senso più profondo attraverso ogni mezzo, è ora di andare oltre un’ecologia culturale sessista di tipo patriarcale, ormai vintage, ormai superata. Verso una maggiore consapevolezza di sé, una maggiore sicurezza di sé, in prospettiva di una maggiore consapevolezza degli altri. Sempre citando Beatriz Preciado, perchè dunque ci dovrebbe piacere la post-pornografia? “Perchè scardina le dinamiche di genere, è insubordinazione, divertimento, desiderio. È la nostra rivoluzione sessuale.”

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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