Il centrodestra italiano e quel futuro da sinistra passata

28/03/2014 di Andrea Viscardi

Forza Italia e il futuro del centrodestra

Cosa ne sarà del centrodestra italiano? Oggi, ciò che sembrava essere, nelle scorse settimane, un ricompattamento dell’elettorato è stato smentito dagli ultimi sondaggi, schiacciato dalle tensioni interne di un partito senza futuro, da un “Renzisconi” che suscita simpatie e da una campagna euroscettica di Grillo che sembra attrarre sempre più consensi. Proprio la strategia euroscettica, che doveva essere l’asso nella manica di Berlusconi, sembra essere rimasta chiusa, per lo più, in un cassetto: in una situazione del genere non è possibile portare avanti una campagna elettorale efficiente ed efficace. Che il futuro, per il centrodestra, assomigli al passato del centrosinistra?

Centrodestra e futuroForza Italia e Berlusconi, un (mezzo) fallimento? La domanda, provocatoria, sembra in realtà non allontanarsi troppo dallo scenario più probabile. L’esperimento di Forza Italia, che poteva essere una strada di successo, sembra ogni giorno di più naufragare. Complice l’incadidabilità di Silvio Berlusconi, per molti. Per chi scrive, in realtà, la vera questione di fondo è che, all’elettore di centro-destra, soprattutto a quello sfiduciato, l’unica differenza rispetto al PdL appare, oltre al simbolo elettorale, una semplice epurazione dei vertici in passato più vicini a Berlusconi. Fino a qui, l’operazione poteva anche essere un successo. Peccato che in questi ultimi tre mesi – tra un problema e l’altro – il patròn del Milan sia riuscito a scendere sì ad accordi con Renzi e a passare quasi per il politico più responsabile nel dibattito sulla legge elettorale, ma si sia “dimenticato”, però, di riorganizzare un partito che andava rinnovato dalle fondamenta. Così, dopo le prime settimane del Sindaco di Firenze a Palazzo Chigi, i sondaggi ne risentono, e pesantemente. Tanto da dare adito alla stampa, spesso spietata, di raccontare un nuovo (e improbabile) cerchio magico di Bossiana memoria, in cui le redini di un uomo, oramai confuso e stanco, sarebbero detenute dall’asse Marina – Pascale.

L’eredità impossibile. Il risultato, in ogni caso, è sempre lo stesso: in Forza Italia, tutti, vivono il presente come se non ci fosse un domani. E non in un senso esortativo, ma proprio come se, nel giro di qualche mese, magari dopo le Europee, il partito fosse destinato a naufragare ancora più alla deriva. Berlusconi ha sempre saputo, nei momenti di difficoltà, tenere alto il nome del Partito e la popolarità tra gli elettori. Oggi, però, il problema è più serio. Se un anno e mezzo fa l’ex premier poteva permettersi di riappropriarsi del posto ceduto ad Alfano, oggi la sua situazioni, tra condanne e incadidabilità, è molto più complicata. Qualcuno anche lontanamente simile ad un delfino, ad un erede capace, pur con una perdita di voti, di tenere insieme il partito, non esiste. Se anche Mastella si candida ad essere il capogruppo per le europee, il segnale è tremendo. Il problema della successione in un partito personalistico, fondato sulle parole carisma e leadership, rinviato negli ultimi due anni, sembra oramai improcrastinabile, ma neanche non risolvibile. Gli elettori, anche quelli riguadagnati con fatica negli ultimi mesi, iniziano nuovamente a perdere la fiducia: ma questa volta non sembra essere possibile fermare lemorragia: sperare nella genialità di un Berlusconi che ha sempre dato il meglio di sè nel momento in cui tutti lo davano morto, appare, francamente, utopistico. Certo, molto dipenderà, anche, da ciò che Renzi riuscirà a dare agli italiani nei prossimi mesi. Perchè, se le cose non dovessero andare bene per il Matteo nazionale, tra un anno si rischia di trovarsi davanti due coalizioni più simili a un lazzaretto che ad altro.

Forza Italia e centrodestra alla deriva? Visti i problemi affrontati lungo tutto il corso del 2013, risulta più che mai difficile affermare che, dopo un Papa, se ne possa fare un altro: il rischio, invece, è quello di assistere ad uno scontro all’ultimo sangue tra tutte quelle componenti tenute insieme – oggi con grande difficoltà – da Berlusconi. Santanchè, Brunetta, Verdini, Rotondi (che già oggi parla apertamente di nuove scissioni) sono tutti personaggi che difficilmente, scomparso il collante, potranno continuare a convivere nello stesso partito. Il problema, a quel punto, sarà quello di un centro destra composto – più che da correnti all’interno dello stesso partito – da partituccioli e partitini (la riframmentazione è già iniziata da due anni), molti di stampo post democristiano, privo di un qualsivoglia leader presentabile in una tornata elettorale (se qualcuno, in FI, inizia a parlare di “rivalutare Alfano”…) e troppo impegnato a litigare al suo interno per poter aspirare a vincere. Vi ricorda qualcosa?

 

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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