L’oro di Gatsby

26/05/2013 di Monica Merola

Leonardo di Caprio – aka il grande Gatsby – imperversa in questi giorni al cinema, in un turbinio di lustrini dorati, consegnando al grande pubblico una moderna trasposizione del capolavoro di Fitzgerald. Una pallida e ingioiellata Carey Mulligan interpreta – non senza abilità – l’eterna indecisa Daisy, causa della fortuna ed allo stesso tempo del declino di Gatsby.

Il Grande GatsbySono trascorsi circa 87 anni dalla prima uscita del libro, che come molte altre grandi opere della letteratura regala al lettore un vero e proprio affresco narrativo, grazie al quale in qualsiasi parte del mondo e in un qualsiasi momento si può avere la possibilità di immergersi nella New York caotica e rumorosa dei ruggenti anni ’20.

E proprio come un affresco, il grande Gatsby dona al lettore l’immortalità del momento, attraverso un’analisi che è oggi più che mai attuale della società contemporanea. All’apparenza Gatsby è soltanto uno spaccone che gode della propria condizione economica, che non ha rispetto del valore delle cose che consuma e che si lascia velocemente alle spalle, ed i partecipanti alle sue feste sono soltanto delle pedine che lui muove a suo piacimento grazie alle proprie immense possibilità.

Ma scavando in profondità, e cercando con cura il senso del suo comportamento, risulta non essere altro che un uomo che ha messo al servizio del proprio grande sogno il proprio talento e la propria intelligenza. Un sogno che non ha nulla a che vedere con le feste, le macchine o lo champagne: il suo desiderio spasmodico di affrancarsi da una tremenda povertà per riuscire a diventare l’uomo ideale per la donna dei propri sogni, l’inconcludente ed affascinante Daisy, non fa altro che sottolineare l’inconsistenza delle persone di cui si circonda, che appaiono più come dei personaggi che come delle persone vere.

Questo accade molto spesso nella nostra società, dove in un sistema piramidale molto stratificato spesso e volentieri la logica del danaro e del possesso – oltre che della “possibilità” – regna come un padrone incontrastato. Alla fine i buoni sentimenti di Gatsby, e le sue intenzioni romantiche hanno dovuto piegarsi alla logica per la quale la sua vita altro non è stata che un capiente baule dove ognuno ha attinto ciò che gli poteva gradire di più, e dove lui è stato l’unico a rimanere privo della sola cosa cosa che desiderava: non solo l’amore, ma soprattutto l’approvazione dell’algida Daisy.

Ed è davvero così necessaria l’approvazione altrui per andare avanti nel mondo? Per sentire che il piede che posiamo a terra lascerà una vera impronta, e non soltanto una macchia? Siamo quotidianamente sommersi da input che ci confermano questo, mentre in realtà sta solo ed esclusivamente a noi scegliere cosa divenire e chi essere: se Daisy – e tutto il carrozzone circense che essa comporta – o Gatsby, affascinante, ricco ed infelice. Oppure nessuno dei due.

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Monica Merola

Dopo aver conseguito la maturità classica ottiene la laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso "La Sapienza", con una tesi su Anna Politkovskaja. Giornalista pubblicista da marzo 2012 , non scrive per vivere ma vive per scrivere.
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