Il grande prezzo della fantasia

07/01/2015 di Ginevra Montanari

Oggi si ha l'impressione che il cittadino medio sia palesemente apatico e disinteressato, ad esempio ai temi impegnati o politici, mentre appare sempre più grande il bisogno di estraniarsi da se stessi

Società e Estraneazione

Quello che un tempo veniva considerato passatempo, un hobby come un altro, oggi è diventato vera e propria passione, se non – addirittura – ancora di salvezza. Forse la causa è il miglior tenore di vita, i nuovi agi e le meccaniche routine, l’allungamento della vita media, la stanchezza, oppure il bisogno di alienarsi da una vita sociale troppo piatta. Probabilmente tutte queste cosse messe assieme. Fatto sta che il mondo ha sempre più bisogno di estraniarsi da sé stesso.

C’è chi preferisce un bel romanzo d’amore, magari un giallo, o un film fantasy; molti diventano dipendenti dai telefilm del momento: si affezionano agli attori, ai personaggi, alle loro storie. Storie che vorrebbero vivere al posto loro, il più delle volte. A meno che non si tratti di Lost, o The Walking Dead; ma anche qui, non c’è da esserne così sicuri. C’è chi adora il teatro, in tutte le sue forme, l’arte, la musica. Quanti non si separerebbero mai dal proprio ipod? Ogni giorno quante persone prendono i mezzi, passeggiano, corrono, fanno palestra, a ritmo di musica? Spesso non è neanche per la musica in sé, ma per la fantasia, la sensazione del “viaggio” che alcuni brani risvegliano, portandoti altrove. Dovunque, ma non lì. E recitare, poi, non è forse il miglior modo per vivere esperienze diverse, che non sperimenteresti mai in vita se non su un palco?

La società si evolve, e ha bisogno di nuovi stimoli, di nuove esigenze, nuove forme di esprimersi, di comunicare. Ma quand’è che la semplice evasione sfocia nell’esagerazione? Nel ventunesimo secolo non è così facile capirlo. Eppure, più del 50% degli italiani cammina, guida, mangia, col cellulare a un palmo dal viso. Ci trasformeremo tutti in zombie? Il rapportarsi diventerà sempre più difficile, mano a mano che i sogni di ognuno diventeranno più ambiziosi e complessi? Alla fine, se ci pensate, è un grande problema, legato non solo alla felicità e alla soddisfazione personale, ma all’evoluzione stessa. La depressione provoca apatia, asocialità e isolamento. Da una parte, l’insoddisfazione porta alla ricerca, allo studio di un mondo migliore, dall’altra, all’autocommiserazione, all’insicurezza costante, al non sentirsi abbastanza adeguati per questa vita in cui nessuno, dopotutto, sceglie di vivere. Quando si stava peggio, non c’era il tempo di piangersi addosso, né di sognare avventure ai confini del mondo.

Oggi si ha l’impressione che il cittadino medio sia palesemente apatico e disinteressato ai temi politici. Non vota e, se lo fa, agisce con estrema leggerezza. Ma se mettessimo in discussione la questione stessa? Se i cittadini ci tenessero, fossero davvero interessati, ma i media in qualche modo ostacolassero la partecipazione? L’apatia, come la conosciamo noi, di fatto non esiste. Semplicemente, la gente vive in un mondo che scoraggia continuamente la partecipazione, e focalizza invece l’attenzione su temi più piacevoli e distraenti che, anche se fittizi, non deludono mai. I media giocano un ruolo notevole nello sviluppare i rapporti sociali, soprattutto ignorando i problemi e la politica per concentrarsi su celebrità, scandali, e quant’altro. E anche quando si parla di temi importanti, in qualche modo scoraggiano l’interesse.

Analizziamo la presentazione di uno spettacolo teatrale: l’articolo dà sempre informazioni sul luogo, in caso lo si voglia vedere dopo aver letto l’articolo, così come l’orario, il costo, gli attori. Magari affianco ci sarà pure un commento su un ristorante lì vicino, dove fermarsi prima, o dopo, a seconda dell’orario; con tanto di contatti, indirizzi e orari. Confrontiamolo con un articolo di politica, di solito scritto molto bene, magari su una campagna elettorale in corso: parla dei candidati, sicuramente, ma non ha informazioni di alcun genere, nessun contatto, nessun sito web delle campagne, nessuna informazione su dove si terranno i dibattiti o di dove siano gli uffici delle campagne, di cosa consistano i programmi.

Il messaggio sembra dire “I lettori vorranno vedere uno spettacolo, un film, magari mangiare, ma non partecipare alla comunità”, e qualcuno penserà che sia forzato pensare ad un “complotto” simile, perché se si vuole partecipare, si partecipa e si fanno ricerche su internet per carpire maggiori informazioni. Ma tutto ciò rafforza la pericolosa idea per cui la politica è sport per spettatori. E questa non è apatia, è esclusione intenzionale. La fantasia, che trova libero sfogo nelle grandi e piacevoli mode del nostro secolo, a volte ci rappresenta meglio della realtà, e spesso ci rassicura. Ma a quale prezzo?

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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