Identità, valori, esteri. Generazione Telemaco e semestre europeo nell’idea di Renzi

02/07/2014 di Andrea Viscardi

Discorso di insediamento semestre europeo

“Che cos’è oggi il dibattito sulla politica europea dopo la crisi che tutti abbiamo vissuto e che stiamo vivendo? Se oggi l’Europa facesse un selfie, emergerebbe il volto della stanchezza, in alcuni casi della rassegnazione“. Così esordisce Matteo Renzi nel discorso di inaugurazione del semestre europeo. Un discorso, come vedremo, che accenna solo marginalmente alla dimensione economica, lasciando in disparte il merito della questione e attirando a sè dure critiche dall’opposizione. Il premier, utilizzando le parole chiave coraggio e identità e valori, ha focalizzato l’attenzione su temi dimenticati o passati in secondo piano durante gli ultimi anni: coesione sociale, identità, retaggio culturale, politica estera. Utilizzando un linguaggio innovativo, quasi a portare profumo di una rottamazione – seppur limitata, per lo più, ai modi piuttosto che ai personaggi – anche in Europa.

Il primo degli argomenti affrontati verte su una dimensione identitaria e unitaria dell’Europa. “Noi sosteniamo che la grande sfida dell’Italia del semestre europeo sia ritrovare l’anima dell’Europa, il senso profondo del nostro stare insieme. Se dobbiamo unire le nostre burocrazie vi garantisco che a noi basta la nostra. O c’è un’identità profonda da recuperare insieme, oppure perdiamo”. Per Matteo Renzi la chiave di volta per rilanciare l’Unione è il riscoprire l’unitarietà degli stati del continente, affermare l’identità dei valori europei ma anche essere consapevoli che Europa vuol dire responsabilità. L’Europa, ribadisce più volte, non è solo una questione economica o burocratica, è prima di tutto un’idea, una comunione di valori, che se non recuperati sancirebbero un futuro caratterizzato da una parola: sconfitta.

Europa e Semestre EuropeoIl premier presenta poi l’Italia sotto una nuova chiave. Roma è pronta ad impegnarsi nel semestre europeo con coraggio e propositività, in un’Europa nuova, più collaborativa e coesa: “Qui rappresento un Paese fondatore dell’Unione Europea che continua ogni anno a dare un contributo importante alle istituzioni europee. Siamo tra quelli che danno più di quel che prendono, e ne siamo orgogliosi. Perché non è solo la questione economica che conta. […]”. Prosegue quindi ricordando come il PD sia stato il partito più votato in Europa avendo come uno dei cardini della propria campagna politica la responsabilità di dover riformare un Paese che è in difficoltà perché necessità di cambiamenti interni, non un Paese in crisi per colpa di Bruxelles. “Sappiamo che prima di tutto dobbiamo chiedere a noi la forza di cambiare, se vogliamo essere credibili. L’Italia non viene qui per chiedere all’Europa i cambiamenti che non è in grado di fare, viene qui per dire che lei per prima ha voglia di cambiare. […] E’ chiaro allora che la discussione non si riduce alla richiesta di alcuni paesi di cambiare le regole.”

Il Premier però compie un ribaltamento totale della questione, ricordando come le regole non vadano rispettate solo ed esclusivamente da un punto di vista dell’Austerity o delle regole di bilancio: “Noi siamo i primi a dire che vengano rispettati gli accordi. Però diciamo che rispetta le regole chi si ricorda che abbiamo firmato un patto di stabilità di e crescita. La richiesta di avere la crescita come elemento fondamentale della politica europea serve all’Europa, non all’Italia. Senza crescita non c’è futuro. Non chiediamo in questo semestre un giudizio sul passato, ci interessa di cominciare il futuro. Subito.”

Un’Europa più semplice, più unita, più coesa nelle differenze. Questa l’idea che viene espressa, lasciando spazio anche ad un chiaro segnale verso il Regno Unito e chi, a Bruxelles, sarebbe pronto ad ampliare la spaccatura con Londra. ” Se in questa smart Europe saremo a fianco anche con chiare idee politiche e diverse, questo sarà un fatto positivo. Un’Europa senza il Regno Unito non sarebbe meno ricca, ma sarebbe meno Europa, meno se stessa.”

Ecco, poi, l’ultimo punto, quello più sorprendente se considerata la strada dei passati semestri. Quello della politica estera. Con eloquenza, il leader del Partito Democratico è partito dal discorso dell’Europa come frontiera, toccando poi la questione dell’emergenza sbarchi nel sud Italia. Senza però fare appelli eclatanti per un impegno maggiore da parte di Bruxelles. Almeno non direttamente, ma estendendo la questione ad un maggiore interventismo in politica estera e ad una maggiore forza nel salvaguardare i valori e le eredità culturali europee. “Bisogna rovesciare l’approccio, l’Africa deve vedere un protagonismo dell’Europa maggiore nella dimensione umana. Voi rappresentate quale grande responsabilità un fare di civiltà, la civilizzazione della globalizzazione.” Quindi prosegue, dimenticandosi, forse colpevolmente della situazione dei marò italiani: “Se di fronte ad una donna ferma da quattro anni in un carcere in Pakistan perché cristiana, o se davanti alla situazione delle ragazza rapite perché studenti e l’Europa non si indigna, noi non stiamo perseguendo il nostro destino. Non possiamo definirci degni della grande responsabilità che abbiamo, non andremo da nessuna parte e perderemo la nostra dignità”. Spazio anche per affrontare la questione Ucraina e dell’allargamento dell’Unione ad Est. “L’Italia vuole vivere in questo semestre immergendosi, voce su politica estera, in una cornice in cui diciamo con forza che non si può non affrontare la voce che chiede libertà ed Europa, proveniente dall’ucraina e dall’est, e contemporaneamente vogliamo dire con grande decisione che non si costruisce un’Europa contro il nostro maggiore vicino.

Fortissima anche la posizione nei confronti della questione israelo-palestinese. Renzi ha infatti – pur riconoscendo il diritto ad una patria per i palestinesi – difeso il diritto di esistenza e di difesa di Israele. “Non possiamo essere ciechi innanzi a ciò che succede in medio oriente, l’Europa può e deve fare di più per affermare il diritto alla patria del popolo palestinese ma anche il dovere di esistere di Israele.”

Siamo innanzi ad una nuova generazione, ha concluso con forza il Premier, quella dei Telemaco, quella di chi non può più aspettare ma deve prendere le redini del comando e fare la sua parte. “Qui non c’è un’Italia che chiede scociatoie, qui c’è un’Italia che offre la disponibilità a fare la propria parte con orgoglio”.

Ora, però, inizia la parte più difficile per Matteo Renzi, nuovo esponente forte dei socialdemocratici: convincere la Merkel a perseguire, almeno in parte, la strada tracciata oggi. Un compito a detta di molti arduo, anche visto un dettaglio da molti tralasciato: Germania caput europae, si potrebbe infatti affermare. Almeno dal punto di vista delle cariche, se è vero che la maggioranza dei ruoli istituzionali sono occupati da uomini di Berlino. Il segnale del cambiamento, e la predisposizione della cancelliera ad una maggiore flessibilità, appare, ad oggi, ancora lontano. E l’Italia sembrerebbe aver sforato i parametri di bilancio di circa 9 miliardi.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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