Il declino del Contratto Sociale

01/11/2013 di Giovanni Caccavello

Le democrazie occidentali stanno minando tutti i principi che portarono al grande sviluppo economico del XIX e XX secolo

Il leviatano

Il Leviatano – Uno dei primi pensatori moderni che spiegò come gli uomini tendino a formare un contratto sociale tra di loro fu Thomas Hobbes, filosofo britannico, fortemente influenzato dalla Prima Guerra Civile Inglese e dalla nascità della Repubblica di Cromwell negli anni ’40 e ’50 del 1600. Hobbes, all’interno delle sue tesi contrattuali enfatizza la posizione iniziale dell’uomo, che nello Stato di Natura lotta contro tutti gli altri uomini, per ottenere una posizione privilegiata. Consapevole quanto tali lotte non porteranno a nulla, gli uomini decidono di stipulare un contratto e di creare lo Stato (visto da Hobbes come un Leviatano, figura mitologica dal grande corpo costituito dai cittadini). Lo Stato per Hobbes è assoluto ma deve garantire alcuni diritti alienabili ai cittadini che lo formano, tra cui il diritto alla vita. Nonostante la forte influenza assolutisca che condraddistingue il pensiero di Hobbes, tale visione si pone alla base della concezione “contrattualista” moderna e viene considerata da molti come il seme, seppur ancora tale, della società liberale.

Il declino del contratto sociale
Thomas Hobbes

Il Liberalismo – Pochi decenni dopo, John Locke, altro pensatore Britannico fortemente influenzato dagli avvenimenti politici che stavano cambiando drasticamente la concezione monarchica del suo paese, riprese le idee di Hobbes, le confutò e le arricchì in modo tale da essere essere considerato il padre del liberalismo sociale. Parte del suo pensiero sarà infatti centrale per Adam Smith, padre del liberalismo economico. All’interno della sua opera aggio sull’Intelletto Umano, Locke spiega quanto lo stato di natura non rispecchi l’idea di una lotta continua tra i singoli individui ma come, al contrario, gli uomini stipulino un contratto tra di loro al fine di vivere meglio, in condizioni migliori e per affermare alcuni diritti fondamentali; su tutti, il diritto alla proprietà. Lo Stato nasce quindi con lo scopo di garantire prosperità sociale, economica e civile. Tale concezione, che amplifica notevolmente i “doveri” dello stato (Leviatano) di Hobbes è propria della nostra società e della nostra economia.

Jean Jacques Rousseau, contratto sociale e leviatano
Jean Jacques Rousseau

Il Contratto Sociale – Nel 1762, il filosofo Svizzero Jean-Jacques Rousseau riprese il pensiero contrattualistico di Hobbes e Locke e lo amplificò ulteriormente, nella forma che noi oggi studiamo e conosciamo. Uno dei contributi più importanti che vengono analizzati nella sua opera, intitolata proprio Contratto Sociale, è senz’altro la divisione, già abbozzata da Locke settant’anni prima, dei poteri. Se da un lato la concezione di Rousseau enfatizza come il potere legislativo appartenga al popolo (una visione poi fatta propria, anche se solo in principio, dagli ideali comunisti), dall’altro, riprende il concetto, introdotto nel 1748 da Charles de Secondat, Barone di Montesquieu, secondo il quale esistono tre tipi di potere: legislativo (detenuto dal parlamento, eletto direttamente dai cittadini), esecutivo (detenuto dal governo in carica, anche’esso eletto dai cittadini), giudiziario (detenuto dalla magistratura al fine di garantire imparzialità).

Conseguenze – La concezione liberale di Hobbes e Locke e la concezione divisionistica di Montesquieu e Rousseau incominciaro ad atticchire la nascente e sempre più ricca borghesia che, anche grazie al contributo di questi pensatori, aprì una stagione di instabilità politica in Europa che portò, tra la fine del 1700 ed il corso del 1800, a moti rivoluzionari, a guerre di indipendenza e alla nascità degli stati moderni in Europa. Inoltre, fu anche grazie al consenso che tali concezioni contrattualistiche ottennero – così come al crescente sviluppo delle dottrine economiche classiche di Smith, Ricardo, Marx, Malthus e Mill – che, nel corso del XIX secolo, la società e l’economia europea raggiunsero la cosiddetta Seconda Rivoluzione Industriale, periodo di grande prosperità tecnologica, economica e sociale che terminò con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

