Il lavoro dei dieci saggi discusso nella tavola rotonda di Cultura Democratica

24/04/2013 di Redazione

Lo scorso 16 aprile, presso la Luiss Guido Carli a Roma, si è tenuta una conferenza organizzata da Cultura Democratica, il think tank composto da giovani studenti ed imprenditori con l’obiettivo di formare una classe dirigente giovane e competente che promuova l’innovazione legislativa e le buone politiche di governo sia in Italia che in Europa.

Il tema della tavola rotonda è stato il lavoro svolto dai Saggi incaricati dal Presidente della Repubblica Napolitano al fine di individuare le azioni di riforma da proporre ad un futuro governo. Per discuterne con gli studenti, sono intervenuti tre parlamentari, rappresentanti dei principali schieramenti politici: il senatore Vannino Chiti del PD, ex vice-Presidente del Senato ed ex Governatore della Toscana, il senatore Donato Bruno del PDL, e l’Onorevole Gregorio Gitti, di Scelta Civica. I lavori sono stati moderati dal Presidente di Cultura Democratica, Federico Castorina. Europinione è stata presente per raccontarvi cosa si è detto.

cultura-democratica.Onorevole Gregorio Gitti (Scelta Civica) – Per il rappresentante di Scelta Civica, il lavoro svolto dai saggi, terminato con un documento informale, è da considerarsi positivo in quanto, secondo gli obiettivi del Presidente Napolitano, può servire per l’inizio di una stagione di confronto e, forse, di un governo di responsabilità. Il richiamo ad un governo di larghe intese, tanto richiesto dal Professor Monti, sembra evidente. Uno dei punti messo in evidenza dall’onorevole, riguardo il documento in esame, è quello sul ruolo dei partiti politici ed il relativo finanziamento, ritenuto importante dai saggi. Gitti ha citato Leopoldo Elia, il quale, negli anni 70, scriveva sull’Enciclopedia del diritto: “nella forma di governo parlamentare, uno dei sistemi centrali è quello dei partiti politici”. Un’ opinione confutata 30 anni dopo da Massimo Luciani. Secondo l’esponente centrista, la legge elettorale, se modificata, deve assolutamente toccare anche le strutture interne dei partiti. Già la legge 96/2012 sul finanziamento dei partiti è solo un pezzo di strada, ostacolato dalla mancata maggioranza per approvare una nota di Giuliano Amato riguardante, appunto, la struttura partitica. Facendo una comparazione, mentre nella Repubblica Federale di Germania i partiti sono considerati organi costituzionali, l’articolo 49 della Costituzione italiana li definisce solo “attori”. Un aspetto cruciale di questo tema, dovrebbe riguardare la garanzia della democrazia interna ai partiti, da sancire con i diritti degli iscritti e delle minoranze, le forme di partecipazione, la trasparenza e, soprattutto, l’accountability, ossia la responsabilità.

Senatore Donato Bruno (PDL) – Il senatore di centro-destra inizia il suo intervento dai tentativi del PDL di riforma della Costituzione, in particolare la seconda parte. Alcuni tentativi furono fatti in passato con le commissioni Bozzi, Iotti-De Mita e D’Alema, tutti rimasti sulla carta. L’ultima legislatura non ha visto discussioni di modifica del testo costituzionale, nonostante tutti la chiedessero, senza, tuttavia, passare ai fatti. Il lavoro svolto dai saggi non è da considerarsi inutile. Esistono dei buoni punti di partenza. L’analisi si sofferma sulla legge elettorale in vigore, il famigerato “Porcellum”. A detta del Senatore, la legge è stata voluta inizialmente da tutti gli schieramenti, in modo da garantire ai partiti la scelta dei candidati. È una legge, tuttavia, che premia solo il leader o la coalizione, non il singolo candidato. Il premio di maggioranza aveva senso fin quando, in situazione di bipolarismo, le coalizioni raggiungevano oltre il 43/44 % delle preferenze. Le elezioni del 2013, scardinate dal Movimento 5 Stelle e da Scelta Civica, hanno scatenato un paradosso, in quanto il premio di maggioranza è spettato ad una coalizione, quella del Centro-sinistra, superiore alle altre del solo 0,5%. Lo stesso Mattarellum, la precedente legge elettorale, nel 1994 non diede a Forza Italia la maggioranza al Senato. Dove bisogna intervenire, dunque? Sicuramente, secondo Bruno, si deve porre fine al bicameralismo perfetto, trasformando il Senato in una Camera rappresentativa, ad esempio delle Regioni. Andrebbe eliminata la differenza di premio di maggioranza tra Camera e Senato, in quanto quest’ultimo si basa su circoscrizioni su scala regionale, alterando l’uguaglianza tra le Regioni per importanza elettorale. Un altro punto cruciale toccato dal Senatore, è la responsabilità civile dei magistrati, tema molto caro alla coalizione di Centro-destra. La presenza pubblici ministeri in cerca di gloria attraverso casi politici è un rischio per la democrazia, secondo Bruno, e dunque c’è bisogno che anche i magistrati siano responsabili del proprio operato, così come gli avvocati. Ultimo tema, le lobby. “E’ tempo di finirla con le camere oscure, ci sia trasparenza sull’attività dei singoli parlamentari”, afferma il Senatore.

Vannino Chiti
Il Senatore Vannino Chiti

Senatore Vannino Chiti (PD)“La democrazia ha sfide importanti: i fondamentalismi, il terrorismo, il populismo e l’anti-politica. Può la democrazia della rete sostituire quella rappresentativa? Io credo di no”. Esordisce così il senatore Vannino Chiti del PD. Anche lui è d’accordo con la necessità di modificare la seconda parte della Costituzione. Tuttavia, c’è da specificare il trasferimento di alcune competenze nazionali all’ambito europeo, a seguito del Trattato di Lisbona del 2009, come la sicurezza, la moneta, l’ambiente e così via. Per quanto riguarda il lavoro dei saggi e le riforme da fare, il senatore affronta alcuni specifici temi: le lacune del federalismo, in quanto alcune Regioni come la Sicilia hanno cancellato le Provincie o tentano di farlo; il bicameralismo perfetto, da modificare cambiando il Senato in Camera delle rappresentanze dei Presidenti di Regione, mentre la Camera da la fiducia al governo. Ancora, Chiti si sofferma sulla proposta del PDL di istituire il semi-presidenzialismo, in quanto è una questione da affrontare tramite referendum. Infine, i costi della politica: è necessaria una legge sul finanziamento dei partiti, oltre ad imporre la trasparenza per i gruppi parlamentari. Sembra ci siano molte convergenze con le altre esposizioni, ma tra le parole e i fatti, la strada sembra lunga.

Le proposte degli studenti – hanno avuto molto spazio le proposte degli studenti, intervenuti nel dibattito con le loro istanze. Secondo lo spirito dell’associazione Cultura Democratica, sono stati posti quesiti e richieste, prese poi in carico dai parlamentari presenti. In particolare, i temi della separazione tra carriera in magistratura e politica, sull’eliminazione dell’aspettativa elettorale. Ancora, il tema della sfiducia costruttiva e, soprattutto, la regolamentazione delle lobby, ambito trattato di recente dall’associazione sia in fase di proposta che di discussione in una conferenza. Anche questa volta, si è visto il volto e la voglia di giovani studenti, desiderosi di dare il proprio contributo, anche in piccolo, al miglioramento dell’Italia, segno che non solo con l’anti-politica si può costruire qualcosa di buono.

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