Il crollo dei mercati e la responsabilità della politica

18/02/2016 di Alessandro Mauri

Il crollo dei mercati è da attribuire alla speculazione o alle mancanze della politica economica?

La grande volatilità che continua a caratterizzare i mercati finanziari in questo inizio 2016 potrebbe protrarsi ancora a lungo. I fattori che concorrono ad alimentarla sono infatti molteplici, e pare che nessuno verrà meno nel breve periodo.

Sulle montagne russe – Le Borse mondiali in questo avvio di 2016 sono stati caratterizzati da pesanti perdite, con il FTSE Mib che ha perso fino al 25% del valore iniziale, con sedute da profondo rosso alternate a rimbalzi più o meno consistenti. Spesso tutto questo senza che ci fosse una motivazione evidente che spingesse in una direzione piuttosto che in un’altra. Eppure i mercati, seppur spesso caratterizzati da apparente irrazionalità, scontano aspettative, e interpretano segnali che potrebbero apparire poco significativi. In queste prime settimane del 2016, l’ondata ribassista, unita all’estrema volatilità, sembra essere giustificata da diversi fattori.

L’incognita banche – Innanzitutto se osserviamo il panorama europeo, l’introduzione della nuova normativa sui fallimenti bancari, il cosiddetto bail-in, che esclude l’intervento dello Stato in aiuto a banche in difficoltà, ha messo sotto pressione le quotazioni degli istituti creditizi dei paesi periferici. Oltre a questo si aggiunge, specialmente in Italia, il peso dei crediti deteriorati, che pesano come un macigno sui bilanci bancari e che non sarà possibile smaltire in tempi brevi, vista anche la scarsa incisività (o perlomeno questo è quello che si aspettano i mercati) della bad bank italiana, di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi. Restano inoltre forti dubbi sulla forza della crescita dell’Europa, che ha perso molto slancio rispetto alle stime precedenti, e che potrebbe non essere sufficiente per recuperare rapidamente il terreno perso durante la crisi.

Il prezzo del petrolio – Un altro elemento che affossa le Borse è rappresentato dal basso prezzo del petrolio, e delle materie prime più in generale. Se questo era visto fino a poco tempo fa come una spinta positiva all’economia, grazie all’effetto sui costi per imprese e famiglie, ora cominciano a prevalere gli effetti negativi di una situazione prolungata di prezzi bassi, con le imprese legate all’Oil in forte difficoltà, così come la maggior parte dei paesi esportatori. Nonostante questo non si intravede all’orizzonte un calo della produzione che possa far risalire i prezzi: i Paesi Opec e quelli al di fuori del cartello non sono nelle condizioni di trovare un accordo, e l’enorme quantità di scorte accumulate manterrà i prezzi del petrolio bassi ancora a lungo.

I mercati asiatici – Un altro elemento di forte instabilità è rappresentato dai mercati asiatici, che da tempo sono sotto la lente di ingrandimento degli investitori. La situazione della Cina continua a destare turbolenze, con le borse di Shanghai e Shenzhen spesso oggetto di vendite, per via della crescita sempre al di sotto delle aspettative. Anche il Giappone continua a non trovare una via d’uscita dalla lunga depressione degli ultimi anni: le ricette adottate dal premier Shinzo Abe, dopo una serie di alti e bassi, non sembrano portare a risultati di rilievo, tanto che il Pil si è contratto di oltre l’1% nel corso del 2015.

L’attenzione si è quindi spostata, ancora una volta, sulle banche centrali, dalle cui decisioni, o anche semplicemente dalle parole dei loro presidenti, dipendono gli andamenti dei mercati. Le aspettative del mantenimento, o dell’ampiamento, di politiche espansive a sostegno dell’economia non possono essere disattese, pena il crollo immediato. Questa però è una distorsione notevole: la politica economica è stata fortemente accomodante per molto tempo, e se questo non ha portato a miglioramenti significativi per l’economia reale, evidentemente i problemi da risolvere sono ben altri. E’ sulla politica economica che si deve intervenire con maggiore incisività, specialmente a livello europeo: solo con un forte sostegno alla crescita si può intraprendere un cammino di sostenibilità finanziaria e di stabilità economica.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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