“Il candore arcaico”: Henri Rousseau incanta Venezia

30/03/2015 di Simone Di Dato

“L’artista è fanciullo… ed è fanciullo prodigio: perché alla fanciullezza è tornato, non per la incondita regressione a una stagione nostalgica e irreprensibile; ha saputo tornarvi per una matura conquista”. Paolo Fossati, 1995

Candore Arcaico, Henri Rousseau, Venezia

Il candore arcaico – Come Raymond Roussel nelle sue “Impressioni d’Africa”, anche Henri Rousseau (1844-1910) carezzava visioni esotiche in alcuni dei suo dipinti, ma a differenza dello scrittore, pare che l’artista di Laval coltivasse i suoi sogni tropicali unicamente a Parigi. Sembra difficile immaginare dunque che la fitta e rigogliosa vegetazione de “L’incantatrice di serpenti”, tela commissionata dalla madre di Robert Delaunay nel 1907, non sia affatto ispirata ad avventurose esplorazioni in terre incontaminate ma sia il risultato di ore trascorse dal pittore al Museo di storia naturale o nelle serre del Jardin des Plantes di Parigi. Tra folti cespugli, grandi foglie e fiori esotici bagnati da un tenue chiaro di luna, una donna nera, nuda e in controluce, domina il dipinto ammaliando col suono del suo flauto serpenti che emergono obbedienti dall’erba e dagli alberi per giungere ai suoi piedi. Un senso di inquietudine pervade la scena: in questa giungla che non nasconde la somiglianza al giardino dell’Eden, gli occhi misteriosi e trepidanti di Eva  seducono la Natura selvaggia più del suono del flauto, e con perturbante sensualità incantano i più temuti  adulatori della Genesi.

La Guerra detta anche La cavalcata della Discordia, 1894
La Guerra detta anche La cavalcata della Discordia, 1894

Come è facilmente intuibile in questa e in tutte le sue opere, Rousseau è del tutto indifferente alla grammatica della prospettiva ragionata. C’è una  rappresentazione bidimensionale senza tempo e senza spazio dove vince a mani basse la densità dei colori e la purezza di un’arte che molti ostinatamente declassano come naif. Se è vero che manca quella che possiamo definire una cultura artistica basata sullo studio dei grandi maestri, dell’arte del passato per intenderci, bisogna precisare che  Rousseau è un tipico caso di autodidatta.  Iniziato alla pittura nel 1886, a quarantadue anni, fu sempre estraneo a qualsiasi cultura artistica ufficiale, e l’unico pittore per cui provò una sentita e profonda attrazione  fu Paul Gauguin per le sue atmosfere esotiche e i paesaggi di terre inviolate.

Transatlantico in tempesta, 1899 circa
Transatlantico in tempesta, 1899 circa

Ispirato nella pratica dalle stampe popolari e dalle fotografie dei giornali, durante il suo lavoro amava fare numerosi schizzi e semplicissimi modellini su carta, ponendo i colori uno accanto all’altro tanto che in alcuni quadri è possibile riscontrare fino a venti tonalità di un solo colore. In un momento in cui l’Accademia si piega al naturalismo verista e la pittura ufficiale strizza l’occhio alla fotografia, la voce fuori dal coro di Rousseau punta ad osservare la realtà per interpretarla con sguardo vergine e primitivo. Che siano foreste lussureggianti, nature morte, ritratti o scene tropicali, la sua percezione del mondo visibile è sempre indifferente alle norme della pittura tradizionale, dove istinto e individualità hanno la meglio.

Io, ritratto-paesaggio, 1889-1890;
Io, ritratto-paesaggio, 1889-1890;

A comprendere la grandezza di Rousseau furono in tanti: da Apollinaire, Odilon Redon, Robert Delaunay, a Georges Braque, Andrè Breton, fino a Picasso. Personalità contemporanee che non solo si accorsero del suo genio, ma intuirono che con Rousseau si apriva una nuova pagina per la pittura, quella spontanea e istintiva, fedele solo a valori essenziali e primordiali. Nonostante ciò, il suo modo di esprimersi ingenuo e all’apparenza incolto, attirò la cecità della critica ufficiale e il disprezzo per questo genere di pittura da numerosi detrattori. Ad oggi, in genere, quattro persone su cinque ancora storcono il naso.

Mettere in luce la grandezza del genio di Rousseau, eliminando definitivamente l’etichetta ostinata di “artista naif” sembra essere l’intenzione della mostra “Il candore arcaico”, ospitata al Palazzo Ducale di Venezia, presso i prestigiosi Appartamenti del Doge. Organizzato dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, con la collaborazione scientifica e gli eccezionali prestiti dei Musée d’Orsay et de l’Orangerie di Parigi, il progetto che ha visto la luce lo scorso 6 marzo, nasce da un’idea di Gabriella Belli e Guy Cogeval, curatori dell’esposizione che per l’occasione presentano un lungo e impegnativo percorso di studi sull’artista iniziato più di tre anni fa.

Nozze in campagna, 1905 circa;
Nozze in campagna, 1905 circa;

Con un’accurata selezione di  41 opere divise in otto sezioni tematiche, la mostra indaga la parabola artistica di Rousseau ponendo sotto la giusta luce la credibilità pittorica e poetica dell’artista da un lato, e dall’altro cerca di abolire il dilagante pregiudizio che vede la natura di autodidatta come un imperdonabile demerito. E’ evidente la necessità di capire “se la sua opera avesse effettivamente intercettato e soprattutto utilizzato – chiariscono i curatori – nella peculiarità delle sue rappresentazioni, suggestioni appartenenti a quella linea della pittura arcaica che corre parallela alla misura classica lungo tutto l’età moderna, uno stile ben riconoscibile che appare e scompare nell’arte secondo il gusto del tempo e della storia”. Il risultato è un “candore arcaico” che affiora tanto dalle narrazioni metaforiche, quanto dai ritratti e dalle giungle nate da una fervida e primordiale immaginazione, una fede e un candore che mancano al fermento innovativo dell’epoca.

Pescatori con lenza, 1908-1909;
Pescatori con lenza, 1908-1909;

A dialogare con opere come “Io: ritratto-paesaggio” (1889-90), la bellissima “Incantatrice di serpenti” (1907) e “La Guerra o cavalcata della Discordia” (1894) ci saranno 60 lavori di artisti quali Liberale da Verona, Francisco Goya, Diego Rivera, Cézanne, Signac e Kandinsky, personalità contemporanee e grandi maestri del passato per dimostrare quell’ispirazione all’arcaismo che scorre parallelo al classicismo e che segna un confine tra passato e avanguardie, che restituisce dignità a quell’”ingenuità da bambino” dei moderni enigmi di Rousseau, sempre fortemente legati al passato.

 

Info:

HENRI ROUSSEAU
Il candore arcaico
6 marzo – 5 luglio 2015
Venezia, Palazzo Ducale – Appartamento del Doge.
Orari: da domenica a giovedì: 9.00 – 19.00
Venerdì e sabato: 9.00 – 20.00

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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