Il gran rifiuto 2.0 visto dagli altri

13/02/2013 di Luciano Di Blasio

Benedetto XVI ha abdicato. O, volendo essere più politically correct, ha dato le dimissioni. In ogni caso, due espressioni non proprio comuni per la Chiesa Cattolica: il matrimonio è per sempre (finche dura); il sacerdozio altrettanto (almeno in teoria); il Pontificato senza ombra di dubbio, almeno fino a ieri. Anche se poi in realtà non è proprio così – chiedere a Pietro da Morrone per credere. Sicuramente, però, la possibilità di rinunciare alla “carica” di Pontifex maximus non era contemplata nella mente dei più, oserei dire di nessuno (Nanni Moretti escluso, ovvio).

Tra lo shock dei fedeli e il sorpreso sbigottimento dei laici, gli italiani si sono ieri ritrovati immersi in una surreale giornata di genuina incredulità. Ma, si sa, che si creda o no, che si sia assidui frequentatori dei riti liturgici, sporadici fedeli della domenica mattina o ferventi atei, in Italia il Vaticano, la sua storia millenaria tra culto, scandali e arti, e la sua massima guida, il Papa, sono inscindibili dall’identità stessa del Paese. Per noi è una questione dall’ innegabile impatto mediatico. Ma quali sono le sensazioni all’estero? Cosa colpisce di più dell’annuncio shock di lunedì mattina nel protestante Nord Europa, in America Latina o negli USA?

Superate le prime ore, nelle quali tutti i principali quotidiani di tutto il mondo annunciavano le dimissioni fornendo dettagli asettici sul discorso del concistoro, adesso tutti si stanno sbizzarrendo: considerando che le prossime notizie “vere” verranno dal conclave, i m   Papa-esteriedia incentrano la loro informazione vaticana sulla speculazione.

Gli spagnoli di El País, giornale laico e assimilabile, per linea editoriale, al nostro La Repubblica, puntano tutto sul lato politico-elettorale della faccenda, spingendosi a prevedere un nuovo papa europeo, basandosi sul fatto che su 117 cardinali elettori, 62, la maggioranza assoluta, provengano da paesi europei. El País non deve per dimenticare che viene eletto papa chi raggiunge almeno i due terzi delle preferenze (con maggioranza assoluta), ma soprattutto che il fattore geografico dovrà vedersela con le spaccature interne e le forti correnti divergenti che già portarono all’inattesa elezione di Joseph Ratzinger.

Chissà cosa ne pensano quelli di El Nacional, importante giornale venezuelano che riporta trionfante le parole del Cardinale Jorge Urosa Savino, il quale è sicuro che il prossimo papa sarà sudamericano! Ovviamente rimette però il tutto al volere di Dio, che “diriga i cuori e le menti dei cardinali” durante il conclave. Lui, comunque, è uno dei 117: elettore (ha 70 anni) ed eleggibile.

Gli inglesi del Guardian guardano al lato umano, portando in prima pagina un’intervista rilasciata da monsignor Georg, fratello maggiore del Papa. In un editoriale, però, Andrew Brown rileva come la Chiesa che Papa Ratzinger consegna al suo successore sia malconcia e indebolita, sottolineando anche le responsabilità di Giovanni Paolo II per tale situazione che Benedetto XVI avrebbe “soltanto” la colpa di non aver sanato.

L’editoriale del New York Times fa il paio con quello del Guardian, ma i toni sono ancora più aspri: si parla dell’addio di un papa che non sarebbe stato assolutamente d’ispirazione, ma avrebbe nascosto alcune gravi magagne della Chiesa, si sarebbe dimostrato omofobo e soprattutto misogino. Un’analisi così aggressiva nei toni da risultare poco condivisibile, probabilmente anche per quelli che hanno sempre avuto posizioni estremamente critiche verso il Vaticano.

La rivista Time spiega ai suoi lettori quali siano le procedure per l’elezione del nuovo pontefice. Le regole del diritto canonico che ne stabiliscono i termini sono state ritoccate pochi anni fa proprio da Benedetto XVI per correggere alcune imprecisioni di un testo precedente (ambiguo) formulato da Giovanni Paolo II.

La più interessante sottolineatura internazionale è quella dedicata a Giovanna Chirri, vaticanista dell’ANSA che per prima ha diffuso una traduzione dell’annuncio in latino: Ryan Lizza, importante firma del New Yorker, ha twittato “#FF @GiovanniChirri”, dove #FF è usato per promuovere tra i propri follower un tema (o una persona) che si ritiene sia meritevole d’importanza. “B16 si è dimesso. Lascia pontificato dal 28 febbraio”, questo il tweet della Chirri.

Una valanga di complimenti, soprattutto dal mondo anglofono, sulla nostra giornalista: la lingua del nostro passato scatena l’euforia all’estero per quel suo potere evocativo. Le nostre sfortune? Probabilmente la Chirri costituisce un’eccezione nel nostro Paese; noi abbiamo una malsana capacità di denigrare i pilastri fondanti della nostra cultura, vissuti come passato remoto, ma in realtà futuro presente. A ricordarcelo, però, ci sono gli altri, fortunatamente. Insomma, i corrispondenti esteri aspetteranno la fumata bianca assiepati davanti al Colonnato, come i nostri, ma con toni più disincantati o a tratti naïve, fino al fatidico, per loro forse ante litteram e teatrale, habemus papam.

 

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Luciano Di Blasio

Nasce a Lanciano (CH) il 20/03/1987 e cresce a Ortona (CH): un abruzzese dalle velleità internazionali. Maturità scientifica (100/100, premiato dalla fondazione De Medio) a Francavilla al Mare (CH), vince il premio come miglior studente di matematica della provincia di Chieti. Vive un anno a Newcastle (UK) studiando ingegneria elettronica, sei mesi a Rio de Janeiro. Si laurea in Lingue e Letterature Moderne (Tor Vergata, inglese e portoghese) con una tesi in letteratura inglese post-coloniale sullo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Attualmente iscritto al secondo anno Corso di Laurea Magistrale in International Relations (Scienze Politiche, LUISS). Membro fondatore dell'associazione GiovaniRoma 2020. Drogato di letteratura, politica, F1, tennis e calcio.
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