I paradossi del nuovo assetto dei partiti: rimpasto del Governo in vista?

20/11/2013 di Andrea Viscardi

Rimpasto di Governo dopo la nascita del NCD ?

In attesa che il caso Cancellieri trovi una soluzione, il governo starebbe necessariamente considerando un rimpasto. Scelta obbligata, visto i paradossi creati, all’interno della squadra di Enrico Letta, dalla nascita del NCD. Il problema, però, non viene solo da destra, ma anche dal Partito Democratico: possibile, nel momento in cui Renzi diverrà Segretario, un governo in cui la componente PD è rappresentata, quasi unicamente – ricordiamoci, ad esempio, dell’eccezione Delrio –  da bersaniani, lettiani e dalemiani?

NCD, squilibrio netto – Partendo dalla situazione in casa centro destra, il gruppo capitanato da Angelino Alfano, oggi, appare sproporzionato all’interno del CdM. Cinque i ministri: Gaetano Quagliariello alle riforme costituzionali, Angelino Alfano – vicepresidente del consiglio – agli interni, Maurizio Lupi alle Infrastrutture e trasporti, Nunzia De Girolamo alle Politiche agricole alimentari e forestali e Beatrice Lorenzin alla Salute. Un numero troppo elevato, considerando come, Scelta Civica – che può contare su più deputati rispetto alla creatura di Alfano (39 a 29 ) ma meno Senatori (30 a 19) – sia oggi assolutamente sottorappresentata nella squadra di governo.

Rimpasto dell'esecutivo Letta, RenziSe Renzi sarà Segretario… – L’esecutivo guidato da Enrico Letta dipenderà, qualora Renzi uscisse vincitore dal Congresso, anche e soprattutto dal Sindaco di Firenze – che più e più volte ha apertamente criticato il suo “non fare” e creato situazioni di tensioni, non per ultima la questione Cancellieri. Letta, probabilmente, non potrà prescindere, nel gioco della stabilità, dall’inserire qualche uomo di fiducia o comunque vicino all’ex rottamatore. Attualmente, infatti,  la maggioranza dei ministeri del PD sono occupati soprattutto vicini all’area bersaniana e del premier. La sconfitta di Cuperlo, appoggiato dall’ex Segretario e D’Alema, sarà quindi un chiaro segnale anche per vari ministri, tra i quali Zanonato, molto vicino proprio a Bersani e Bray, di corrente dalemiana.

Totoministri – Proprio per questo, entro la fine del 2013, le cariche ministeriali saranno probabilmente riviste. Difficile, oggi, fare previsioni. Molto dipenderà, come detto, dal risultato del congresso del Partito Democratico e dall’evoluzione all’interno di un altro partito il cui destino è ancora poco chiaro, Scelta Civica. La soluzione più logica sarebbe la rinuncia, da parte di Angelino Alfano, al ruolo di Ministro degli Interni, accompagnato a ruota dal sacrificio di una tra la De Girolamo o la Lorenzin. Difficile, infatti, possa essere rimosso Lupi, impossibile – dato il grande lavoro svolto in questi mesi – venga toccato Quagliariello. A quel punto vi sarebbe lo spazio per un rimpasto senza intaccare troppo gli equilibri interni al PD. Perchè, francamente, nonostante lo stretto legame con Bersani, è quasi impossibile possa venire rimosso proprio uno come Zanonato, incaricato di un ministero di primaria importanza. Il rimuovere il Ministro dello sviluppo o Bray potrebbe essere visto, all’interno del PD, come uno strappo, meglio, dunque, per Enrico Letta, evitare una situazione di questo tipo. Senza considerare poi che occorrerà risolvere anche il caso Cancellieri: quello che accadrà oggi riguardo alla sfiducia non è assolutamente scontato, e il PD, in questo, appare più spaccato che mai. Qualora dovesse dimettersi, le poltrone libere diverrebbero quattro: più che sufficienti per riequilibrare l’assetto del CdM.

E Berlusconi? – Un’ultima considerazione, almeno formale, la merita il PdL/Forza Italia. Per quanto oramai le sue posizioni siano quelle di un Partito di opposizione, ufficialmente, fa ancora parte della coalizione di governo. Qualora ritirasse il proprio sostegno, l’esecutivo potrebbe contare su un margine di 7 senatori, tra gli eletti, più quelli nominati a vita. Ma se, cosa probabile e quasi ovvia, nessuno scranno sarà dato agli uomini di Berlusconi, allora, questo potrebbe rappresentare un pretesto per porre nuovamente una questione di fiducia. In realtà, questa ipotesi è remota e improbabile: il sostegno sarà tolto il 27 novembre, data del voto su Silvio Berlusconi.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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