Il Canada volta pagina

21/10/2015 di Marvin Seniga

La vittoria del Partito Liberale di Justin Trudeau alle elezioni per la House of Commons è stata inaspettata, e porta diverse novità nella politica del paese della foglia d'acero: vediamo quali

Da lunedì il Canada ha una nuova maggioranza nella sua House of Commons. Dalle urne infatti è uscito un chiaro vincitore: il Partito Liberale di Justin Trudeau. É stata invece una debacle per i conservatori di Stephen Harper e per il Nuovo Partito Democratico guidato da Thomas Mulcair, che per motivi diversi non sono riusciti a proporsi come una forza di rinnovamento. Ma soprattutto non sono stati capaci di conquistare un elettorato che, come accade quasi ovunque nel mondo in questo periodo post-crisi, è attratto da quelle figure che invece riescono a farsi portatrici di un messaggio di cambiamento.

Quando ad Agosto Harper aveva deciso di sciogliere la camera bassa del paese e indire nuove elezioni per l’autunno, nessuno si aspettava una vittoria così eclatante per i liberali. Trudeau, malgrado la giovane età (43 anni), si è invece dimostrato un abilissimo stratega politico. Nelle elezioni precedenti del 2011, i liberali avevano ottenuto la miseria di 34 seggi. Da lunedì, invece, soprattutto grazie al loro leader hanno la maggioranza assoluta della House of Commons con 184 seggi sui 308 totali, era dal 1984 che un Partito non disponeva di una maggioranza così ampia. Una crescita registrata sia ai danni dei conservatori che sono crollati da 166 a 99 seggi che dei democratici, da 103 a 44.

Partito piano – dato, inizialmente, molto dietro ai due partiti principali nei sondaggi iniziali – Trudeau è riuscito a conquistarsi il centro, collocandosi tra i conservatori e i democratici. Da una parte, li criticava e attaccava frontalmente evidenziandone i punti deboli – soprattutto con i conservatori – e, dall’altra, riprendeva – soprattutto dai democratici – alcuni dei loro temi proponendoli però in una luce diversa, più pragmatica. Sia il partito Harper che quello di Mulcair non sono riusciti, in alcun modo, a contenere il giovane Trudeau. I conservatori, logorati da quasi dieci anni al governo e da una politica di austerità, non sono riusciti a spiegare alla classe media perché votare loro invece dei liberali, che annunciavano in caso di vittoria maggiori investimenti pubblici e una maggiore attenzione per il ceto popolare; mentre i democratici si sono persi su temi che non suscitavano grande approvazione nell’elettorato, come la questione del burqa nei locali pubblici.

Ma cosa significa per il Canada la vittoria dei liberali di Justin Trudeau? Il dibattito in campagna elettorale si è concentrato soprattutto su tre tematiche: l’economia, l’ambiente e la politica estera. Per quanto riguarda l’impostazione economica, Trudeau è stato molto chiaro nei suoi comizi pre-elettorali in giro per il Canada. Ha annunciato di voler rompere con l’austerità del suo predecessore, e aumentare gli investimenti pubblici in infrastrutture, anche a costo di fare aumentare un po’ il debito pubblico. Un altro suo cavallo di battaglia in campagna elettorale è stato il suo progetto di  riforma fiscale. L’intenzione sarebbe quella di ridurre le tasse sui redditi medio-bassi e aumentarle allo stesso tempo per i più ricchi. Una forma di redistribuzione che non poteva non piacere alla classe media, soprattutto in un momento come quello attuale, in cui viene posta grande attenzione intorno al dibattito sulla crisi del ceto medio e sulla crescita delle disuguaglianze.

L’ambiente era l’altro tema centrale della campagna elettorale. Durante i governi di Stephen Harper il Canada non ha mostrato una grande attenzione a temi come il riscaldamento globale e la riduzione delle emissioni di Co2, preferendo anzi intensificare lo sfruttamento dei giacimenti di gas e di altre fonti non convenzionali, come il petrolio estratto dalle sabbie bituminose, soprattutto in Alberta, la regione in cui i conservatori hanno decisamente conquistato più voti, il 60% dei suffragi. Trudeau ha dichiarato che il suo governo terrà in maggior conto le tematiche legate all’ambiente anche in vista della Conferenza di Parigi, dove il Canada sarà il paese che proporrà il piano meno ambizioso tra le grandi potenze. Ma cosa ancor più importante, perché potrebbe aver ripercussioni anche negli Stati Uniti, Trudeau non ha ancora espresso una chiara posizione riguardo il controverso progetto di costruzione di un oleodotto in grado di collegare i già citati ricchi giacimenti dell’Alberta alle raffinerie delle grandi multinazionali del petrolio in Texas. Il Keystone XL è al centro del dibattito politico negli Stati Uniti, dove Barack Obama è chiamato a prendere a breve una decisione, se autorizzarne o meno la costruzione.

Infine la politica estera. Il Canada, malgrado sia parte del G-7, non viene generalmente considerato un attore centrale nello scacchiere internazionale. Il paese della foglia d’acero è parte della coalizione anti-ISIS, e partecipa attivamente ai raid sui territori dello Stato Islamico in Siria e in Iraq. In una dichiarazione dopo il risultato delle votazioni Trudeau ha affermato come il suo governo continuerà a supportate la coalizione internazionale, rimanendo al fianco degli Stati Uniti nella lotto contro gli uomini del califfo. Tuttavia i liberali penserebbero di cambiare tattica nella guerra al califfato, interrompendo i raid aerei, per puntare su una maggiore cooperazione, in materia di addestramento e rifornimento, con l’esercito iracheno ed i peshmerga curdi. Di notevole importanza è poi l’intenzione di accogliere in Canada più di 25mila profughi siriani entro la fine dell’anno. Quando in campagna elettorale Trudeau ha annunciato questo suo piano, ne ha approfittato per criticare apertamente Harper, che da primo ministro aveva sposato una linea molto dura verso i richiedenti asilo, il cui simbolo è diventato il piccolo Aylan, il bambino siriano morto ad agosto al largo delle coste turche, dopo che la richiesta d’asilo presentata dal padre al consolato canadese di Istanbul era stata respinta.

In conclusione la nuova maggioranza liberale alla House of Commons, sembra destinata a cambiare il Canada, e dargli una nuova immagine internazionale, dopo un decennio di governi conservatori. Negli ultimi 10 anni, l’Unione Europea e il Canada hanno costantemente approfondito la loro partnership in materia politica e soprattutto economica. La firma di un accordo di libero scambio nel 2013 ha rappresentato l’apice della cooperazione tra le due sponde dell’Atlantico. Tuttavia dopo due anni, né il parlamento europeo né quello canadese lo hanno ancora ratificato. Uno dei primi atti di Trudeau potrebbe essere quello di spingere per una definitiva entrata in vigore di questo accordo di libero scambio, e dare così il via ad una lunga serie di questi trattati commerciali, che sono destinati a caratterizzare la politica estera del Canada come degli altri paesi occidentali, nei prossimi dieci anni.

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Marvin Seniga

Nato a Roma nel 1992, attualmente studia relazioni internazionali presso l'Università di Trento, dopo essersi laureato in Scienze Politiche presso la Luiss - Guido Carli. Oltre che di politica si interessa di sport e cinema.
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