Il governo Letta incassa la fiducia, ma con qualche rimpianto

02/10/2013 di Andrea Viscardi

Il premier aveva assaporato l’idea di un governo più forte, con l’esclusione del Pdl e l’integrazione dei dissidenti

Giornata strana quella del Governo e di Enrico Letta. Giornata che abbiamo seguito in diretta anche su Twitter e che lascia, un po’ a tutti, una certa sensazione di disorientamento, subentrata a quella quasi di tragico divertimento, davanti alle parole pronunciate da Silvio Berlusconi. Il Governo Letta ce l’ha fatta, ha ottenuto la fiducia, ma nel modo più assurdo possibile. Ora, le domande, sono fondamentalmente due, ma risultano principali. Una per il futuro dell’esecutivo e, l’altra, per quello della destra italiana.

Fiducia Governo Letta Berlusconi, infatti, con quest’azione, incassa la prima, vera e pesante sconfitta della sua carriera politica. Il gruppo dei dissidenti, capeggiato da Angelino Alfano – da notare il suo volto nel momento dell’annuncio di Berlusconi che il Pdl avrebbe votato la fiducia – spacca il Partito. Una scissione, questa volta, che appare essere molto più pesante ed importante rispetto a quella di Gianfranco Fini. Questo pomeriggio, Fabrizio Cicchito, ha fatto richiesta alla Camera per la formazione di un nuovo gruppo, composto, a suo dire, da almeno 26 deputati Pdl. Al Senato, invece, la questione risulta più complessa. Non tutti i “dissidenti” la pensano allo stesso modo. Qualcuno vorrebbe mantenere l’unità del Partito, qualcuno vorrebbe evitare di essere bollato, all’interno dello stesso, come traditore e quindi emarginato. Tornare indietro è una possibilità che a qualcuno proprio non va giù.

Oltre alla spaccatura nella destra, esiste ora un altro problema, forse di più diretto interesse per le sorti del Paese. Può, a conti fatti, Enrico Letta, ritenersi soddisfatto? Dubitiamo seriamente questo si possa dire. Fino alle due di pomeriggio e all’annuncio del voto di fiducia compatto del Pdl, Letta ha pregustato una vittoria su tutti i fronti, capace di rendere il Pdl, Forza Italia e la destra in generale quanto di più simile al PD degli ultimi anni e di escludere Berlusconi e i suoi dal governo. Una polveriera, quella del Pdl, che sarebbe stata pronta ad esplodere, e completamente priva di controllo sull’operato del governo Letta. Se da una parte la polveriera si è creata – ma per avere certezze sulla sua esplosione bisognerà attendere le riunioni di questa sera -, dall’altra il governo è rimasto lo stesso.

Enrico Letta aveva dunque sperato, sino all’ultimo, di poter rinnovare la coalizione senza il Pdl guidato da Berlusconi, ma con quella parte del Pdl, più democristiana di tradizione e quindi a lui vicina, eventualmente guidata da Angelino Alfano. Una speranza fallita, e che pone interrogativi non di poco conto. Il governo, ora, non vivrà più con la spada di Damocle di un Berlusconi capace di farlo cadere a comando, certo, ma al suo interno, forse, la soluzione sperata sarebbe stata un’altra.

La maggioranza non muterà, il lavoro dell’esecutivo continuerà ad essere rallentato come non mai da due visioni, quelle del Pd e del Pdl inteso nei suoi vertici politici, che hanno dimostrato di non poter convivere. Il processo di riforme e i provvedimenti futuri, quindi, continueranno ad essere, nei migliori dei casi, caratterizzati da tempi di elaborazione lunghissimi, quasi indisponenti. Un governo ingessato, teso, se possibile anche più del passato. Con che faccia, PD e Pdl siederanno, domani, insieme, al tavolo del governo? Forse con quella di Angelino Alfano oggi in Senato, il che, di sicuro, non sarebbe troppo positivo.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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