Il grande alibi

03/11/2015 di Francesca R. Cicetti

Se gettiamo a terra i mozziconi delle sigaretta, gli incarti delle patatine, i volantini sgraditi, qualcuno pulirà. Se usciamo dal bar dove abbiamo preso un caffè senza scontrino in tasca, non importa. Non siamo i primi a rubare, non saremo gli ultimi. E se chi dovrebbe darci l’esempio è un esempio di disonestà e sciatteria, allora il grande alibi è servito.

Italia

Il problema di Roma sono le buche, i tombini, gli allagamenti, la neve, i senzatetto, gli incarti di fast food abbandonati a terra, come semi marcescenti della pianta del degrado. Il problema sono i mezzi pubblici, il traffico, il suono dei clacson, la pioggia. Il problema di Roma, il problema d’Italia, sono le emergenze rifiuti, le emergenze climatiche, le emergenze legalità. Il problema è la trascuratezza, la profonda sensazione che se qualcosa appartiene a tutti, in fondo, non appartiene a nessuno. Perché se ci sbarazziamo dei vecchi mobili sfondati abbandonandoli sul marciapiede, qualcuno li toglierà. Non noi, ma qualcuno. Se gettiamo a terra i mozziconi delle sigaretta, gli incarti delle patatine, i volantini sgraditi, qualcuno pulirà. Se usciamo dal bar dove abbiamo preso un caffè senza scontrino in tasca, non importa. Non siamo i primi a rubare, non saremo gli ultimi. E se chi dovrebbe darci l’esempio è un esempio di disonestà e sciatteria, allora il grande alibi è servito.

Il problema di Roma, il problema d’Italia, è la giustificazione di quell’immenso popolo di negligenti secondo cui se chi governa ruba molto, noi tutti siamo autorizzati a rubare almeno un poco. Se non per convenienza, almeno per principio. La grande mamma Italia ci ha insegnato che se i governanti si portano a casa scontrini pagati dai nostri contributi, questo ci fa guadagnare il diritto quanto meno di salire sull’autobus senza il biglietto. Di gettare i fazzoletti da bar in terra. Di darci malati il venerdì, il sabato e sotto le feste.

Il grande alibi non è altro che questo. Se lo fa la mamma, posso farlo anche io. Posso non pagare la multa per divieto di sosta, posso restarmene sotto le coperte invece di andare al lavoro, posso rubacchiare qui e lì, come capita, perché chi è sopra di me lo fa molto più di me. E lo fa meglio. Insomma, si torna alla retorica sempreverde del “piove, governo ladro”. La colpa è sempre degli altri e mai nostra.

C’è da dire che la classe politica tutta, dal canto suo, non ha fatto nulla per togliersi di dosso l’etichetta di casta predona e razziatrice. Anzi, se possibile ha nutrito ancora di più la credenza, alimentando il grande alibi italiano fino a renderlo spaventosamente dilagante. Così ora le giustificazioni mettono a tacere le coscienze, tranquillizzano gli animi e gettano il Paese in una fossa di leoni predatori che vogliono spartirselo un pezzo alla volta. Tutti vogliono nutrirsi alle mammelle ricche dell’Italia, fin quando è possibile. E portare a casa almeno un piccolo guadagno.

Per chi amerebbe invece fare il proprio lavoro con integrità e competenza, passeggiando tra i rifiuti accumulati al bordo della strada, resta un grande dilemma: è la classe politica a rendere l’Italia quello che è, o sono gli italiani stessi? O forse, come in ogni cosa, la responsabilità va spartita equamente? Tra chi, invece di guidare il Paese, sbandiera spigole e ruba soldi pubblici e chi, di fronte al furto dei governanti, si domanda se non ci sia una piccola parte anche per lui. In questa gara di furbizia, il cittadino onesto resta in disparte, paga il biglietto, la multa, getta la carta nel cestino, è spettatore stanco e disilluso della decadenza. Osserva chi si crede più intelligente raccontarsi delle favole. Se rubo non c’è niente di male, si rassicura il furbo. In fondo è quello che fanno tutti. Sarebbe quasi un peccato non approfittarne.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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