L’affermazione… – Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, evento culmine di quarant’anni di atrocità e di distruzione, il mondo si avviò verso una grande ripresa e, ad oggi, il periodo compreso tra il 1950 ed il 1973 è considerato da tutti l’età aurea dell’economia moderna. Partendo proprio dai principi di libertà, uguaglianza e divisione dei poteri, moltissimi stati, tra cui Italia, Francia, Germania e Spagna, videro la nascita delle loro attuali costituzioni. Lasciando da parte per un istate gli Stati Uniti, dotati di costituzione propria dal 1788, ed il Regno Unito, che ha una carta dal 1215 (la Magna Carta Libertatum), va sicuramente ricordato quanto, tutte le costituzioni democratiche, mettano in luce, più o meno direttamente, tutti gli aspetti analizzati nel corso del XVII e XVIII secolo da Hobbes, Locke, Rousseau e Montesquieu. Tutti i loro governi dagli anni 50 ad oggi, quindi, enfatizzano un’ economia sociale di mercato, cercando di armonizzare la giustizia sociale ed il libero mercato, dando forte importante ai pensieri degli economisti classici che, tra il XVIII ed il XIX secolo, teorizzarono il pensiero economico più rilevante degli ultimi tre secoli: il liberalismo.

…ed il declino – AA partire dallo scoppio della crisi finanziaria statunitense e dalla conseguente crisi economica mondiale, si è aperto un dibattito che ha portato tutti, liberalisti e non, a condannare il modo in cui le democrazie attuali conducono il loro lavoro. Tanto che, moltissimi, descrivono la condizione in cui l’economia occidentale si trova come conseguenza di un pensiero liberale deviato dai sui obiettivi primari: limitare il potere e l’intervento dello stato  al fine di proteggere i diritti naturali (quelli descritti da Hobbes e Locke), di salvaguardare i diritti di libertà (Rousseau) e, quindi, di promuovere l’autonomia creativa dell’individuo. Nel corso di questi ultimi anni si è andata a deliare una correlazione, che non implica ovviamente una causalità, che vede un deteriorarsi della condizione economica al deteriorarsi dei principi democratici.

Contratto sociale, leviatano, democrazia e ricchezza
Daron Acemoglu e James Robinson

Il Fallimento – Tale visione viene descritta in maniera brillante e chiara da due ben noti economisti attuali, Daron Acemoglu e James Robinson, docenti rispettivamente presso il Massachussets Institute of Technology e Harvard University, che analizzano come il livello economico di una nazione sia fortemente legato, più di quanto si possa pensare, alla forma di governo del paese preso in considerazione. Secondo gli stessi autori il fallimento economico di uno stato è legato quindi indissolubilmente al livello di democrazia raggiunto dalle istituzioni che, di conseugenza, influenzano il “contratto sociale e la ricchezza delle nazioni”, cioè i due principi cardini del liberalismo economico e sociale.

Via d’Uscita – L’unica via d’uscita non è, però, demonizzare il sitema che, nel corso degli ultimi decenni, ha portato alla nascità di un’ economia e di una società sempre più “ricca” e globalizzata, considerata – sino a qualche anno fa – dalla maggiorparte di noi un elemento di ricchezza e di modernità. Risiede, piuttosto, nella capacità dei cittadini delle economiche occidentali in declino di chiedere più trasparenza, più meritocrazia e più giustizia alle istituzioni che governano i paesi. Ciò vuol dire avviare una rivoluzione pacifica che ribalti il Leviatano in seno ad ogni democrazia e riporti equilibrio ed ordine economico attraverso una nuova fase di stampo liberale. Ciò può avvenire attraverso una semplificazione delle regole, in nome del principio poche regole ma buone e giuste, attraverso la creazione di sistemi più meritocratici e attraverso la nascita di un sistema giudiziario il più indipendente possibile e davvero uguale per tutti. I pensatori classici, coloro che ci hanno dato la possibilità di vivere il sogno di una ricchezza (non solo in termini economici, attenzione!) maggiore starebbero già lavorando in questa direzione, cercando di creare le premesse per un nuovo “contratto sociale”.

 

 

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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