Il futuro dell’Europa? Passa per il Mercato Unico Digitale – 2° parte

18/05/2015 di Redazione

Arriva la seconda parte dell'articolo frutto della collaborazione con TIA Formazione: la Commissione europea il 6 maggio ha presentato le 16 iniziative per attuare il Digital Single Market Strategy, programma che sarà all’ordine del giorno del Consiglio a giugno. Ma la velocità delle innovazioni tecnologiche spesso può incontrare la lentezza dei processi legislativi e gli interessi nazionali.

Nella seconda parte di questo articolo sul Mercato Unico Digitale, vediamo ciò che ha seguito alla rilevazione delle maggiori possibilità offerte da una sua migliore integrazione nel sistema europeo. La Commissione europea ha valutato i dati a sua disposizione, come quelli che abbiamo analizzato nella prima parte, ed è imminente un’azione comune e coerente. Le soluzioni ravvisate sono state presentate in 16 iniziative da concretizzare entro la fine del 2016, racchiuse nei 3 settori prioritari di intervento, considerati i pilastri fondamentali della Digital Single Market strategy. Cosa vuol dire, dunque, mercato unico digitale?

 1) MIGLIORARE L’ACCESSO AI BENI E SERVIZI DIGITALI IN TUTTA EUROPA PER I CONSUMATORI E LE IMPRESE.

– E-commerce. Se per gli acquisti online potessero scegliere fra l’intera gamma di beni e servizi offerta nell’UE, i consumatori europei risparmierebbero 11,7 miliardi di euro l’anno. E se tutti gli Stati membri applicassero al commercio elettronico le stesse regole, il 57% delle imprese inizierebbe o intensificherebbe l’attività di vendita online rivolta ad altri Paesi dell’UE.

– Parcel delivery. Ridurre i costi delle spedizioni. Per oltre il 90% degli acquirenti che comprano via Internet, un prezzo di consegna basso e condizioni di reso convenienti sono fattori importanti nella decisione di acquisto online. I costi di consegna troppo elevati costituiscono un problema per il 62% delle imprese disposte a vendere online.

– Geo-blocking. Superare il geoblocco. Il geo-blocking è una pratica discriminatoria utilizzata per motivi commerciali secondo la quale i venditori online impediscono ai consumatori di accedere ad un sito Internet sulla base della loro ubicazione, o li reindirizzano verso un sito di vendite locale che pratica prezzi diversi. Nel 52% di tutti i tentativi di ordinazione transfrontaliera il venditore non serve il Paese del consumatore.

– VAT (Value added tax). Semplificare il regime IVA. Se vogliono vendere oltre frontiera nell’UE, le piccole imprese che operano online devono sostenere costi legati al rispetto della normativa IVA di migliaia di euro l’anno per ogni Stato membro in cui intendono operare.

– Copyright. Ridurre le disparità tra i regimi di diritto d’autore nazionali e permettere un accesso online più ampio alle opere in tutta l’UE, anche mediante ulteriori misure di armonizzazione. L’obiettivo è migliorare l’accesso dei cittadini ai contenuti online, sostenendo così la diversità culturale, e allo stesso tempo sbloccando nuove opportunità per i creatori e per l’industria di contenuti. Quando si trova all’estero 1 europeo su 3 è interessato a guardare o ascoltare contenuti provenienti dal Paese di origine, allo stesso modo 1 europeo su 5 è interessato a guardare o ascoltare contenuti provenienti da altri Paesi dell’UE. Film, musica e giochi sono i contenuti online più diffusi e per i prossimi cinque anni il tasso di crescita della spesa digitale per l’intrattenimento e i media è dato attorno al 12%. Abbattere i sistemi basati sulla territorialità vuol dire favorire la condivisione e la trasferibilità dei contenuti mediali come film, musica, apps, e-books e TV.

2) CREARE UN CONTESTO FAVOREVOLE E PARITÀ DI CONDIZIONI AFFINCHÉ LE RETI DIGITALI E I SERVIZI INNOVATIVI POSSANO SVILUPPARSI.

