Il m5s tra il sogno palazzo chigi e le realtà comunali

20/10/2015 di Edoardo O. Canavese

La kermesse ad Imola lancia il M5S come forza alternativa di governo e consolida la leadership di Grillo e Casaleggio come veri strateghi del movimento. Nonostante l’impreparazione dei sindaci grillini stia dimostrando come l’onestà da sola, a governare, non basti.

M5s

Il 17 e 18 ottobre il M5S si è ritrovato di fronte ai militanti ad Imola, in una cornice più sobria e numericamente più contenuta di quello che fu il Circo Massimo nel settembre 2014. Come allora lo slogan è stato “Italia 5 Stelle”, rilanciando l’immagina di movimento non più solo d’opposizione ma candidato alla guida del Paese. Diversamente dall’anno scorso l’impressione è che il M5S abbia le idee più chiare su cosa fare da grande. Sul palco di Imola sono sfilati i big del partito, affrontando ciascuno temi di competenza che pare anticipino un’investitura a ministro: Di Battista ha parlato di Esteri, Fico di Rai, la Ruocco di Economia. Per Di Maio invece un discorso più generale, perché questo ci si aspetta da un candidato premier, come viene ormai indicato dai più nel movimento ed in piazza. Ma non da chi nel M5S continua a contare più di tutti: Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

A sentire le voci dei grillini sul palco sembra continuare a prevalere l’identità antisistemica del movimento, preparati nella critica al governo, un po’ meno pronti su proposte “esecutive”. Ma allora cos’è cambiato dall’anno scorso? Perché il M5S appare più conscio del proprio ruolo di alternativa di governo? Perché i suoi leader, Grillo e Casaleggio, hanno riaffermato la propria supremazia sul movimento ed hanno dettato i tempi politici del raduno. E’ stato Casaleggio a dettare il primo punto del programma di governo a cinque stelle, la cancellazione della prescrizione, ed è stato l’ex comico a fare del reddito di cittadinanza il punto focale della proposta grillina negli ultimi mesi. Si potrebbe riassumere dicendo che, se in Parlamento i 5stelle si occupano di opposizione, la linea la si decide a Milano, negli uffici della Casaleggio Associati, e a Sant’Ilario, villa Grillo.

Nella diarchia che comanda nel M5S Grillo e Casaleggio rivestono ruoli molto definiti. L’ex comico è il padrone del marchio del movimento, ma preferisce continuare a presentarsi in veste messianiche vero e proprio padre del mondo 5stelle. Da Imola, tra il serio e il faceto, si è paragonato a Noè, guida salvifica in un mondo incredulo alle sue profezie, e ha ricordato come i parlamentari oggi guadagnino, e parecchio, grazie a lui. Auto satira, ma anche un ammonimento verso chiunque rivendichi ruoli da protagonista (Di Maio?). Alla sua personalità idealista si contrappone il pragmatico Casaleggio, che resta l’eminenza grigia del Movimento. L’uomo che da dietro le quinte gestisce la democrazia virtuale attraverso le piattaforme di voto, ma che comincia ad alzare la voce in materia più prettamente politica. E sarà presso i propri uffici che sarà gestita la scelta della squadra di governo.

Ad Imola non c’è stata soltanto festa, ma anche confronto, a tratti duro, tra le diverse anime del movimento. I due schieramenti che si stanno definendo in seno ai 5stelle sono quello dei sindaci e quello dei parlamentari, ma non rappresentano gruppi contrapponibili, bensì costituiscono la prova dei limiti politici e rappresentativi del grillismo. Se infatti Pizzarotti, primo sindaco grillino, anche grazie alla propria dissidenza è riuscito a ritagliarsi un ruolo di mediatore in consiglio comunale, gli altri otto sindaci 5stelle stanno incontrando gravi difficoltà nella gestione delle città. Filippo Nogarin, primo sindaco di Livorno non presente alla kermesse, s’è visto respingere il bilancio consolidato dai suoi stessi consiglieri. Giancarlo Cancellieri, sindaco di Ragusa, dopo una campagna elettorale antitasse ha aumentato la Tasi e nel giugno scorso ha dato il via libera per la ricerca sulle coste siciliane per eventuali trivellazioni. Una resa plastica di quel che significa, per esordienti della politica, governare.

“Uno di voi potrebbe essere sottosegretario o ministro”, ha esclamato Di Battista indicando i militanti sopraggiunti ad Imola. Ed è questo l’indizio dell’idea di rappresentanza politica che il M5S si ostina a dare di sé, essere megafono e anche datore di lavoro dell’uomo qualunque al quale si chiede squisitamente conto dell’onestà. Per carità, concetto assai nobile in tempi corrotti, ma come suggerito dal Prefetto di Roma Gabrielli, l’onestà deve essere la precondizione, cui deve far seguito preparazione amministrativa e conoscenza del territorio. Ed è qui che fino a questo momento hanno cozzato le esperienze esecutive dei grillini, proiettati senza adeguata preparazione politica e burocratica a fare i conti con le complesse macchine amministrative. Non tutti possono diventare sindaco né ministro, e per compiere un tale passo è necessaria una preparazione politica e, per quanto dispiaccia al grillismo, anche ideologica senza le quali ogni tentativo di governo sarà vano. Per questo Roma, per un M5S favorito nelle urne, se non se ne dovesse studiare attentamente le dinamiche organizzative, potrebbe rappresentare una rovinosa operazione politica.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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