#ijf14, un Festival di domande

05/05/2014 di Eleonora Pintore

IJF 2014

Cinque giorni, tredici sale, le colline intorno: così il festival Internazionale del Giornalismo si apre ai curiosi, in un andirivieni concitato, studenti, professionisti e soprattutto appassionati girano per una Perugia tirata a lucido; uno sconvolgimento di ruoli, la stampa per la stampa, l’intervistato per l’intervistatore. L’ijf14 èl’ottava edizione di un evento nato da Arianna Ciccone e Cristopher Potter per portare al centro della scena pubblica un dibattito interattivo sul giornalismo in mutamento, la libertàdi stampa, l’informazione e la democrazia.

Nato dal basso e modellato dagli utenti, il festival non ha ne’comitato scientifico ne’direttore artistico: il festival è una community di idee. Basato sullo scambio, i giornalisti che fanno scuola non negano suggerimenti a nessuno, davanti alla platea o con una stretta di mano ci si ritrova trasportati in un fiume di piccole eccitazioni e consigli. Siamo tanti qui a Perugia, e del giornalismo vengono fuori anche i mostri d’oggi: aule gremite di talenti, quanti di voi sono giornalisti? Metà. Contratti? “Nessuno“. I suggerimenti si dividono tra gavetta e scuola di giornalismo.

IJF 2014Un giornale è un prodotto commerciale o un servizio pubblico? Entrambi, un buon servizio di informazione, se ignorato dal lettore, èu n servizio fallito. Si apre con questa domanda il Keynote speech di Luca Sofri, incontro provocatorio e divertito sui grandi cambiamenti del giornalismo di oggi. Non è più possibile distinguere tra aggregatore e produttore di notizie, e spesso Twitter sostituisce di fatto le agenzie stampa, in una corsa concitata a chi per primo riesca a lanciare l’ultima breaking news. Tra le difficoltà delle grandi testate i tradizionali status quo dell’informazione vengono stravolti: ma il papato dell’informazione, la direzione dei grandi colossi della stampa, è forse diventato un ruolo scomodo più che di prestigioso? Il solo dubbio èindicativo di quanto questo mondo sia cambiato negli ultimi vent’anni. Nonostante i grandi stravolgimenti, conta ancora la scrittura in un giornale? La scrittura nei quotidiani italiani è, allo stesso tempo, artificiosa e trasandata: si sono schematizzate delle formule espressive che hanno lentamente perso significato, restando al lettore solamente irritanti. Le parole hanno un peso ed un significato specifico, ognuna merita una scelta accurata: chi scrive sbrigativamente racconta un realtàsbrigativa. E la chiusura? Generazioni di giornalisti hanno passato gran parte della loro carriera alla ricerca della chiusura efficace, che avesse “effetto”, tagliando parti vitali della notizia. E’ inutile, “un articolo è finito quando ho finito le cose da dire”.

L’intervento del direttore del Post èstato uno dei tanti a riempire le giornate perugine: Beppe Severgnini, Marco Travaglio, Zoro, Paolo Mieli, Laura Boldrini sono solo alcuni dei nomi di questa edizione. Le giornate a Perugia, oltre ad un approfondimento tecnico sui cambiamenti della professione, sono un ottimo allenamento mentale alla differenza e alla complessità: se la televisione fornisce allo spettatore un informazione semplice e pulita, chiaramente nera o bianca, le conferenze del Festival sono le palestre dei dubbi, dove esercitare le proprie riflessioni. Anche quest’anno il Festival Internazionale di Giornalismo si conferma l’appuntamento più stimolante dell’anno, un contatto ragionato con l’importanza dell’informazione.

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Eleonora Pintore

Nasce a Sassari nel 1993. Nella sua città si diploma al Liceo Classico “Azuni”, si trasferisce a Roma per gli studi universitari. Grande appassionata di politica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli.
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