Il derby sui libri tra Mondadori e Rcs

25/02/2015 di Enrico Casadei

La società di Segrate punta creare un polo dei libri con una quota di mercato di quasi il 40%. Tra i soci RCS, però, vi è una totale divergenza di posizioni

Mondadori RCS

Le librerie, oramai decimate dopo anni di crisi, sono tornate a registrare un incremento nelle vendite nel periodo natalizio. Merito dei giovani che hanno segnato il passo, facendo registrare un +12% al libro fisico in Usa, secondo Deloitte. Anche Nielsen conferma il dato spiegando che gli adolescenti leggono più libri cartacei che e-book (soltanto il 20% preferisce quest’ultima categoria). Una piccola soddisfazione se si pensa come, negli ultimi cinque anni, il mercato del libro abbia perso oltre 300 milioni di euro.

Un valore che non si è affatto trasferito all’e-book, il cui mercato in Italia vale solo 60 milioni. Dov’è andata la differenza? La verità è che la lettura è un’attività che impiega tempo e come tale non compete con la stessa attività praticata semplicemente su un diverso supporto, ma anche con attività concorrenti quali Cinema, Televisione, Musica e naturalmente Internet. L’e-book, dopo un triennio di crescite record, nel 2014 ha rallentato le vendite. La crisi sta tutta nel libro in formato digitale: il lettore non ha bisogno di un libro non di carta. O meglio, cerca un valore aggiunto all’e-reader dato che la carta ha un fascino tale da rendere la tecnologia della stampa viva e vitale da quasi 5 secoli.

Mondadori sembra averlo riconosciuto e il 18 febbraio scorso ha formalizzato “una manifestazione di interesse non vincolante relativa a una eventuale operazione di acquisizione dell’intera partecipazione detenuta da RCS MediaGroup in RCS Libri, pari al 99,99% del capitale sociale, nonché dell’ulteriore complesso di beni e attività che costituiscono l’ambito librario di RCS MediaGroup”. La società di Segrate punta creare un polo dei libri con una quota di mercato di quasi il 40%. Infatti, secondo l’indagine Nielsen Bookscan del 30 giugno scorso a Mondadori e Rcs Libri spetterebbero rispettivamente il 27% e l’11,7% del mercato dei libri.

L’Antitrust dovrà quindi decidere su una potenziale posizione dominante. D’altronde che la società presieduta da Marina Berlusconi e guidata da Ernesto Mauri fosse interessata al settore non è una novità dato che aveva già costituito una Newco, valutata 308 milioni di euro, nel dicembre scorso per gestire il business – Mondadori Libri, appunto. A fine settembre l’attività libraria di Mondadori aveva registrato ricavi per 238,9 milioni di euro e un Ebit da 35,8 milioni, mentre il management, senza escludere un’eventuale quotazione a piazza Affari, aveva già ipotizzato la crescita per linee esterne.

Nel concreto l’operazione prevedrebbe l’incorporazione di Rcs Libri in Mondadori Libri. Rcs ha in bilancio la controllata Libri per 180 milioni di euro, cioè al saldo tra il reale peso di 216 milioni e la cassa di 35 milioni. L’investimento, secondo quanto scrive il Messaggero, si aggira intorno ai 140 milioni e quindi comporterà per la Rizzoli una dismissione a plusvalenza zero. Mondadori potrebbe sostenere in parte l’esborso con la recente diluizione di Fininvest, proprietaria del 53% del gruppo editoriale, in Mediaset.

Infatti la Holding che fa capo alla famiglia Berlusconi, ha fatto sapere che il 12 febbraio scorso ha collocato sul mercato il 7,79% della controllata restando con poco più di un terzo del capitale in mano. Dalla parte di Rcs la situazione è più scivolosa per via del disaccordo degli azionisti e delle perdite di bilancio. In merito a quest’ultima questione la cessione dei ‘libri’ eviterebbe, per ora, di chiedere nuove risorse ai soci che già nel luglio 2013 avevano ricapitalizzato la società per 400 milioni di euro, per ripianare i debiti di via Rizzoli. Inoltre, manterrebbe lo status quo nell’assetto azionario.

In merito, però, tra i soci vige totale divergenza: da un lato il rifiuto di Diego della Valle (7,32%) e di Urbano Cairo (3,67%), dall’altro l’a.d. Pietro Scott Jovane, che ha il sostegno del primo azionista Fca (16,73%) e Intesa Sanpaolo (4,18%). Al centro Pandette (famiglia Rotelli – 2,74%) che per ora non si è schierato e aspetta: “seguiremo chi ci presenterá un piano industriale convincente” è la dichiarazione di Paolo Rotelli. La partita si giocherà al più tardi l’11 marzo quando il Cda si riunirà per approvare i risultati 2014 e prendere decisioni in merito al debito in mano alle banche (Intesa Sanpaolo e Ubi Banca in primis), stimato intorno a 500 milioni, per evitare che gli istituti di credito avanzino l’opzione della conversione in equity, prendendo in mano le sorti del gruppo editoriale.

Sul tema anche la Ca’ de Sass è indecisa, Giovanni Bazoli (presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo) sembra protendere per le azioni mentre Carlo Messina, a.d. della banca ha detto: “come creditore preferisco che mi vengano rimborsati i crediti piuttosto che vederli convertiti in azioni”. E d’altronde la quota di Intesa vale 27 milioni di euro mentre il debito 230 milioni.

The following two tabs change content below.

Enrico Casadei

Nasce a Bologna nell’aprile del 1988, tuttavia ha vissuto sempre a Cesena, in piena Romagna. Consegue la laurea in Giurisprudenza nel 2013 e in Consulenza Aziendale l’anno successivo presso la Luiss Guido Carli di Roma, e sempre con lode. Per un semestre ha esercitato la pratica forense, dopodiché ha deciso di cambiare strada.
blog comments powered by Disqus