Il giornalismo da retroscena, grande sconfitto del Quirinale

04/02/2015 di Luca Andrea Palmieri

“Il presidente lo fa Renzi con Berlusconi, e viene dal Pd”. “No, lo fanno insieme ma è un centrista. Darà sicuramente la grazia a Berlusconi. Sarà il Presidente del patto del Nazareno. È assicurato”. Questo in sintesi l’atteggiamento di moltissima stampa in vista della scelta del Presidente della Repubblica. Ma poi è arrivato Mattarella. E tante parole si sono dimostrate soffi vuoti nell’aria.

Giornalismo

C’è uno sconfitto ulteriore dalle elezioni al Quirinale. Un perdente che, nel suo piccolo, ha subito una batosta peggiore di quella ricevuta da Angelino Alfano e Silvio Berlusconi, nel delirio di incongruenze che hanno accompagnato la tre giorni dell’elezione del Capo dello Stato e che stanno portando, proprio in queste ore, le prime conseguenze a livello partitico. Il perdente non è politico, anche se di politica si nutre, pasce e cresce, riempiendo le bocche di commentatori mal consigliati in tutta la penisola.

Il suo nome è giornalismo, ed uno in particolare: il retroscenismo. Non tutto, va detto. Tra le principali testate si sono viste sacche di grande professionalità nella ricerca del candidato ideale al colle. Le mille analisi spesso si sono armate di prudenza: il nome di Giorgio Mattarella è stato anche fatto a più riprese. Ma se in pochi hanno puntato subito sull’ex DC è perché la mossa di Renzi era circondata da troppe variabili, e Mattarella pareva piuttosto il nome del ripiego, il vecchio politico riportato – anche suo malgrado – alla ribalta, qualora ci si avvicinasse all’impasse. Non è stato così, e la cronaca politica ne ha preso atto, a partire da quella sera in cui un virgolettato un po’ ingenuo (o forse no?) di Lorenzo Guerini, portavoce del Pd, ha aperto la strada al momento clou di sabato, quando tutta l’aula ha applaudito il raggiungimento del voto numero cinquecento cinque da parte dell’ultimo dei Morotei.

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L’ingresso della sede nazionale del PD, al Largo del Nazareno a Roma: un luogo ormai simbolo della politica di oggi, concentrata sul complesso rapporto tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi

Dev’essere stato un momento difficile per molti giornalisti d’assalto, quelli che riempiono le terze pagine di quotidiani più o meno schierati, spesso considerati anche molto autorevoli per il modo in cui hanno messo alla berlina, in passato, il potere costituito. E invece quel che è successo va a colpire in particolare l’autorevolezza di quotidiani che si sono fatti un nome anche con inchieste coraggiose ma che, a furia di concentrarsi contro un nemico – o a favore di un alleato – finiscono per perdere di vista la realtà, e per mancare di molto il bersaglio della buona informazione. Dispiace, perché è proprio di questa che il nostro paese ha bisogno come il pane.

Poi accade di vedere titolisti che pontificano sul patto del Nazareno, e giornalisti che giurano di aver sentito bisbigli sui più sordidi segreti del rapporto tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Raccontano della centralità del Quirinale, di come la Presidenza fosse il centro di tutto; della rosa dei nomi graditi a Forza Italia, quelli che, soprattutto, darebbero la grazia all’ex Cavaliere. Grazia necessaria a superare quell’interdizione ai pubblici uffici che, unita alle previsioni della legge Severino, rischia di mantenere il Cavaliere fuori dai giochi parlamentari per molto tempo ancora, probabilmente anche fuori tempo massimo.

Non solo: vi sono anche le questioni in corso, come la famosa “regola del 3%” (di tolleranza) sul falso in bilancio. Per quanto non nasca certo dal nulla, più di una perplessità la pone, sia da un punto di vista generale (perché per una grande impresa il 3% del fatturato sono molti soldi, mentre per un singolo cittadino si tratta di cifre molto più contenute), sia per i vantaggi che Berlusconi ne deriverebbe. Ma, titolava qualche quotidiano storico e notoriamente schierato, il suo inserimento avrebbe ancorato Berlusconi al candidato scelto da Renzi, entro i limiti dell’accettabile. Non è certo andata così.

Ciononostante il retroscenismo è andato avanti, e c’è chi ipotizza ancora oggi che nel centro-destra sia stata tutta scena, che in realtà la giostra fosse stata preparata per far digerire un candidato comunque non amato dal Cavaliere, ma necessario. Dovrebbe essere la prova della realtà a smentire questi fatti. Forza Italia non è mai stata così spaccata. Raffaele Fitto ha chiesto l’azzeramento dei vertici del partito, che pare diventerà ufficiale nelle prossime ore. Il rapporto da ricucire con Angelino Alfano è tornato all’impasse, nel segno dell’ancora enorme influenza democristiana in schieramenti che non sono mai stati chissà quanto legati alla destra – tant’è che questa se ne sta ben separata, nella classica struttura di FdI e nelle “nuove” istanze della Lega. Un’infinità di nodi, personali, organizzativi, ideologici, stanno venendo al pettine. Mai il centrodestra è stato così disunito, mai Berlusconi ha avuto tante difficoltà a tenere coeso il suo partito. Eppure, solo l’evidenza sembra in grado di portare laddove la logica non riesce, quando è il titolone (e di conseguenza il click, o il giornale acquistato) che ha la precedenza sulle notizie.

Perché questo è il problema: la relativizzazione dei fatti e del concetto di notizia nel giornalismo oggi. Non c’è niente di male – ci mancherebbe – a fare previsioni ed a provare a capire la logica dietro quel che succede nelle stanze del potere. Ma ci vorrebbe altrettanto poco a titolare in maniera più moderata laddove si è nell’annovero delle ipotesi. Ed a mettere qualche condizionale in più, invece di imporre un’idea non solo come se fosse verificata, ma anche incontrovertibile. Se non altro perché poi ci pensa la realtà, solida come una roccia, a riportare tutti a terra.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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