Igienismo e veganismo: siamo vittime di un gigantesco complotto?

30/01/2015 di Ginevra Montanari

Negli ultimi due decenni, il dibattito sull'igienismo e il veganismo si è ritagliato uno spazio sempre più grande. Alla base di tutto l'idea che l'uomo non sia nato per mangiare carne. Ma la scienza medica smentisce, e sottolinea diverse false credenze e presunti miti

Veganismo e Igienismo

Siamo quello che mangiamo. E la salute dipende in gran parte dal cibo che portiamo alla bocca; non solo per prevenire sintomi problematici, ma anche per curare e risolvere condizioni spiacevoli. Siamo i primi medici di noi stessi, e spesso ci ammaliamo più o meno gravemente proprio a causa di una dieta a dir poco velenosa.

Negli ultimi anni si è parlato tantissimo di vegetarianismo, cottura conservativa e dieta vegan-crudista. Ma regna ancora molta confusione, e disinformazione, riguardo la fantomatica dieta ideale. Spesso si pensa che l’estremismo scaturisca da scelte etiche e sentimentali, che con la salute hanno poco a che vedere. Se, da una parte, i medici raccomandano una dieta sempre varia, che contenga un po’ di tutto, contestando diete carenti delle giuste proteine, dall’altra ce ne sono altri – tra cui studiosi e ricercatori, una fetta comunque minoritaria – che cercano di portare avanti la causa igienista.

In sintesi, mentre la medicina moderna ha come principio base la paura della malattia, la crociata a virus e batteri, e quindi l’utilizzo di medicine, vaccini, interventi e pillole integrative atte a guarire, l’igienismo si batte per il rispetto della malattia: sintomo e non causa dei mali fisici, va rispettata e guidata nel suo processo naturale, debellando allo stesso tempo la causa del sintomo in questione; per l’igienismo non esistono guarigioni ma solo auto-guarigioni, e l’insegnamento promosso e praticato è tutto volto a mettere il corpo (la forza innata naturale chiamata sistema immunitario) nelle migliori condizioni per auto-guarire.

Al centro dell’alimentazione igienista troviamo soprattutto la frutta, la verdura, e pochi carboidrati integrali, con una percentuale minima di cibi cotti – in modo rigorosamente conservativo – e prediligendo quindi la cottura a vapore. La carne animale e i suoi derivati – senza contare cibi spazzatura, chimici o congelati, che senza dubbio di salutare hanno ben poco – sono considerati dagli igienisti acerrimi nemici della salute, poiché impediscono al corpo e al sistema immunitario, con le tossine che rilasciano e ristagnano nell’organismo, di funzionare in maniera ottimale. Ma se tutto questo è vero, per quale motivo si continua a raccomandare di mangiare proteine, di bere latte, di consumare pesce, uova e pasticche vitaminiche? Quali le prove e quali i parametri per dire che i vegani vivono di più e meglio, come si sente spesso affermare?

Valdo Vaccaro, considerato uno dei massimi esperti di igienismo in Italia – spiega come l’uomo non sarebbe in realtà onnivoro: “La carne non è cibo per l’uomo, né lo sono le proteine animali. La carne è un sovvertitore dell’organismo umano. Gli effetti collaterali sono gli allungamenti digestivi – servono quaranta ore per smaltire le proteine, anche le più controllate – l’acidificazione del sistema, le carenze mineral-vitaminiche, l’addensamento del sangue, le infiammazioni degli organi, l’ipertrofia del fegato, le insufficienze epatiche, pancreatiche, renali ed intestinali, l’obesità, e i tumori. la lunghezza del tubo intestinale (dieci/dodici volte il tronco, e non tre volte il tronco, come negli onnivori), un intestino adatto ai semi, alle erbe, dove la trasgressione carnea porta a putrefazioni e a produzione di ptomaine e leucomaine tossiche, non è certamente adatto alla carne; […]il latte materno è quello che in assoluto contiene il minor tasso di proteine al mondo, e va per altro assunto solo i primi mesi di vita; ultimo argomento, il sangue alcalino al punto 7.30-7.50, dimostrativa della fruttarianeità dell’uomo. Carnivori e onnivori hanno sangue acido a vari livelli di pH sotto il punto 7.00.”

