Il futuro dell’Europa? Passa per il Mercato Unico Digitale

15/05/2015 di Redazione

Nell'ambito della collaborazione con TIA Formazione, sulle nostre pagine arriva un articolo in due parti per scoprire il Mercato Unico Digitale. Perché promuoverlo? Perché un’Europa digitale, moderna, al passo coi tempi vuol dire un’Europa più inclusiva, più competitiva, più trasparente, più sicura, più integrata.

Il mercato unico dell’Unione europea esiste già: è il mercato interno, in cui le merci, i servizi, i capitali e le persone circolano liberamente ed i cittadini europei possono vivere, lavorare, studiare o fare affari. Permette alle grandi e piccole imprese di esercitare le loro attività commerciali oltre le frontiere nazionali in modo più agile e meno oneroso, nonché di essere competitive su scala mondiale. Dalla sua istituzione nel 1993, il mercato unico si è aperto alla concorrenza, ha creato nuovi posti di lavoro, ha reso i prezzi più accessibili per i consumatori e ha consentito alle imprese e ai cittadini di beneficiare di un’ampia scelta di prodotti e servizi. Produce un PIL superiore a quello di tutte le altre economie mondiali; conta 500 milioni di consumatori e 20 milioni di piccole e medie imprese (PMI); include 28 Paesi membri; detiene il 7 % della popolazione mondiale e il 20 % delle esportazioni e delle importazioni mondiali. In sintesi: è il simbolo dell’integrazione dell’UE. In qualità di cittadini europei, sotto l’egida della Carta dei diritti fondamentali e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, siamo tutti tutelati dalla Direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio sui diritti dei consumatori e dal Codice dei diritti online vigenti nell’UE.

Ma cosa accadrebbe se tutto questo fosse ulteriormente integrato da un unico mercato digitale? L’Europa sa che sono ancora molti i potenziali inutilizzati e che il digital single market è uno step ormai inevitabile. Dall’edizione Eurobarometro 2014 si evince che i cittadini europei sembrano apprezzare il mercato unico, ma solo per determinati aspetti: la libera circolazione delle persone, dei beni e dei servizi (considerato il risultato migliore dell’UE); l’offerta di una maggiore scelta di prodotti, un maggior numero di posti di lavoro e una concorrenza leale. D’altro canto, molti ritengono ancora che sia vantaggioso soltanto per le grandi imprese e che peggiori le condizioni di lavoro delle persone indigenti e svantaggiate senza migliorarne la qualità della vita. L’indagine mostra che il mercato unico è ancora lungi dall’essere completo e che più di un terzo dei cittadini europei non è a conoscenza dei vantaggi ricavabili.

Dalla relazione sulla governance del mercato unico nell’ambito del semestre europeo 2015 “Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori” a cura del Parlamento europeo, a più di 20 anni dalla sua creazione ufficiale, risulta non essere ancora pienamente completato, soprattutto a causa dell’inadempienza degli Stati membri nel recepire o applicare appieno la legislazione dell’Unione. Per essere correttamente funzionante ed efficace deve essere fondato su un’economia di mercato sostenibile ed altamente innovativa e competitiva, attrarre investimenti, promuovere la coesione sociale e creare posti di lavoro, il tutto per rinvigorire l’economia europea pesantemente lacerata dalla crisi.

Concentrare l’attenzione sul mercato unico vuol dire sfruttare al meglio le sue potenzialità di crescita e di occupazione, collocare il suo rafforzamento al centro della strategia industriale europea, comunicarne meglio gli effetti positivi e consentire ai cittadini e alle imprese di beneficiarne pienamente. La priorità è rimuovere gli ostacoli per completare l’integrazione: offrire ai consumatori online le stesse opportunità dei rispettivi mercati nazionali tradizionali; evitare norme indebitamente gravose, in particolare per le PMI, migliorare l’accesso ai finanziamenti e garantire la qualità degli investimenti nella ricerca e nell’innovazione, massimizzando le opportunità offerte dall’economia e dalla società digitali; eliminare la burocrazia e gli ostacoli normativi per ammodernare la pubblica amministrazione, al fine di stimolare la competitività, l’occupazione e la crescita in Europa; completare il mercato unico nel settore dei trasporti e dell’energia; revisionare il quadro per la governance del mercato unico, rafforzando il monitoraggio e la valutazione dell’attuazione e dell’applicazione delle norme affinché sia corretta, puntuale ed efficace.

Secondo i dati contenuti nello studio del 2013 “The Cost of Non-Europe in the Single Market for Energy” del EPRS (European Parliamentary Research Service) l’abolizione degli ostacoli al commercio elettronico, gli investimenti nelle infrastrutture a banda larga e la diffusione di nuove tecnologie di quarta e di quinta generazione (4G e 5G) per le quali si richiede di porre fine alle disuguaglianze di accesso, sono fondamentali per lo sviluppo di soluzioni digitali, poiché si basano su connessioni veloci ed efficaci. Essenziale ai fini dell’integrazione è l’adozione del quadro generale dell’UE per la protezione dei dati e della direttiva sulla sicurezza delle reti e delle informazioni. È stato stimato che il completamento del mercato unico digitale potrebbe produrre, entro il 2020, una crescita aggiuntiva del PIL dello 0,4%  (ossia 520 miliardi di euro a prezzi del 2014) ed un aumento dell’occupazione dello 0,1%, equivalente alla creazione di oltre 223.000 posti di lavoro.

Benché ben 315 milioni di europei utilizzano Internet quotidianamente, solo il 15% di loro effettua acquisti online da un altro Paese membro e i servizi online transfrontalieri nell’UE rappresentano solo il 4% a fronte di quelli nazionali (42%) e quelli con base negli USA (54%). Il 39% della forza lavoro possiede scarse competenze digitali ed il 14% non le possiede affatto (l’occupazione di quanti sono specializzati in ICT è aumentata del 4% all’anno dal 2000, 7 volte di più della crescita totale di occupazione nello stesso periodo). Le imprese che operano online e le start-up non possono trarre pieno vantaggio dalle opportunità di crescita offerte da Internet (solo il 7% delle PMI vende all’estero e deve sostenere costi supplementari che si aggirano sui 9.000 euro annuali per adattarsi alle diverse normative nazionali).

Nella seconda parte scopriremo come la Commissione europea ha valutato questi dati, con le 16 iniziative da concretizzare per sviluppare i tre pilastri fondamentali della Digital Single Market strategy.

Piera Feduzi

 

Fonti:

ALDE position paper on DSM

Commissione europea – Comunicato stampa (Bruxelles, 06 maggio 2015) “Un mercato unico digitale per l’Europa: la Commissione definisce 16 iniziative per realizzarlo”

Parlamento europeo – Relazione sulla governance del mercato unico nell’ambito del semestre europeo, Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori 2/2/2015

Commissione europea – Le politiche dell’Unione europea: Mercato interno

Commissione europea – Bruxelles 28/11/2012 COM(2012) 752 final RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, ALLA BANCA CENTRALE EUROPEA, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO, AL COMITATO DELLE REGIONI E ALLA BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI STATO DELL’INTEGRAZIONE DEL MERCATO UNICO 2013 – Contributo all’analisi annuale della crescita 2013 –

Standard Eurobarometer 81 Spring 2014 – PUBLIC OPINION IN THE EUROPEAN UNION FIRST RESULTS

EPRS (European Parliamentary Research Service) 2013 – The Cost of Non-Europe in the Single Market for Energy

 

 

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