Il Giappone conferma l’abeconomics

23/07/2013 di Giovanni Caccavello

Nazionalismo ed economia alla base della rinascita voluta da Shinzo Abe

Abeconomics

Maggioranza – Il 26 Dicembre 2012, Shinzo Abe, leader del partito Liberal-Democratico (LDP), veniva rieletto dalla Camera Bassa della Dieta, come Primo Ministro del Giappone dopo la sua prima esperienza di governo, fallita dopo solo un anno il 26 Settembre 2007. Fin dal primo giorno del suo nuovo insediamento Abe ha messo subito le cosa in chiaro annunciando un programma economico ultra espansivo che subito è stato soprannominato da tutti gli adetti economici internazionali “Abe-nomics” (Economia di Abe). Nonostante l’avvio del programma economico avvenuto il 1 Gennaio 2013 e nonostante i primi dati positivi sull’economia giapponese arrivati sia nel primo che nel secondo semestre del 2013, i dubbi e le critiche al progetto anti-deflazionistico di Shinzo Abe erano moltissimi.  Almeno fino a ieri. Ieri, 22 Luglio 2013, infatti, il partito Liberal-Democratico insieme ai suoi alleati, ha ottenuto un’ampia vittoria anche nella Camera Alta della Dieta (130 deputati su 242), consegnando così una maggioranza molto solida al Primo Ministro che adesso potrà agire più liberamente sia in ambito economico che in ambito politico.

Nazionalismo ed Economia – L’unico vero ostacolo alle politiche di Shinzo Abe è il nazionalismo di Abe stesso. L’attuale Primo Ministro giapponese infatti è il leader dell’ala più conservatrice del LDP e già all’inizio dell’autunno 2007 dovette dimettersi dalla carica di Capo del Governo a causa del suo programma militare considerato molto aggressivo. Uno dei principali obiettivi di Abe è quello di modificare l’articolo 9 della costituzione Giapponese al fine di permettere al paese di avere un corpo militare più grande e potente con la conseguenza di interrompere la “Costituzione Pacifista” imposta al Giappone dagli Stati Uniti nel 1947. Dopo oltre vent’anni il nazionalismo politico e nazionalismo economico si intrecciano come non era mai successo in Giappone. E questo, se seguito da una politica estera ben ragionata da parte del governo Abe, potrebbe essere la ricetta vincente per l’intero paese del “Sol Levante”. Oggi come non mai, infatti, il Giappone, nonché la terza potenza economica mondiale, ha bisogno di uscire da un ventennio di crescita zero e di continua deflazione che ha bloccato e rattristito un paese che nel corso degli anni ’70 ed ’80 del secolo scorso si era imposta come unica vera economica rivale degli Stati Uniti.

Le Frecce – Il programma economico ultra espansivo messo in atto da Shinzo Abe insieme al governatore della Banca Centrale del Giappone (BoJ) Haruhiko Kuroda ha come obiettivo principale quello di portare l’inflazione del paese asiatico al 2% e di rilanciare la crescita economica, provata da due lunghi decenni di deflazione. Shinzo Abe ha definito “frecce” le varie azioni che il governo giapponese ha già varato e punta a varare al fine di rilanciare l’economia del paese. La prima freccia è un pacchetto di stimolo da 110 miliardi di dollari in opere pubbliche (pari al 2% del PIL); la seconda freccia è una politica economica monetaria molto accomodante con un tasso di interesse allo 0,5% e un acquisto di 700 miliardi di dollari di titoli governativi giapponesi per i prossimi tre anni; la terza freccia riguarda le riforme strutturali a lungo termine mentre la quarta freccia, quella non ancora ufficializzata dal governo, dovrebbe essere quella “impopolare” e avrebbe lo scopo di raddoppiare la tassa sui consumi (dal 5% al 10%) e di alzare l’età pensionabile da 65 a 70 anni.

Presente e futuro – Secondo molti economisti internazionali l’ “Abe-nomics” è un progetto ambizioso che presenta molti ostacoli. In particolare, affinché tale programma economico possa essere portato a termine il governo giapponese non deve assolutamente disunirsi su questioni importanti ed impopolari (come la quarta freccia) e lo Yen deve continuare a svalutarsi e ad indebolirsi rispetto alle monete a lui “competitive” (Dollaro, Euro, Sterlina e Yuan Cinese). Nel corso di questi primi mesi del 2013 le politiche economiche di Abe hanno già avuto i loro primi effetti positivi sull’economia nipponica. La Borsa di Tokio si è rivalutata di circa il 42% da inizio anno; lo Yen si è svalutato da 84 dollari a fine dicembre a circa 100 dollari nelle ultime rilevazioni di settimana scorsa; la spesa per consumi è salita del 3,5% (su base annua) ed è andata oltre le prime aspettative; per le grandi aziende Americane ed Europee incomincia già ad essere più difficile esportare in Cina rispetto alle loro controparti Giapponesi e nel secondo quadrimestre del 2013 l’economia Giapponese è cresciuta oltre le aspettative del 4,1% dopo l’ottimo +3,5% del primo quadrimestre del 2013. Unico piccolo neo è il “deflatore” che continua a rimanere negativo (-1,2% nel secondo quadrimestre del 2013). Ciò significa che forse la BoJ dovrà premere ulteriormente l’acceleratore sulle politiche monetarie ultra espansive.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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