Il cinema americano nel dopoguerra (1945-1960)

04/03/2015 di Jacopo Mercuro

Ritorna il nostro appuntamento con la storia del cinema, oggi parliamo del grande schermo statunitense, nei due decenni successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale

Storia del cinema

Nel secondo dopoguerra e durante i periodi successivi, in cui era in atto la guerra fredda tra USA e URSS, il cinema americano subì delle grandi trasformazioni. Tra il 1945 e il 1960, l’industria cinematografica americana toccò l’apice più alto e più basso del suo ciclo vitale, risollevando le sue sorti grazie a profondi cambiamenti che resero i film più spettacolari. Gli artisti americani, che nutrivano una simpatia per il partito comunista, vennero allontanati dagli Studios e costretti ad emigrare in Europa per poter continuare il proprio lavoro.

paramountLA SENTENZA PARAMOUNT Hollywood era nelle mani di otto Studios di grande rilievo ed influenza (cinque grandi e tre piccole), mentre i produttori indipendenti si dovevano accontentare delle briciole lasciate dal grande blocco Hollywoodiano, ritrovandosi continuamente sull’orlo del fallimento. L’egemonia dei grandi Studios era rafforzata dalla possibilità di controllare e gestire tutte le sale cinematografiche del paese, proiettando esclusivamente le loro produzione. Nel 1948, dopo le continue denuncie, la Corte Suprema degli Stati Uniti condannò il comportamento monopolistico dei grandi otto Studios; grazie alla famosa sentenza Paramount, il blocco hollywoodiano si ritrovò costretto ad abbandonare le sale. Nonostante molti cinema iniziarono a proiettare anche i film degli esercenti indipendenti, la struttura dell’industria rimase la stessa: le major e le minor continuavano a dominare la fetta più grande del mercato.

DECLINO E RIPRESA DELLO STUDIO SYSTEM HOLLIWOODIANO Dopo la fine del secondo grande conflitto mondiale, il cinema americano aveva un grande ritorno economico dalle esportazioni, mentre gli incassi provenienti dal mercato interno erano in continuo calo. Tra le cause del crollo finanziario vi erano i cambiamenti sociali e culturali; con l’espansione delle città era diventato scomodo raggiungere i cinema al centro delle città. A mettere in crisi il mercato interno vi era anche l’arrivo delle televisioni e a questo si aggiungeva una maggiore esigenza da parte del pubblico, che preferiva vedere meno film, ma di qualità.

Gentlemen Prefer Blondes
Gentlemen Prefer Blondes, un esempio del Technicolor anni ’50

Per contrastare questa involuzione, i produttori decisero di migliorare l’aspetto visivo e sonoro delle pellicole. Nei primi anni cinquanta si diffuse il colore, migliorato di anno in anno grazie alle nuove pellicole, passando dal Technicolor alle pellicole Eastaman. Per invogliare ancora di più il pubblico si decise di ingrandire il formato delle immagini, che divennero più ampie grazie al formato panoramico. La maggior parte delle produzioni erano rappresentate da film pensati per famiglie, ma per ampliare il mercato si crearono dei novi generi, coprendo più fasce di età grazie ai musical rock, agli horror e ai film di fantascienza. Oltre alle sale già presenti, si crearono dei cinema d’essai: sale destinate ad un pubblico più istruito, in cui si proiettavano anche i film d’autore europei. Cosa che favorì il ritorno nelle sale fu la sentenza della Corte Suprema che avallò la libertà di espressione dei film, chiudendo un lungo periodo ci forti censure. Mentre la neonata TV era più controllata, il cinema aveva finalmente la libertà di trattare temi più audaci.

IL CINEMA CLASSICO HOLLYWOODIANO Nonostante la base dell’industria del cinema americano si stava pian piano sgretolando, lo stile classico continuava ad essere il principale modello, ma ciò nonostante non mancarono le innovazioni. Già nel secondo dopo guerra, Orson Welles introdusse la soggettiva, il flashback e la profondità di campo. Nei primi anni cinquanta si intensificò l’uso del long take e si iniziarono a girare scene con un’unica inquadratura, la profondità di campo ed i piani sequenza divennero ben presto il marchio di fabbrica di Orson Welles. Il modello classico del racconto rimase invariato, le storie continuavano ad essere basate si un rapporto di causa/effetto, con il protagonista al centro della storia, che doveva essere lineare così da giungere ad una conclusione.

GENERAZIONE DI REGISTI A conflitto terminato molti registi rallentarono la loro attività, alcuni si ritirarono e altri dovettero emigrare in Europa a causa delle loro idee politiche. Jhon Ford, tra i registi della vecchia scuola, continuava ad essere il più in vista e quasi tutte le sue opere spaziavano nel genere western. Molti registi europei, dopo l’armistizio, tornarono nei loro paesi. Tra questi vi era Alfred Hitchcock, che si era già segnalato all’attenzione della critica con il suo primo film girato in versione muta e sonora: Blackmail (1929). Il regista britannico si dimostrò subito molto abile nel manipolare il suono, così da montare le scene in un modo che lo spettatore potesse intuire i pensieri dei personaggi. Hitchcock fu molto più di un regista, fu un innovatore, un maestro della macchina da presa e di tutto quello che circonda la produzione di un film.

The Tragedy of Othello: The Moor of Venice
Orson Welles – The Tragedy of Othello: The Moor of Venice (1952)

Orson Welles invece fu licenziato dalla RKO, divenendo un regista errante che produceva film con i fondi racimolati e provenienti dalle sue apparizioni come attore. Da regista mise in scena i grandi classici letterari, adottando le tecniche spettacolari usate già in Quarto Potere (1941).

IL TEATRO AD HOLLYWOOD Come Orson Welles, molti altri registi facente parte del teatro progressista di New York, si spostarono ad Hollywood. Negli anni Trenta il Group Theatre portò in America un nuovo modo di recitare, insegnato da Stanislavskij al teatro di Mosca. Uno dei principali allievi del Group Theatre era Elia Kazan, fu proprio lui, dopo la guerra, a fondare l’Actors Studio. Il metodo Stanislavskij richiedeva all’attore di attingere alle sue esperienze personali, seguendo la strada naturale dell’improvvisazione. Elia Kazan, Marlon Brando e James Dean furono tra i più grandi esponenti dell’Actor Studio, influenzando anche l’ambiente hollywoodiano.

The following two tabs change content below.

Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
blog comments powered by Disqus