Identità europea ai tempi degli euroscettici

14/01/2016 di Edoardo Berretta

Cala il sentimento di appartenenza, Ue al minimo della popolarità in Italia

Europa

Un Europeo su tre non si riconosce come cittadino dell’Unione. Lo riporta l’ultimo Eurobarometro pubblicato lo scorso dicembre. La media dei cittadini europei che si riconoscono in questa definizione scende dal 67 al 63% in pochi mesi (primavera 2015). Ancora più drastici i dati che riguardano l’Italia, dove ormai solo il 49% della popolazione riconosce per se stessa la doppia cittadinanza, italiana ed europea (peggio di noi solo la Bulgaria, al 47%). Dato ancor più significativo se si pensa che il nostro paese è al centro del processo di integrazione europea dai tempi della CECA.

È crisi della cittadinanza, della cultura e dei valori incarnati dell’europa stessa. Una decadenza che sicuramente trova in parte una spiegazione nella crisi politica che vive l’Unione Europea, ma che allo stesso tempo esprime un malessere esagerato che dovrebbe essere un problema prioritario per la Commissione Junker. La possibilità di un’evoluzione o di una nascita dell’Europa politica, infatti, passa proprio attraverso l’affermazione dell’esistenza di un demos europeo, prima ancora che dalle riforme istituzionali per la governance del continente.

Perdiamo frequentemente di vista l’omogeneità che ha caratterizzato i popoli europei già dai tempi dell’impero romano, finendo per dare per scontata l’identità culturale che rende L’UE qualcosa di più di vincoli, regole e direttive. Eppure questa diffidenza va in controtendenza con quello che dovrebbe essere il processo storico pensato dai padri fondatori. Non saremmo dovuti essere noi la generazione Erasmus destinata a realizzare il sogno europeo immaginato dai nostri padri? È qui che l’analisi si fa controversa, perché in realtà i dati ci dicono ancora di si. Lo stesso eurobarometro ci rivela, infatti, che il progetto erasmus è ritenuto dai cittadini dell’unione come il quarto maggior successo raggiunto dalla UE, dopo la pace, il trattato di Schengen e l’unione monetaria.

Dobbiamo allora decidere, cosa vogliamo fare da grandi della nostra Europa? Sarebbe il caso una risposta la iniziasse a dare anche la nostra classe politica, ormai divisa in due categorie: chi l’europa la vorrebbe demolire e chi, invece, nascondendo le proprie debolezze dietro a Bruxelles, la demolisce ancora di più. Il risultato in Italia è un’europa impopolare, come forse mai prima. Siamo tutti sicuri che un italia senza Europa e un’Europa senza italia sia ciò che desideriamo?

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