Promuovere l’economia digitale con solide norme europee di protezione dei dati e di cybersecurity contro ogni forma di attacco alle transazioni online e agli e-accounts. Il 72% degli internauti europei nutre ancora preoccupazione per i troppi dati personali richiesti online. Attraverso lo sviluppo dell’ “Internet delle cose” e l’utilizzo dei Big Data si assicurerebbero standard affidabili di sicurezza e della privacy, network e servizi per garantire sufficiente trasparenza e controllo sulla qualità delle modalità di utilizzo dei Big Data.

Revisione della regolamentazione europea in materia di telecomunicazioni, i cui punti chiave sono la de-compartimentazione del mercato digitale esistente e la mancata applicazione delle norme unitarie nella frammentazione regolamentare dei mercati interni. Ciò comporta, tra l’altro, assicurare un coordinamento più efficace dello spettro radio e definire criteri comuni a livello dell’UE per l’assegnazione dello spettro a livello nazionale; garantire condizioni di concorrenza eque, l’accesso e la connettività per tutti gli operatori del mercato (vecchi e nuovi) affinché sia la competitività il motore degli investimenti in infrastrutture (si stima che in Europa il valore dei servizi dipendenti dalla disponibilità dello spettro radio sia di almeno 200 milioni di euro l’anno). Riesaminare il quadro dei media audiovisivi per adeguarlo al XXI secolo, mettendo in rilievo il ruolo dei diversi operatori del mercato nella promozione delle opere europee (emittenti televisive, fornitori di servizi audiovisivi a richiesta, etc.).

Effettuare un’analisi dettagliata del ruolo delle piattaforme online (motori di ricerca, social media, app store, etc.) nel mercato. Tale esame verterà su aspetti quali la mancanza di trasparenza dei risultati di ricerca e di politiche in materia di prezzi, le modalità di utilizzo delle informazioni ottenute, le relazioni tra piattaforme e fornitori e la promozione dei propri servizi a scapito dei concorrenti, nella misura in cui tali aspetti non siano già trattati nell’ambito del diritto della concorrenza. Esaminerà inoltre i modi migliori per contrastare i contenuti illeciti su Internet.

Generalizzare l’accesso alla banda larga veloce. Riforme dello spettro consentirebbero di diminuire il prezzo dei servizi mobili e aumentare la produttività nel tempo (crescita stimata del PIL su scala UE tra 0,11% e 0,16% in 5 anni). La banda larga veloce è poco diffusa: solo il 22,5% degli abbonamenti è a connessione veloce (oltre 30 Mbps) e l’Europa ha registrato forti ritardi nell’introduzione dell’ultima tecnologia 4G a causa dell’indisponibilità dello spettro idoneo. Solo il 59% degli europei ha accesso alla rete 4G, percentuale che scende al 15% nelle zone rurali. Con l’abolizione del supplemento per il roaming si definisce la neutralità della rete e attraverso il Telecom Single Market package si vuole preservare il libero accesso ad Internet per evitare operazioni commerciali tra Internet service providers e content providers che offrono servizi più veloci ma a prezzi più alti. La revisione dell’obiettivo 2020 della Digital Agenda prevede l’accesso a tutti gli utenti alla banda larga distribuita almeno a 100 megabits/secondo e il finanziamento di progetti infrastrutturali per il potenziamento delle reti a banda larga ultra veloci (quasi tutti hanno problemi nell’utilizzare le video chatting apps o la televisione ad alta definizione a causa della connessione internet lenta).

3) MASSIMIZZARE IL POTENZIALE DI CRESCITA DELL’ECONOMIA DIGITALE.

Promuovere l’imprenditorialità online le start-up, cruciali per la creazione di nuovi impieghi ed idee innovative, attraverso misure volte alla finanziamento per nuovi imprenditori digitali (ad esempio attraverso crowdfunding). L’utilizzo delle ITC nella politica industriale stimola il cambiamento, la continua innovazione del modello di business internet-based favorendo vantaggio produttivo (in tempi e volumi) e maggiore competitività.

