Il jobs act prosegue per la sua strada

23/02/2015 di Federico Nascimben

Il Cdm di venerdì 20 febbraio ha approvato definitivamente i due decreti sul contratto a tutele crescenti e sul nuovo sistema di ammortizzatori sociali. Allo stesso tempo sono stati avviati i provvedimenti sul riordino delle forme contrattuali e sulla conciliazione dei tempi di vita e lavoro. Analizziamo i provvedimenti

Il Consiglio dei ministri n. 51 di venerdì 20 febbraio ha approvato, tra le altre cose, in via definitiva i primi due decreti del jobs act sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e sul nuovo sistema di ammortizzatori sociali. Rispetto a quanto avevamo già scritto non vi sono particolari novità da rilevare: il Governo ha scelto così di proseguire dritto per la sua strada, anche discostandosi dal parere espresso dalla commissione Lavoro della Camera, visto anche che non aveva alcun obbligo di recepimento.

Le novità riguardano invece due ulteriori decreti legislativi, che dovranno svolgere lo stesso percorso dei precedenti: il primo relativo al testo organico semplificato delle tipologie contrattuali e alla revisione della disciplina delle mansioni; il secondo relativo a disposizioni in materia di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Per entrambi vi è stato solo un “esame preliminare”, perciò è probabile che subiranno modifiche prima della loro definitiva approvazione.

Andando con ordine, l’aspetto principale del primo decreto riguarda le modifiche che subiranno i co.co.pro., cioè i contratti di collaborazione a progetto: dall’entrata definitiva in vigore del provvedimento non potranno più essere attivati, mentre quelli già in essere proseguiranno fino alla loro naturale scadenza. Dal primo gennaio 2016 alle c.d. “false” collaborazioni saranno applicate le regole del lavoro dipendente, ma restano salve invece quelle “vere”.

Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro.
Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro.

Da una parte si superano i contratti di associazione in partecipazione e il job sharing, mentre dall’altra il contratto a tempo determinato non subisce modifiche sostanziali, a dispetto di quello che si poteva presumere, data l’entrata in vigore del nuovo contratto a tutele crescenti.

Per il contratto di somministrazione a tempo indeterminato (o staff leasing) viene esteso il campo di applicazione, eliminando le causali e fissando un limite d’utilizzo del 10% relativo al totale dei dipendenti a tempo indeterminato dell’impresa. Il tetto dell’importo per il lavoratore dei voucher invece viene elevato fino a 7.000 euro, rimanendo all’interno della no-tax area.

Il contratto di apprendistato viene semplificato sia per il diploma e la qualifica professionale, sia per l’alta formazione e la ricerca: come riporta IlSole24Ore, “l’intenzione del Governo è anche quella di eliminare le quote di stabilizzazione obbligatorie per assumere nuovi apprendisti e a estendere lo sgravio contributivo pieno anche per le aziende sopra i nove dipendenti”. Per quanto riguarda il part-time, invece,  ne viene flessibilizzato l’utilizzo nei casi in cui, in assenza di previsioni del contratto collettivo, “il datore di lavoro può chiedere al lavoratore lo svolgimento di lavoro supplementare e le parti possono pattuire clausole elastiche (le clausole che consentono lo spostamento della collocazione dell’orario di lavoro) o flessibili (le clausole che consentono la variazione in aumento dell’orario di lavoro nel part- time verticale o misto)”; e viene infine prevista la possibilità per il lavoratore di richiedere il passaggio al part-time in caso di gravi malattie o in alternativa al congedo parentale.

Un ultimo importante intervento riguarda le mansioni del lavoratore, per cui davanti a ristrutturazioni o riorganizzazioni aziendali, e in tutti i casi individuati dai contratti collettivi, l’impresa potrà modificarle fino ad un livello, “senza modificare il suo trattamento economico (salvo trattamenti accessori legati alla specifica modalità di svolgimento del lavoro)”. Altra novità nel merito riguarda la “possibilità di accordi individuali, in sede protetta, tra datore di lavoro e lavoratore che possano prevedere la modifica anche del livello di inquadramento e della retribuzione al fine della conservazione dell’occupazione, dell’acquisizione di una diversa professionalità o del miglioramento delle condizioni di vita”. Anche in questo caso vi è la previsione di un’importante flessibilizzazione.

Il secondo decreto riguarda invece la conciliazione dei tempi di vita e lavoro, ed interviene “sul congedo obbligatorio di maternità, al fine di rendere più flessibile la possibilità di fruirne in casi particolari come quelli di parto prematuro o di ricovero del neonato. Nel primo caso, infatti, i giorni di astensione obbligatoria non goduti prima del parto sono aggiunti al periodo di congedo di maternità post partum anche quando la somma dei due periodi superi il limite complessivo dei 5 mesi; nel secondo caso si prevede la possibilità di usufruire di una sospensione del congedo di maternità, a fronte di idonea certificazione medica che attesti il buono stato di salute della madre. Entrambe le soluzioni sono dirette a favorire il rapporto madre-figlio senza rinunciare alle tutele della salute della madre.

Il decreto prevede un’estensione massima dell’arco temporale di fruibilità del congedo parentale dagli attuali 8 anni di vita del bambino a 12. Quello parzialmente retribuito (30%) viene portato dai 3 anni di età del bambino a 6 anni; quello non retribuito dai 6 anni di vita del bambino ai 12 anni. Analoga previsione viene introdotta per i casi di adozione o di affidamento, per i quali la possibilità di fruire del congedo parentale inizia a decorrere dall’ingresso del minore in famiglia. In ogni caso, resta invariata la durata complessiva del congedo. In materia di congedi di paternità, viene estesa a tutte le categorie di lavoratori, e quindi non solo per i lavoratori dipendenti come attualmente previsto, la possibilità di usufruire del congedo da parte del padre nei casi in cui la madre sia impossibilitata a fruirne per motivi naturali o contingenti”.

In merito ai due nuovi decreti, in sintesi e senza ripetere quanto già detto, da una parte troviamo una flessibilizzazione significativa del part-time e delle mansioni (che verranno applicate, al momento dell’approvazione, anche a chi è già assunto), mentre dall’altra vediamo un’estensione di alcuni diritti relativi alla conciliazione dei tempi vita-lavoro. Si segnala altresì l’intenzione di semplificare l’apprendistato sulla falsariga del modello tedesco, ma rimangono tutte le difficoltà che storicamente hanno sfavorito l’espansione di tale contratto nel nostro Paese, per tutta una serie di limiti legati al sistema formativo e alle regolazioni regionali. E’ positiva, infine, da un lato, la previsione di riconversione di tutte le false collaborazioni, ma il tema del lavoro autonomo (assolutamente bistrattato con la riforma delle partite Iva, a cui è stato semplicemente prorogato il vecchio regime per un anno) continua a non rimanere preso seriamente e consapevolmente in considerazione dalla riforma dell’esecutivo, che lascia del tutto in secondo piano gli attuali orizzonti del mercato del lavoro: sempre meno subordinato in senso classico e sempre più autonomo.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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