Il 9 maggio è (anche) la festa dell’Europa

09/05/2013 di Federico Nascimben

I principali quotidiani e notiziari praticamente non ne hanno dato notizia, gli italiani (e non solo) che sono a conoscenza di questa ricorrenza sono una netta minoranza, ma oggi si celebra la festa dell’Europa.

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Uno dei manifesti utilizzati per la festa dell’Europa.

Il perché di una festa – Il 9 maggio 1950, 63 anni fa, avvenne la famosa “dichiarazione Schuman”, che diede di fatto avvio al processo di integrazione europea. Il testo di quel discorso venne però redatto principalmente da Jean Monnet – un altro dei grandi padri fondatori dell’Europa -, la cui idea di base si può riassumere prendendo in prestito le parole che egli pronunciò ad Algeri nel 1943, dopo essere divenuto membro del Comitato di Liberazione Nazionale: “Non ci sarà mai pace in Europa se gli stati si ricostituiranno su una base di sovranità nazionale… [ciò] presuppone che gli stati d’Europa formino una federazione o una entità europea che ne faccia una comune unità economica”. Allora, com’è noto, i Paesi che formano l’attuale UE stavano faticosamente cercando di uscire da una situazione disastrosa, causata dai nefasti lasciti della seconda guerra mondiale. Per evitare il ripetersi di tutto questo, l’idea di questi statisti illuminati, era quella di rifondare l’Europa proprio a partire da uno dei più antichi oggetti del contendere fra Francia e Germania: il carbone e l’acciaio, prodotti soprattutto in Alsazia e Lorena, storiche regioni di confine tra i due Paesi. E chi se non Schuman – il cui padre era loreno, di nascita francese ma di lingua e cittadinanza tedesca – avrebbe potuto pronunciare un discorso di tale prospettiva? Già l’anno seguente, nel 1951, si diede avvio a Parigi alla Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) che comprendeva, oltre a Belgio, Olanda, Lussemburgo e Italia, proprio i due eterni rivali: Francia e Germania, dando così formalmente avvio a quella che diventerà poi l’Unione Europea.

L’Europa di oggi e i suoi problemi – L’essere partiti dall’integrazione economica, nell’idea di Schuman e Monnet, era solo un “pretesto” per arrivare all’integrazione politica, in vista della creazione di una vera e propria Europa federale. Ebbene, com’è sotto gli occhi di tutti, ancora oggi – 2013, che tra le altre cose è anche l’anno europeo dei cittadini – il raggiungimento di tale obbiettivo appare molto lontano: se da una parte con Maastricht (entrato in vigore nel 1993) è stato dato avvio all’unione economica e monetaria (UEM), anche dopo la firma del Trattato di Lisbona (entrato in vigore nel 2009), l’unione politica è ben lungi dall’essere raggiunta. Se, quindi, da una parte l’acuirsi della crisi economica, a cui dal 2009 si è aggiunta quella dei debiti sovrani, non ha giovato nell’immaginario collettivo della percezione dell’UE; dall’altra, la titubanza e la reticenza nell’andare avanti con forza nel senso di una vera integrazione politica, hanno contribuito notevolmente allo stallo in cui ci troviamo.

Nell’insieme, non si è ancora riusciti a creare quel melting pot che contraddistingue una società che ha una cultura, una storia e una tradizione ben diversa (e lontana) dalla nostra, com’è quella americana, ma a cui molti oggi guardano. Anche se è bene ricordare che già prima di Schuman e Monnet, due italiani, Spinelli e Rossi, al confino a Ventotene negli anni quaranta, scrissero lì il loro Manifesto che, fra le altre cose, si ispirava a quel federalismo di stampo hamiltoniano che rappresenta la genesi della forma di Stato americana.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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