Il Campidoglio che nessuno vuole

24/02/2016 di Francesca R. Cicetti

Forse ha ragione Paola Taverna: a Roma c’è un complotto. O meglio, un complotto per non far vincere nessuno. Per regalare Roma senza combattere e poi sedersi nell’angolo, a puntare il dito. Tutti hanno fatto il proprio dovere e presentato un candidato, niente di meno e niente di più. Ma è anche vero che Roma merita una bella battaglia tra titani, e non una partita a rimpiattino.

Forse ha ragione Paola Taverna: a Roma c’è un complotto per far vincere il Movimento Cinque Stelle. O meglio, un complotto per non far vincere nessuno. Per regalare Roma senza combattere e poi sedersi nell’angolo, a puntare il dito. Se così non fosse, sarebbe davvero difficile spiegare le scelte ruzzolanti di destra e sinistra. È vero che Roma è un viluppo insolvibile di responsabilità e debiti. Ed è vero che né l’una né gli altri impedirebbero ai riflettori di incolpare lo sfortunato – si fa per dire – neosindaco. Sappiamo bene che accusare la cattiva gestione precedente, anche quando vero, si è sempre dimostrato fallimentare: gli elettori hanno la memoria corta. Ma è anche vero, e forse più vero, che Roma merita una bella battaglia tra titani, e non una partita a rimpiattino.

Tutti hanno fatto il proprio dovere e presentato un candidato, niente di meno e niente di più. In fondo, se le cose rimanessero come sono, nessuno potrebbe accusare nessun altro. L’avvocatessa Virginia Raggi non potrebbe mai essere criminalizzata per la sconfitta del M5S. È giovane, è donna, è vittima di un complotto accusatorio. Lei non ne ha colpa.  E in fondo, se Giachetti o Morassut non vincessero il Campidoglio, la responsabilità non sarebbe di Renzi. Saranno gli elettori, con le primarie, che avranno scelto l’uno o l’altro. Anche Marchini rappresenta una possibilità sfumata per la destra. E così si arriva a Bertolaso, che non si può certo incolpare per essersi preso la grana. Ecco cos’è diventata Roma: non più un terreno di conquista, da portare all’occhiello. Una bega da risolvere, di cui tutti farebbero volentieri a meno.

Per questo la campagna inizia all’insegna degli scivoloni. Oltre alle ipotesi di complotto della Taverna, la sua imitazione fatta dal Presidente del Consiglio in un estroso accento romano. Fino ad arrivare alle dichiarazioni di Bertolaso, il quale promette di togliere dalla capitale tutti i cassonetti dell’immondizia, così da non permettere ai rom di rovistarci dentro. Che sarebbe come dire: eliminiamo le tasse, così non ci saranno più evasori. Oppure distruggiamo tutti gli appartamenti, così nessuno potrà più svaligiarli. Insomma, un carosello tra il ridicolo e il demoralizzante.

Oltre a questa sindrome diffusa da harakiri, traspare lampante un caos generalizzato. Tra gli altri candidati in corsa per il centrosinistra compare la venticinquenne Chiara Ferraro, una ragazza affetta da autismo che gioca le sue carte, nonostante il mancato raggiungimento delle firme necessarie. Per i Verdi si schiera Gianfranco Mascia che si presenta con lo spot elettorale “Mascia e Orso”. Divertente, affiancato da un orsetto di peluche nella parodia del fortunato cartone per piccolissimi. Per lo meno qui l’intento ilare è dichiarato.

Ma se sicuramente la gestione di Roma non è cosa da sbrogliare nei week end, è anche vero che non si corre solo quando si ha la certezza di trionfare. Se fare politica fosse solo conquistare successi, basterebbe fuggire del tutto dalle responsabilità, e lasciare la capitale al candidato più sprovveduto. Ma anche se nessuno vuole governare Roma, qualcuno dovrà più farlo. Allora tanto vale rimboccarsi le maniche e correre per vincere. Nessun complotto, nessuna macchinazione, nessuna paura di linciaggi o defenestrazioni, solamente senso del dovere. .

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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