Il CISPA minaccia il IV Emendamento: è davvero a Boston l’atto di terrore?

22/04/2013 di Luciano Di Blasio

Il CISPA – Pensare agli USA in questi giorni vuol dire immedesimarsi nello shock dei Bostonians per l’attentato della maratona, oppure preoccuparsi di capire se le minacce nordcoreane siano realistiche o no. In realtà, però, nessuno pare interessarsi di quella che sembrerebbe essere la questione più importante per gli USA in questo momento: l’approvazione del Cyber Information Sharing and Protection Act, il famigerato CISPA. Cerchiamo di capire di cosa si tratta e quali conseguenze potrebbe portare nel mondo della rete digitale statunitense (e non solo).

Immagine_articolo_CISPACos’è – Il CISPA si propone come strumento per supportare le forze dell’ordine USA nella lotta alle minacce criminali via Internet, facilitando l’acquisizione di dati Web, altrimenti riservati, per ragioni investigative. Il CISPA permetterà alle società del settore privato di ispezionare i dati utente personali e sensibili dei normali residenti negli Stati Uniti per identificare “informazioni minacciose”, andando poi a condividerle con altre imprese opt-in e il governo degli Stati Uniti – senza la necessità di un mandato del giudice. Mentre la legge passa per la seconda volta attraverso il sistema legislativo americano, si cerca di analizzare le necessità e i punti deboli di questo act. Molte agenzie federali americane hanno da tempo espresso grande preoccupazione sui pericoli legati agli hacker – chi si impegna nell’affrontare sfide intellettuali per aggirare o superare creativamente le limitazioni che gli vengono imposte, ci dice Wikipedia –  che, spinti dalla brama di denaro o, peggio, assoldati da governi stranieri che li usano come copertura (si pensi per esempio alla Cina), risultano essere uno dei più gravi pericoli che si trovano ad affrontare gli Stati Uniti, seppure soltanto le agenzie federali, il governo e gli organi legislativi sembrino esserne a conoscenza: non è di certo una preoccupazione per la popolazione che, in larga maggioranza, sembra temere il “semplice” terrorismo bombarolo degli ultimi giorni – e degli ultimi 10 anni.

I suoi sostenitori – Una folta maggioranza di membri della House of Representatives ha appoggiato la proposta di legge. E non solo: anche un buon gruppo di società (come la CTIA wireless industry group) e agenzie di lobbying, come la TechNet, che vanta tra i suoi membri i colossi americani della tecnologia Google, Apple, Yahoo. Dichiarazioni bollenti sono arrivate, a sostegno del CISPA, da uno dei suoi co-autori e presidente dell’House Intelligence Committee, il deputato repubblicano Mike Rogers: “non abbiamo ancora trovato una sola società americana che fosse contraria alla CISPA”, ha ardentemente sostenuto Mike Rogers dopo aver sottolineato come chi si fosse espresso in maniera negativa sulla stampa fosse “un “twittatore” quattordicenne richiuso nello scantinato”. Rogers ha citato società della Silicon Valley come IBM, Intel, Juniper, Oracle, e EMC tra i sostenitori del CISPA.  Pur ammettendo che il CISPA ha come conseguenza indiretta una facilitazione del lavoro dei CEO proprio delle società tech, ha voluto ribadire che questa è l’unica strada “se si vuole contrastare l’azione della Cina”.