Proporre un’iniziativa europea per il libero flusso dei dati. Megadati e cloud sono dati digitali memorizzati nella “nuvola informatica”: ne sono stati stimati il 20% nel 2013 ed arriveranno al 40% nel 2020. Se le 100 principali industrie manifatturiere dell’UE usassero i megadati, i risparmi potrebbero toccare i 425 miliardi di euro. Secondo alcuni studi, entro il 2020 l’analisi dei megadati potrebbe incrementare la crescita economica dell’UE di un ulteriore 1,9%, pari a un aumento del PIL di 206 miliardi di euro. Esistono restrizioni relative al luogo in cui si trovano i dati o all’accesso dei dati (restrizioni che spesso non hanno alcun rapporto con la protezione dei dati personali). Questa nuova iniziativa affronterà il problema di tali restrizioni, favorendo in tal modo l’innovazione.

Elaborazione di norme per l’interoperabilità in settori fondamentali per il mercato unico digitale, quali la sanità elettronica (e-health), la pianificazione dei trasporti o l’energia (contatori intelligenti).

Promuovere una società elettronica inclusiva e le digital skills. Quasi la metà della popolazione dell’UE (47%) manca di competenze digitali adeguate. Eppure, nel prossimo futuro il 90% dei posti di lavoro le richiederà. Grazie ad un nuovo piano di azione per l’eGovernment, i registri delle imprese in tutta Europa saranno collegati, i diversi sistemi nazionali potranno lavorare in modo compatibile, le imprese e i cittadini avranno la possibilità di comunicare i dati una volta sola alle amministrazioni pubbliche, le quali non dovranno più richiedere ripetutamente la medesima informazione poiché potranno riutilizzare quelle già in loro possesso. Tale iniziativa consentirà di ridurre le formalità burocratiche e potrebbe portare a un risparmio di circa 5 miliardi di euro all’anno entro il 2017.

Sulla carta si presenta come un progetto ambizioso e lodevole. Ma ancora incerte sono le sue sorti e quelle di alcuni punti su cui sorgono le maggiori perplessità, sia per la fattibilità tecnica sia per la possibile ostruzione da parte dei Governi nazionali e degli operatori nel settore delle telecomunicazioni. In primo luogo è da definire la natura stessa delle 16 proposte: saranno regolamento (e quindi con effetto immediato) o direttiva (per cui gli Stati membri avranno a disposizione 2 anni per aderire)?  Questa strategia è stata definita dai suoi ideatori un punto di partenza, non di arrivo. Ciò vuol dire che potrebbero servire anni per raggiungere un accordo ed altri ancora prima che venga recepita ed implementata dalle leggi nazionali. A livello tecnico, inoltre, i diversi prezzi e le restrizioni (ossia il geo-blocco) potrebbero essere aboliti o limitati, ma sarà molto difficile una sorveglianza invasiva da parte dell’Unione. Il futuro dell’Europa digitale dovrà attendere, almeno fino a giugno.

Piera Feduzi

Fonti:

ALDE position paper on DSM

Commissione europea – Comunicato stampa (Bruxelles, 06 maggio 2015) “Un mercato unico digitale per l’Europa: la Commissione definisce 16 iniziative per realizzarlo”

Parlamento europeo – Relazione sulla governance del mercato unico nell’ambito del semestre europeo, Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori 2/2/2015

Commissione europea – Le politiche dell’Unione europea: Mercato interno

Commissione europea – Bruxelles 28/11/2012 COM(2012) 752 final RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, ALLA BANCA CENTRALE EUROPEA, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO, AL COMITATO DELLE REGIONI E ALLA BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI STATO DELL’INTEGRAZIONE DEL MERCATO UNICO 2013 – Contributo all’analisi annuale della crescita 2013 –

Standard Eurobarometer 81 Spring 2014 – PUBLIC OPINION IN THE EUROPEAN UNION FIRST RESULTS

EPRS (European Parliamentary Research Service) 2013 – The Cost of Non-Europe in the Single Market for Energy

 

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