Il favoloso mondo della FIFA e i suoi scandali

28/03/2013 di Luciano Di Blasio

Ad un anno dai Mondiali di calcio in Brasile, mentre i tifosi di tutto il mondo cercano di capire quanto lontano potranno andare le loro selezioni nazionali nella competizione, la FIFA cerca di non sgretolare la propria credibilità internazionale. L’ennesimo scandalo legato alla governance dello sport è pronto ad esplodere.

Mazzette e favori – Uno scandalo a base di soldi, mazzette e scambi di favori illeciti. Mercoledì 27 marzo la squadra newyorchese dell’FBI ha annunciato di aver convinto un testimone a collaborare alle indagini che vedono coinvolti due pezzi grossi della FIFA: Jack Warner e Chuck Blazer. Anche se la Federal Bureau of Investigation rimane vaga sulla accuse che potrebbero essere formalizzate contro i potenti della FIFA.

Un identikit preliminare – Chi sono Warner e Blazer? Il primo è stato a capo della CFU (Unione calcistica caraibica) per circa 30 anni, della  CONCACAF (la Confederazione delle associazioni calcistiche di Nord e Centro America e dei Caraibi), vice-presidente della FIFA, mentre attualmente ricopre la carica di Ministro della sicurezza nazionale di Trinidad e Tobago, arcipelago caraibico di cui è nativo. Blazer, invece, è un alto funzionario delle autorità calcistiche degli Stati Uniti: è stato Vice Presidente esecutivo della Federcalcio statunitense e attualmente ricopre la carica di Segretario Generale della CONCACAF.

Il testimone – incredibile ma vero, il collaboratore di giustizia vantato dall’FBI è Daryan Warner, figlio di Jack: fu interrogato dall’FBI lo scorso anno per la prima volta dopo essersi recato a New York. Sembrerebbe pronto a testimoniare contro il padre, o perlomeno a fornire nuovi elementi che possano far chiarezza sulla vicenda.

I fatti certi – nel 2011 Blazer avvia un’indagine interna su Jack Warner (ai tempi uno dei Vice Presidenti della FIFA) e Mohamed Bin Hammam, potente esponente della Federcalcio del Qatar, accusati di corruzione da alcuni esponenti dei governi nazionali del calcio che avevano preso parte ad una riunione del Consiglio Esecutivo della CFU e che, evidentemente, avevano assistito a qualcosa di irrituale e sospetto. In attesa del responso dell’indagine, sia Warner che Bin Hammam vengono sospesi dall’esercizio di qualunque attività in ambito sportivo. Poi il mezzo colpo di scena: Blazer stesso viene tirato dentro. Si viene a sapere che FBI sta passando al setaccio i conti di una società off-shore che fa capo allo stesso Blazer, verso cui erano stati effettuati pagamenti per un totale di circa 500.000$ dalla CFU, presieduta da Warner appunto. In una dichiarazione ufficiale Blazer ha candidamente provato a giustificarsi dicendo che Warner gli doveva dei soldi e lo stava ripagando in quel modo.

Le ipotesi – il rapporto dell’indagine avviata da Blazer, completato nel giugno 2011, accusa Warner di aver stretto alleanza con Bin Hammam per corrompere una serie di membri della CFU affinché questi lo sostenessero nella candidatura a presidente della FIFA nelle elezioni che si sarebbero svolte nello stesso 2011.
Qatar stadium

Le conseguenze – la sospensione di Bin Hammam è stata annullata dopo una sentenza del CAS (la Corte di arbitrato dello sport), ma riconfermata a causa di un altro illecito commesso dallo stesso Hammam in qualità di presidente dell’AFC (la Confederazione asiatica del calcio). Warner, invece, ha abbandonato la sua posizione nella FIFA, forse in cambio di un verdetto più mite in caso di colpevolezza verificata. Blazer, adesso che le nuvole hanno cominciato ad addensarsi sulla sua testa, annuncia di non volersi ricandidare alla posizione di membro USA nel Consiglio esecutivo della FIFA, e da allora ha evitato accuratamente di rilasciare qualunque tipo di dichiarazione sulle indagini.

Il Qatar – pare quasi naturale, a questo punto, ripensare a quel 2 dicembre 2010, quando per la prima volta vennero scelti contemporaneamente i Paesi ospitanti di due edizioni dei Campionati del Mondo di calcio: alla Russia quelli del 2018,  il Qatar per il 2022. Un giorno a dir poco intenso per il calcio internazionale: l’incredibile sconfitta dalla favorita Inghilterra per il 2018 e l’inusuale scelta di un Paese dalle temperature roventi per il 2022 fecero gridare alla farsa, e volarono ipotesi di corruzione. Le accuse sulla Russia non trovarono mai terreno fertile, mentre una lettera sembrava incastrare i capi della candidatura araba. Almeno fino a quando l’autore presunto di questo messaggio ritrattò il tutto. Oggi, però, vedere l’influente Bin Hammam ancora in ballo per accuse di corruzione non può che riportare i più disillusi indietro a quel 2 dicembre: se Bin Hammam potrebbe non aver esitato a corrompere per diventare presidente FIFA, allora perché non avrebbe potuto farlo anche per la candidatura mondiale
?

Noi non ci siamo! – Fa piacere, in questa imbarazzante impasse internazionale che sembra preludere a condanne per reati usuali nel nostro Paese, non vedere neanche l’ombra di un nome italiano nell’orizzonte accusatorio: un segnale di cambiamento nel nostro Paese, o una drammatica certificazione del nostro irrisorio peso a livello internazionale, anche e soprattutto nel management dello sport e nell’assegnazione dei grandi eventi? Approfittiamone per rilanciarci al più presto in maniera pulita.

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Luciano Di Blasio

Nasce a Lanciano (CH) il 20/03/1987 e cresce a Ortona (CH): un abruzzese dalle velleità internazionali. Maturità scientifica (100/100, premiato dalla fondazione De Medio) a Francavilla al Mare (CH), vince il premio come miglior studente di matematica della provincia di Chieti. Vive un anno a Newcastle (UK) studiando ingegneria elettronica, sei mesi a Rio de Janeiro. Si laurea in Lingue e Letterature Moderne (Tor Vergata, inglese e portoghese) con una tesi in letteratura inglese post-coloniale sullo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Attualmente iscritto al secondo anno Corso di Laurea Magistrale in International Relations (Scienze Politiche, LUISS). Membro fondatore dell'associazione GiovaniRoma 2020. Drogato di letteratura, politica, F1, tennis e calcio.
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