Il Curioso caso della ripresa economica Britannica

08/11/2013 di Giovanni Caccavello

Gli ultimi dati calcolati dall'ONS (Office of National Statistics) hanno colto di sorpresa tutti gli economisti

Uk, tra crescita e stupore

Si era capito fin da subito, durante quell’apparente fresca giornata di fine estate, un “normale” 15 di Settembre, che la crisi finanziaria globale avrebbe risvegliato i sonni di tutti gli economisti. Oggi, a cinque anni dal fallimento di Lehman Brothers, un paese, su tutti, sta confondendo, non poco, le belle teorie keynesiane e monetariste su cui la strangrande maggioranza degli economisti ancora oggi si basa: il Regno Unito.

Regno Unito vs Economia – Per cinque anni, l’economia Britannica ha continuato a comportarsi in maniera diversa rispetto alla teoria empirica economica e ancora oggi, dopo aver analizzato attentamente i dati calcolati dall’ONS, mostra nuovi ed inequivocabili segnali che contrastano con ciò che i libri di testo di macroeconomia cercano di spiegare agli “addetti ai lavori”. Cerchiamo di capire il perché.

PIL e deprezzamento? – Subito dopo lo scoppio della crisi finanziaria che colpì Londra, moltissimi economisti previdero l’attuazione di un programma non convenzionale avviato dalla Banca d’Inghilterra, avente come obiettivo quello di iniettare un’infinità di moneta nell’economia, pari al 20% del PIL britannico, al fine di avviare la crescita economica. I risultati sperati però non furono mai visibili: il prodotto Interno lordo continuò a crollare per circa 3 anni, dal 2008 al 2010 e oggi, in ogni caso, il PIL rimane ancora ben sotto il livello pre-crisi. Ancora, dopo l’inizio della crisi, la maggiorparte degli economisti si aspettava un deprezzamento della Sterlina al fine di rafforzare un export asfittico e di ribilanciare un differenza tra import ed export molto negativa. Tutte le premesse macroeconomiche spingevano in questa direzione ma, anche in questo caso, le teorie vennero smentite ed il Pound è ancora la moneta più forte a livello mondiale.

Ripresa ingleseDisoccupazione e produzione – Il tasso di disoccupazione tende ad aumentare nel caso di una recessione, ma questo porta, di conseguenza, la produzione per singolo lavoratore ad aumentare. Per l’ennesima volta queste teorie sono state smentite. Nel corso di questi anni la disocuppazione nel Regno Unito è aumentata in modo parziale fino all’8,3% alla fine del 2011 per poi incominiare a scendere (ad oggi la disoccupazione è pari al 7,6%, contro l’attuale 12,2% della zona Euro) mentre il livello di produttività rimane ancora 4,4 punti percentuali inferiore al livello pre-crisi.

Tasso d’inflazione. Nel corso di una recessione e di una ripresa molto lenta e poco stabile il tasso di inflazione è destinato a diminuire, cosa che sta attualmente accandendo nell’Euro Zona. La stranezza che conferma la regola viene ancora una volta registrata nel Regno Unito, paese nel quale il tasso di inflazione rimane ancora molto sopra il target della Banca d’Inghilterra del 2% (secondo gli ultimi dati dell’ONS è pari al 2,6% contro la media europea dell’0,7%).

Crescita imprevedibile?. Per finire, secondo gli ultimissi dati rilasciati dall’ONS, il Regno Unito consegna agli economisti un altro mistero. L’economia Britannica è crescita dello 0,8% del terzo trimestre, facendo così registrare una crescita prevista a fine 2013 del +3,3%, il miglior risultato a livello comunitario Europeo. Come da copione, senza bisogno di ribadirlo, questi dati hanno colto di sorpresa il mondo economico visto che è difficile andare a scovare un qualunque dato macroeconomico che potesse far presuppore a tale forte crescita, prevista anche il prossimo anno.

Le possibili cause – Solo pochi mesi, nel luglio 2013, il Fondo Monetario Internazionale consigliava il governo Cameron di allentare la forte strategia di riduzione del deficit poiché ci sarebbero potute essere ulteriori ripercussioni sulla debole prevista crescita economica del paese. Come ha fatto, allora, il Regno Unito a trasformarsi nel giro di pochi mesi da un’economia in perenne difficolta a paese leader? Una prima possibile risposta, ultimamente accettata in ambito economico, potrebbe essere che l’attuale ripresa, così come la precendente crisi, sia stata causa principalmente dai meccanismi del sistema finanziario, qualcosa che quasi non viene considerato all’interno dei modelli macroeconomici “classici”. Così mentre moltissimi Keynesiani puntavano il dito contro i drastici tagli alla spesa portati avanti dal ministro del tesoro George Osborne, il vero problema risiedeva ancora una volta nell’offerta, specificamente nell’offerta della finanza, anziché nella domanda. A causa di un sistema bancario poco efficacie, l’economia non era capace di ridistribuire le poche risorse alle parti produttive dell’economia stessa e le aziende senza problemi di bilancio non riuscivano ad ottenere il credito necessario per fare investimenti e puntare alla crescita. Grazie al lavoro svolto dal governo e dalla Banca d’Inghilterra l’accesso al credito è diventanto nel corso di quesot ultimo anno più facile poiche, tra altri fattori, il tasso per i mutui è sceso di circa un punto percentuale.

Questo passo è stato possibile, oltre al già accennato intervento di governo e BoE (Bank of England), anche grazie al raggiungimento degli obiettivi di capitale e di liquidità delle Banche d’oltremanica, capaci così di erogare prestiti con meno difficoltoso. In questo modo i prezzi del mercato immobiliare sono cresciuti a livello nazionale del 6%, le richiesta di acquisto è a livelli record e l’approvazione dei mutui, a Settembre, è cresciuta rispetto al settembre 2012, del 38%. Allo stesso modo i consumi stanno riprendendo in maniera consistente ed il tasso di risparmio della famiglie è sceso di un terzo all’attuale 5%.

Conclusioni – Per l’ennesima volta, quindi, l’economia del Regno Unito non si fida dell ricette keynesiane e si affida a politiche di stampo più Friedmaniano. Per il momento il momento la ricetta sembra funzionare anche se alcuni dati non sono proprio positivi, in particolare quelli riguardanti le partite correnti. Il settore dell’export sembra essere sempre più debole. Di conseguenza, se da un lato i problemi legati all’offerta sembrano essere stati risolti, almeno in parte, ora il governo e la banca centrale avranno altre sfide combattere: David Cameron non deve perdere di vista il buon lavoro fatto fin qua riducendo le spese inefficienti e improduttive mentre Mark Carney, governatore della BoE dovrà prima o poi porsi la domanda se forse non convenga deprezzare la Sterlina, ad oggi valuta sicuramente troppo forte per un economia da ormai 60 anni ridimensionata e in fase di rilancio. Speriamo quindi che nel corso dei prossmi mesi, le autorità governative britanniche riescano a consolidare ciò che di buono è stato fatto fino ad ora. Teorie economiche a parte.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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