Gli studiosi che portano avanti la causa vegana, parlano sempre di quello che dovrebbe essere il più grande esperimento sulla salute della storia: Cambridge 2000. Trovare una fonte ufficiale a riguardo è in realtà ardua impresa, un insabbiamento, gridano i vegani. Lo studio sarebbe stato condotto all’università di Cambridge dalle dottoresse Jay Lee Khaw ed Aisla Welch su ventimila soggetti inglesi, consegnando un risultato sorprendente: con cinque pasti di sola frutta al giorno (assunti continuativamente e rigorosamente a stomaco vuoto), ovvero con una massimizzazione di vitamina C naturale e di acqua biologica, si schivano del tutto cardiopatie e cancro, i due maggiori killer mondiali, nonché malattie intermedie quali diabete, obesità, dialisi e via dicendo. C’è stato poi un secondo studio partito sempre nel 2000, uno studio italo-svedese: realizzato in Svezia, nel Karolinska Institute di Stoccolma, e diretto dal dottor Andrea Bellavia, con Susanna C. Larsson, Matteo Bottai, Alicja Wolk e Nicola Orsini. Conclusosi nel 2012 su 71.706 Soggetti di età compresa tra 45-83 anni, chi ha assunto cinque porzioni di frutta e verdura al giorno è sopravvissuto tre anni di più, con un Tasso di Mortalità bassissimo; chi ha invece assunto meno di cinque porzioni al giorno, ha registrato una sopravvivenza progressivamente più breve e tassi di mortalità più elevati.

Un altro recente test, chiamato The China Study (con 8000 relazioni e statistiche relative al rapporto cibo-malattia), avrebbe rafforzato enormemente la tesi vegana, provando che chi non tocca proteine animali soffre significativamente meno di cancro, cardiopatie e malattie degenerative del fegato, dei reni e dell’intestino.

Ma è veramente così? The China Study è “uno studio propagandato dai vegani ma che è assolutamente superato; va contro tantissimi altri studi condotti nel mondo. È uno contro tutti, un pazzo che va contromano in autostrada”, afferma Andrea Ghiselli, medico nutrizionista e dirigente ricercatore dell’Inran; lo studio in questione, che è anche un libro di indubbia fama, è considerato non attendibile dalla scienza ufficiale. Il consumo di latte, che secondo il China Study sarebbe responsabile dell’insorgenza di tumori per colpa della caseina, “è invece ufficialmente riconosciuto come un fattore protettivo verso le più importanti malattie cardiovascolari, il diabete, l’ipertensione e molti tipi di tumore”. Secondo Ghiselli, il lavoro svolto da Colin Campbell, ha avuto successo semplicemente perché ha interpretato quello che vegani e vegetariani volevano sentirsi dire. “Lo studio non ha corrispondenza con la realtà. Campbell ha condotto ad esempio esperimenti in vitro, ha messo la caseina in provetta e ha visto che le cellule di un particolare tipo di tumore stavano meglio: ma certo, la caseina ha fornito loro del cibo, ma sarebbe successa la stessa cosa con qualsiasi altro tipo di nutriente.” Per la medicina moderna serve un’alimentazione povera in quantità e ricca in qualità che includa cibi di origine animale, anche se in modo limitato. È l’eccesso di calorie a uccidere e far male, in particolare l’eccesso di zuccheri e grassi, non il latte o i derivati animali, se assunti con moderazione. “Quel che serve – in definitiva – non è un’alimentazione vegana, ma un’alimentazione moderata e ricca di vegetali, rispetto ai troppi eccessi della dieta moderna.”

E non solo, molte delle tesi vegane sarebbero, per la medicina e la scienza moderna, veri e propri miti. Ad esempio i primi sostengono la vitamina B-12 – fondamentale per prevenire danni al sistema nervoso, o addririttura l’anemia perniciosa – possa essere assunta da fonti vegetali, affermazione puntualmente smentita dalla medicina. Lo stesso varrebbe per la vitamina A. È vero che le piante contengono beta-carotene, che può essere convertito proprio in questa vitamina ma, oltre ad avere proporzioni svantaggiose, tale trasformazione può avvenire solo in presenza di sali biliari, e quindi solo se ingerita con grassi. Elementi che smentirebbero in toto la tesi di una razza umana non predisposta ad essere erbivora, idea ulteriormente contrastata dalla presenza di acido cloridrico nel nostro stomaco, non presente in nessun animale erbivoro, così come le esecrezioni del pancreas di diversi enzimi digestivi per gestire diverse tipologie di cibo. Insomma, l’uomo sarebbe tutto tranne che non predisposto a mangiare carne. Ovvio, l’alimentazione, a detta medica, deve essere variegata e bilanciata, e molti problemi derivano, ad esempio, da un abuso di fonti di nutrizione animali, piuttosto che da una non predisposizione umana al loro recepimento. E voi, cosa ne pensate?

The following two tabs change content below.

Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
blog comments powered by Disqus