I suoi detrattori – “A quanto pare Rogers non si è sforzato più di tanto nel cercarne [di società contrarie, ndr]”, ha affermato per tutta risposta, in un’email indirizzata a VentureBeat, Dave Maass, un portavoce della ONG Electronic Frontier Foundation, organizzazione internazionale non profit di avvocati e legali rivolta alla tutela dei diritti digitali e della libertà di parola nel contesto dell’odierna era digitale. In effetti, sono tante le società USA che hanno espresso i loro dubbi e hanno deciso di esporsi per contrastare la legge. Tra loro Reddit, Craigslist, Namecheap, Firefox (autori di Mozilla), Automattic (una parent company di WordPress) e soprattutto Facebook, la quale da marzo ha deciso di non supportare più il CISPA. Sono forse le parole del deputato democratico Jared Polis a darci un’idea “filosofica” sulle preoccupazioni dei contrari nell’industria tech: “il CISPA scuoterà la fiducia degli utenti di Internet e, senza quella fiducia, tutte le aziende di Internet ne risentiranno”. L’opposizione più forte da parte della società civile è arrivata per mano dell’American Civil Liberties Union, la quale ha definito il CISPA un legge “fatally flawed” (dai difetti incolmabili). Le preoccupazioni, infatti, risiedono tutte nella paura di trovarsi esposti a ricerche condotte dall’Fbi o da altre agenzie federali con palesi violazioni della privacy personale, un argomento importante sì in Europa, ma sacrosanto per gli USA e i suoi cittadini. Per molti, infatti, il CISPA sarebbe una palese violazione del IV Emendamento (“The right of the people to be secure in their persons, houses, papers, and effects, against unreasonable searches and seizures, shall not be violated, and no warrants shall issue, but upon probable cause, supported by oath or affirmation, and particularly describing the place to be searched, and the persons or things to be seized”.) il quale, in effetti, non impedisce alle società private USA di accedere e usare, per i propri interessi, i dati di navigazione Web dei cittadini. Lo impedisce invece al governo USA e alle sue agenize federali che non abbiano un mandato di perquisizione.

L’iter legislativo – Giovedì 18 aprile la Camera dei Rappresentanti ha approvato per la seconda volta il disegno di legge definito CISPA. Ora la palla passa al Senato dove, come sappiamo, il partito democratico vanta una maggioranza risicata: forse per questo motivo, percependo una difficile opposizione nei numeri dell’assemblea, il presidente Obama ha già minacciato un veto se non fossero introdotti alcuni emendamenti ritenuti fondamentali per la tutela della privacy. Secondo Rogers e gli altri autori del progetto di legge, gli emendamenti finora presentati hanno affrontato la maggior parte delle criticità relative alla privacy che erano state mosse da più fronti: in particolare, viene garantito un controllo maggiore dei dati da parte delle società terze prima che questi vengano consegnati alle autorità statunitensi che li hanno richiesti. Ma è possibile, come già successo in precedenza, che il CISPA si areni in Senato, proprio grazie alla minaccia di veto della Casa Bianca.

La trasparente voluptas del lobbying USA – Scopriremo presto come andrà a finire questa ennesima saga legislativa americana, ma emerge come sempre un dato di fatto ineludibile nel confronto USA – Italia: nell’iter legislativo, grazie ad un’attività di lobbying legalizzata e strutturata secondo regole certe, gli interessi chiamati in causa sono ben visibili ai cittadini che possono, con molta chiarezza (basta un minimo di vezzo informativo, nulla più), scoprire chi sostiene quella proposta di legge e chi vi si oppone, con le relative motivazioni. In Italia siamo così fuori dai binari della chiarezza che il lobbying è diventato semplicemente la parola chiave per i furbetti di quartiere, pronti ad organizzarsi gli affari parlamentari a loro piacimento coperti da un deficit legislativo mostruoso in materia.

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Luciano Di Blasio

Nasce a Lanciano (CH) il 20/03/1987 e cresce a Ortona (CH): un abruzzese dalle velleità internazionali. Maturità scientifica (100/100, premiato dalla fondazione De Medio) a Francavilla al Mare (CH), vince il premio come miglior studente di matematica della provincia di Chieti. Vive un anno a Newcastle (UK) studiando ingegneria elettronica, sei mesi a Rio de Janeiro. Si laurea in Lingue e Letterature Moderne (Tor Vergata, inglese e portoghese) con una tesi in letteratura inglese post-coloniale sullo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Attualmente iscritto al secondo anno Corso di Laurea Magistrale in International Relations (Scienze Politiche, LUISS). Membro fondatore dell'associazione GiovaniRoma 2020. Drogato di letteratura, politica, F1, tennis e calcio.
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